Un tetto per i profughi

L'organismo ecclesiale è in prima fila per accogliere e sostenere l'integrazione di rifugiati da Siria, Iraq, Ucraina e altri Paesi

Il numero di migranti di tutto il mondo è in costante aumento, arrivando a quasi 300 milioni di persone all’anno che decidono di lasciare il loro Paese natale per vari motivi. Il 2014 vanta il triste primato del numero di rifugiati che sono stati costretti a lasciare le loro case a causa di conflitti bellici. Oltre 50 milioni di persone non hanno avuto altra scelta che fuggire a causa della difficile situazione in Siria, Iraq, Afghanistan, Sudan e altri Stati africani, e di recente anche in Ucraina. Alcuni di loro hanno cercato aiuto anche in Slovacchia, e l’ufficio nazionale della Caritas è stato il loro principale partner e sostenitore nella ricerca di una nuova casa.

Accoglienza e integrazione. “Nel 2014 abbiamo avuto profughi provenienti soprattutto da Siria e Iraq. Il conflitto in corso in Siria ha costretto quasi 2,5 milioni di persone a lasciare le proprie abitazioni. Anche se molti di questi rifugiati si sono rivolti ai Paesi vicini come il Libano, la Turchia e la Giordania per trovare aiuto, alcune decine di persone hanno affrontato un viaggio molto più lungo e sono arrivate in Slovacchia”, spiega Jozef Kakos, project manager di Caritas Slovacchia. Secondo quanto spiega a Sir Europa, lo scorso anno questo Paese nel cuore dell’Europa ha offerto ospitalità anche a rifugiati provenienti da Iraq, Afghanistan, Somalia e Ucraina. “Dopo diverse settimane trascorse in un campo speciale, i rifugiati ottengono un permesso di soggiorno per poter vivere in Slovacchia. Da lì ha inizio la loro integrazione nella nostra società”, aggiunge Kakos. Lo scorso aprile, Caritas Slovacchia ha avviato un progetto dal titolo Raphael e da allora ha aiutato più di 500 casi, fornendo consulenza in vari settori. “Questo progetto ha lo scopo di sostenere i rifugiati che vivono nelle aree di Bratislava, Trnava, Nitra e Trencin, nella Slovacchia occidentale, e copre tutte le loro esigenze di base. Abbiamo un ufficio a Bratislava, dove forniamo un servizio di consulenza sociale, legale e psicologica ai rifugiati provenienti da Paesi in via di sviluppo”. Oltre 50 persone provenienti da Siria, Afghanistan, Iraq e Somalia stanno attualmente partecipando a un corso di lingua slovacca, dato che averne almeno una conoscenza di base è una delle condizioni in vista dell’integrazione nella società. “Cerchiamo di aiutare i migranti a superare il periodo più difficile dopo il loro arrivo, sostenendo i loro sforzi per conoscere la nostra cultura e diventare membri validi della nostra società. Ci focalizziamo sulle loro esigenze, indipendentemente dalla loro origine etnica o credo religioso”, sostiene Radovan Gumulak, segretario generale di Caritas Slovacchia.

I piccoli migranti. Oltre al progetto Raphael, la cui edizione pilota si concluderà a marzo 2015, c’è il riuscito programma Bakhita, già operativo da quattro anni, che ha come target i minori che lasciano il loro Paese d’origine e arrivano in Slovacchia senza genitori o alcuna guida adulta. “Ci concentriamo principalmente sul loro sviluppo psico-sociale ottimale e sul loro adattamento al nuovo ambiente. I piccoli migranti sono collocati in un istituto speciale a Medzilaborce, dove un’équipe di esperti in psicologia, sociologia ed educazione cerca di alleviare le loro esperienze spesso tragiche”, afferma Andrea Bobokova, coordinatrice del progetto, sottolineando la “grande differenza” tra adulti e bambini per quanto riguarda la capacità di affrontare le situazioni critiche negative. “Molti dei nostri piccoli migranti non hanno più di cinque anni. I combattimenti e le uccisioni a cui hanno assistito prima di lasciare la loro casa hanno causato in loro ferite inimmaginabili, rendendoli molto fragili e sensibili di fronte alle difficoltà di ogni genere. Spesso spendiamo mesi, o anche anni, lavorando sulla loro cattiva condizione psicologica”, sostiene Bobokova.

“Amare chi è emarginato”. Nel loro lavoro con i rifugiati, i dipendenti e i volontari della Caritas riflettono spesso sulle parole di Papa Francesco, scritte in occasione della 101ma Giornata mondiale dei migranti e dei rifugiati. “Il suo messaggio ha un significato molto profondo, tenendo conto che l’umanità sta sperimentando il fenomeno in rapida crescita delle migrazioni, in quanto molte persone sono costrette a lasciare le loro case perché le loro proprietà e le loro vite sono minacciate. Il Santo Padre ci invita ad amare i più emarginati, a scoprire Gesù Cristo nel volto dei migranti e dei rifugiati che arrivano nel nostro Paese alla ricerca di una casa migliore”, dichiara il segretario generale di Caritas Slovacchia, sottolineando che le parole “rispetto” e “solidarietà” debbono essere al centro di ogni servizio offerto a loro favore. Alcuni potrebbero vedere i migranti come una possibile “minaccia” per la pace, a causa delle recenti tensioni e degli eventi tragici che si sono prodotti in diversi Paesi: si tratta – secondo Radovan Gumulak – di un atteggiamento piuttosto comprensibile. Ciononostante, egli invita i cittadini della Slovacchia a dimostrare la loro ospitalità e ad avvicinarsi a ognuna di queste persone con amore cristiano e senza pregiudizi. Recentemente, una grande quantità di migranti è arrivata dall’Ucraina. “Proviamo un’intensa compassione per le mamme con bambini piccoli i cui mariti stanno combattendo in una guerra o hanno perso la vita. Ci sono così tante storie tristi e destini umani che meritano la nostra attenzione”, sostiene Gumulak, esprimendo la sua fiducia nella generosità degli slovacchi per poter raccogliere fondi per questo scopo e nella capacità dei collaboratori di offrire il loro sostegno a coloro che ne hanno più bisogno.

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