Accanto a chi tende la mano

All'organismo ecclesiale, rifondato dalla Conferenza episcopale nel 1990, è dedicato il 2015. Idee ed esperienze per rispondere ai nuovi bisogni

In Polonia il 2015 è l’anno della Caritas, rifondata dalla Conferenza episcopale nel 1990, dopo quarant’anni dallo scioglimento dell’organizzazione da parte del regime comunista. Oggi il 43% dei polacchi indica la Caritas come l’organizzazione alla quale con più fiducia affidare i fondi destinati alla beneficenza. Su scala nazionale le 44 Caritas diocesane impegnano oltre 100mila volontari che operano in 900 centri specializzati. Inoltre, gruppi Caritas sono attivi in 5mila parrocchie e in numerose scuole di vario grado. L’anno della Caritas è stato inaugurato da Papa Francesco domenica 14 dicembre con l’accensione della Candela di Natale e una speciale benedizione a “tutti coloro che riaffermano l’impegno di solidarietà” in Polonia.

Famiglia in primo piano. Nei 25 anni di attività della Caritas polacca “sono state distribuite dai volontari oltre 20 milioni di candele natalizie e quell’iniziativa ci ha permesso di aiutare quasi un milione di bambini”, sintetizza il direttore don Marian Subocz auspicando che “sempre più persone conoscano il lavoro della Caritas, rendendosi conto delle necessità di tanti bisognosi”. Nei prossimi 12 mesi la priorità dell’organizzazione ecclesiale è assegnata alla famiglia. “Rispondendo all’appello dei padri sinodali vogliamo accompagnare la famiglia, cercando delle soluzioni sistemiche per aiutare efficacemente quella che costituisce per ciascuno la prima scuola d’amore”, spiega il sacerdote, annunciando per il mese di ottobre una conferenza internazionale dedicata a questo tema.

Le diocesi in campo. I volontari della Caritas, che in un anno distribuiscono quasi 2 milioni di pasti caldi, si occupano dei senzatetto e dei senzalavoro, delle persone sole, dei disabili, di anziani e malati, delle famiglie e dei giovani. “Il cittadino medio apprende della Caritas quando i media danno risalto a una qualche iniziativa particolare. Non sempre però ci si rende conto di quell’attività quotidiana e silenziosa che consiste nel portare un aiuto concreto ai più bisognosi”, osserva monsignor Piotr Sawczuk, vescovo ausiliare della diocesi di Siedlce che, prima tra le diocesi polacche, il 15 gennaio scorso ha celebrato l’anniversario della Caritas presentando l’impegno a favore dei disabili e dei malati. Durante tutto l’anno le varie diocesi saranno impegnate ciascuna con delle iniziative specifiche e mirate in uno dei molteplici campi d’azione dell’organizzazione.

Senzatetto e malati terminali. “Non abbiamo potuto aiutare tutti coloro che avevano fame”, si rammarica il direttore della Caritas della diocesi di Opole, don Arnold Drechsler. “Per strada ci sono ancora molte persone povere e noi non abbiamo avuto mezzi sufficienti per aiutarle”, dice, sottolineando però che “queste persone non sono rimaste sole e anche se non siamo riusciti ad aiutarle a uscire dalla povertà, la nostra presenza, la nostra mano è stata per loro come una corda alla quale si potevano aggrappare”. A suo avviso nei prossimi anni la Caritas dovrebbe impegnarsi soprattutto in ambiti dove di solito mancano i mezzi: e cioè a favore dei senzatetto e dei malati terminali. “Ci sono molte organizzazioni che si dividono i soldi per realizzare varie iniziative, ma ci sono anche dei compiti per i quali i mezzi non si trovano mai; ed è lì che la Caritas dovrebbe impegnarsi prima di tutto”, afferma Drechler.

Oltre i confini nazionali. L’organizzazione diretta da don Subocz collabora con Caritas Europa e Caritas Internationalis. “Solo l’anno scorso abbiamo portato aiuti in Ucraina, a Gaza, in Irak, Siria, Libano, Giordania, Balcani, Filippine e in una ventina di altri luoghi”, elenca il presule, che a livello nazionale auspica una più efficace collaborazione con il Fondo di aiuti europei agli indigenti (Fead). “Bisogna tener presente che gli aiuti non possono essere distribuiti solo secondo il criterio del guadagno medio poiché i poveri sono molti di più e ci vogliono anche altri criteri”, osserva. Per la loro individuazione il sacerdote spera in una discussione “conforme al principio di sussidiarietà e che valorizzi l’esperienza dei volontari e dei parroci poiché sono loro che meglio di chiunque altro conoscono la situazione” degli indigenti.

Colmare le solitudini. “La povertà materiale nasconde spesso lo smarrimento della retta via”, ha affermato nei giorni scorsi, durante l’incontro con la Caritas diocesana, l’arcivescovo di Varsavia-Praga monsignor Henryk Hoser. “Coloro che chiedono aiuto hanno soprattutto bisogno di essere ascoltati – ha proseguito il vescovo -. La povertà più dolente spesso non è quella materiale. Molto spesso dietro una mancanza di mezzi di sostentamento si nasconde la dipendenza dall’alcol o una famiglia disgregata che sono risultato degli errori commessi e dello smarrimento della strada dello sviluppo umano e dell’allontanamento da Dio che fa perdere la speranza. Proprio per questo il compito più importante di coloro che portano aiuto è quello di colmare quella solitudine con un’affettuosa presenza”.

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