Varsavia, i bambini verso il Natale

In una delle parrocchie più grandi della capitale ci si prepara all'incontro con Gesù con varie iniziative. I più piccoli al centro dell'attenzione

Un giorno qualunque di dicembre, sei di mattina. Fa ancora buio. Per fortuna il freddo non è troppo pungente: appena tre gradi sotto zero e qualche fiocco di neve visibile alla luce dei lampioni che nella nebbia riescono a malapena a illuminare il marciapiede bagnato. Avvicinandosi alla chiesa di sant’Andrea Bobola, in uno dei quartieri centrali ed eleganti di Varsavia, sfilano i lumi portati dai bambini che nel periodo dell’Avvento, da lunedì a sabato, partecipano alla funzione mattutina. I più piccoli arrivano accompagnati dai genitori o dai nonni, quelli in età scolare più spesso da soli o in gruppo. “Sono circa un centinaio, ma ci sono dei giorni in cui ne arrivano 150. Dipende dal tempo e dal programma delle lezioni a scuola”, spiega ad Anna Kowalewska di Sir Europa padre Andrzej Splawski, gesuita, che dal 1972 cura la pastorale dei bambini e giovani della parrocchia.

Quando è nata questa proposta? E come si svolge?
“Da 12 anni per tutto il periodo dell’Avvento ai bambini e ai giovani che prima della scuola partecipano alle tradizionali Messe mattutine offriamo una piccola colazione e poi gli accompagniamo a scuola. I bambini sono contenti e i genitori tranquilli. Alla funzione celebrata secondo uno speciale programma pastorale partecipano soprattutto i ragazzi da 8 a 13 anni, ma anche alcuni più grandi che fanno i chierichetti e qualche adulto. Quest’anno il programma è centrato sulla comunità ecclesiale, sul significato comunitario della Chiesa e sull’importanza dei sacramenti”.

Ma non sono temi troppo complessi per i bambini?
“Il programma pastorale sottolinea la simbologia della luce. Proprio per questo si arriva in chiesa con il lumino. All’inizio dell’Avvento i bambini ricevono un quaderno per incollarvi un’immagine sacra ricevuta dalle suore alla fine della Messa. Hanno anche dei compiti da svolgere, legati al tema dell’omelia ascoltata durante le funzioni. Dopo la celebrazione, inoltre, c’è il sorteggio dei cuoricini con annotate le buone azioni compiute dai bambini per farne dono a Gesù. Il vincitore riceve per un giorno la figurina della Vergine Maria che può portare con sé a scuola e poi a casa e che va restituita il giorno successivo per essere affidata a un altro ragazzo”.

Quali sono di solito queste buone azioni?
“I bambini fanno delle cose molto diverse: aiutano la mamma o un altro bambino, vanno a fare una visita a una persona sola. Tante cose che riescono a escogitare per farne dono al Signore”.

Quanto è grande la parrocchia di cui da tanti anni è vicario?
“La nostra parrocchia è una delle più numerose a Varsavia. Il quartiere Mokotów secondo le stime conta quasi 17mila persone residenti. Ma gli abitanti sono molti di più poiché non tutti hanno qui la loro residenza anagrafica. La nostra parrocchia è divisa tra la parte con delle vecchie case abitate soprattutto da persone anziane, dove ci sono poche coppie giovani e pochi bambini, e la zona dove sorgono palazzi costruiti di recente, abitati soprattutto da giovani soli o da nuove coppie. E lì ci sono parecchi bambini. Sul territorio della parrocchia abbiamo due scuole: una grande e una più piccola, e poi il nostro collegio dei gesuiti e la facoltà teologica Bobolanum. Siccome al giorno d’oggi l’insegnamento della religione è compreso nel programma scolastico, in ogni scuola ci sono dei catechisti, alcuni anche nostri sacerdoti, che mantengono dei contatti con altri insegnanti e con i genitori, e anche dei catechisti laici e delle religiose. Ogni domenica alle otto funzioni assistono circa 5mila fedeli. Alla messa serale per studenti e universitari partecipano circa mille giovani, mentre a quella per bambini piccoli in età prescolare celebrata domenica alle 10.45 arrivano 200 persone fra cui oltre un centinaio di bambini”.

Quanti dei parrocchiani conosce personalmente?
“Di alcune famiglie conosco tre generazioni. Le tradizionali visite nelle case iniziano la prima domenica dell’Avvento e continuano praticamente fino alla Quaresima. L’anno scorso abbiamo calcolato che ad aprirci le porte è stato oltre il 30% delle famiglie”.

Catechismo e lezioni di religione a scuola. Quale la realtà?
“Fino alla prima comunione il 90% di bambini frequenta le lezioni del catechismo e partecipa alla vita della parrocchia, anche quei bambini che non sono stati battezzati. Dopo, però, inizia il lento deflusso. Quando nel 1972 celebravo la funzione per un centinaio di bambini in una piccola cappella delle suore orsoline avevo l’impressione di stare davanti a un campo di grano. In quel tempo, nonostante il regime comunista lo vietasse, la maggior parte dei bambini frequentava il catechismo. I bambini si trovavano bene in parrocchia, che era ben diversa dalla scuola. L’introduzione delle lezioni di catechismo a scuola hanno agevolato il contatto con la catechesi soprattutto nei piccoli centri dove i bambini spesso abitano lontano dalla loro chiesa parrocchiale mentre a scuola vengono portati con gli scuolabus. Ma nelle grandi città le lezioni di catechismo sono oggi considerate esattamente come tutte le altre. E i bambini, così come gli adolescenti, non amano molto la scuola…”.

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