Atene deve guadagnarsi” “la solidarietà europea

La vittoria di Tsipras è stata netta. Ma ora il neo premier deve rispettare gli impegni internazionali e rimettere in moto il suo Paese

Così Alexis Tsipras, trionfatore alle elezioni elleniche con la sua creatura Syriza, ha giurato. A suo modo, senza cravatta, aggirando Bibbia e benedizione ortodossa, si è comunque fatto carico del futuro della Grecia, stringendo un’alleanza non convenzionale con la destra xenofoba di Anel. Il giovane neo premier sa di essere diventato l’emblema dell’anti-austerità e si erge ad alfiere dei popoli segnati dalla recessione e oppressi dalle regole e dal rigore di Eurolandia.
Tsipras in questi giorni è un trionfatore, ma forse pochi leader europei vorrebbero sedere sulla sua poltrona. Perché di lavoro ne avrà tanto da sbrigare, marciando sempre in salita, sospinto dalle attese del suo popolo e frenato dal giogo dell’immenso debito pubblico e dagli impegni internazionali da rispettare.
Del resto lo stesso Tsipras non può far finta di dimenticare la mano tesa dall’Europa quando la Grecia, governata da greci, si è sospinta fin sull’orlo della bancarotta. Dalla odiata troika sono giunti ad Atene aiuti per 240 miliardi (da restituire a interessi prossimi allo zero e in 40 anni), evitando al Paese la fame e la guerra civile. Ugualmente nessuno, Bruxelles compresa, può trascurare che l’austerità e le riforme (ancora da realizzare) chieste ad Atene hanno portato ai greci sofferenza, disoccupazione, salari e pensioni decurtati, minori servizi pubblici e tanta disperazione.
Ora Tsipras deve sfoderare tutta l’energia di cui è capace – e lo ha già dimostrato -, unita a coraggio e diplomazia. Deve rispettare i patti, riducendo debito e deficit e riformando il Paese (l’amministrazione pubblica, il fisco, il welfare, l’istruzione…), rilanciando la competitività economica. In taluni ambiti dovrà fare il contrario di quanto ha promesso in campagna elettorale, ma saprà certamente convincere i connazionali. Questo, almeno, è quanto si attende l’Europa: le istituzioni Ue, la Banca centrale, i governi dei Paesi membri, da Berlino a Parigi, da Madrid a Roma, fino a Dublino, Londra e agli Stati nordici.
L’Eurogruppo lo ha mandato a dire al capo di Syriza, i premier lo hanno lasciato intendere tra le righe dei telegrammi con i complimenti per la vittoria: la disponibilità ad ammorbidire il carico sulla Grecia ci sono, si posso ritoccare gli interessi e perfino diluire ancora i tempi di restituzione dei prestiti, ma non ci saranno tagli né tanto meno cancellazioni del debito che la Grecia ha contratto in questi anni. Per due ragioni: anzitutto perché ciò costituirebbe un pericoloso precedente; in secondo luogo – e soprattutto – perché significherebbe di fatto metter mano alle tasche dei cittadini degli altri Paesi europei creditori verso Atene.
Così il premier greco ha una strada stretta da percorrere, ma non per questo impraticabile. Dovrà, valigia alla mano, intraprendere un tour nelle capitali europee, prima di giungere al suo primo appuntamento ufficiale a Bruxelles, ossia il Consiglio europeo del 12 febbraio. Tenterà di convincere gli interlocutori ammorbidendo i toni, mostrandosi conciliante e pretendendo, questo sì, ascolto e ulteriore comprensione. Perché tenere la Grecia nell’euro e nell’Ue è una partita necessaria, per nulla impossibile, utile alla Grecia e all’Europa stessa; la quale deve confermare – secondo il principio di solidarietà che ne costituisce il Dna – che l’Ue è la casa di tutti gli europei.
Tsipras dunque potrebbe dare al suo Paese un nuovo grande obiettivo comune: cavalcando la ripresa economica, che comincia a intravvedersi in Grecia, la crisi può essere superata e, insieme, si può ripartire. Occorre lasciare alle spalle tutte le paure sventagliate, a destra quanto a sinistra, in campagna elettorale; è giunto il tempo di una nuova speranza condivisa e di un ritrovato senso di responsabilità.
In questo modo Tsipras e la Grecia potrebbero scoprire di avere tanti e tanti sostenitori in ogni angolo d’Europa. E il cammino dell’Ue potrebbe ripartire anche da Atene.

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