Integrazione: le bugie di Pegida” “

Da ottobre a Dresda si diffonde un movimento spontaneo anti islamico. La Chiesa cattolica mette in guardia dal razzismo

Dresda, città nobile, città di cultura, città martire della seconda guerra mondiale, rasa al suolo nel 1945 dal cerchio di fuoco dei bombardieri Lancaster inglesi con decine di migliaia di morti. Dresda capitale della Sassonia, emblema della riunificazione tedesca, oggi assiste con preoccupazione, insieme con molta parte della popolazione tedesca, alle dure manifestazioni organizzate dal movimento Pegida – Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des Abendlandes, Europei patriottici contro l’islamizzazione dell’Occidente. Il Pegida compare sulla scena sociopolitica tedesca in questo recente autunno: da ottobre sono state organizzate a Dresda diverse manifestazioni. Grande uso dei social network, non esplicita identificazione politica e un plateale richiamo a una matrice ebraico-cristiana della cultura europea da difendere; richiesta di tolleranza zero contro i rifugiati, contro l’abuso dell’asilo per i profughi di guerra, contro le case ai poveri e agli “immigrati delinquenti”, e un totale rifiuto della cosiddetta “islamizzazione dell’Occidente”: tutto questo rende Pegida un elemento di impatto notevole. Steffen Zimmermann, desk manager del portale della Chiesa cattolica tedesca www.katolisch.de, ha espresso a Massimo Lavena per Sir Europa un’analisi e valutazioni sull’impatto del movimento sulla società tedesca.

Le manifestazioni di Pegida sono state molto commentate su media nazionali tedeschi, e molto criticate da più parti. Quali i punti di maggior negatività, e quanto Pegida può influenzare parti della società tedesca?
“Le manifestazioni di Pegida hanno spaventato molte persone in Germania. In esse si mostra un potenziale nazionalista e xenofobo che non si pensava esistesse in Germania in tali dimensioni. Certamente è chiaro che non tutti i manifestanti erano neonazisti e razzisti. Ma ciò che spaventa è proprio il fatto che molti ‘cittadini normali’ sostengano le tesi xenofobe di Pegida. Non è ancora chiaro come si evolveranno le manifestazioni di Pegida. Finora è stata registrata un’ulteriore crescita di partecipanti agli eventi settimanali a Dresda – l’ultima, settimana scorsa, ha visto la partecipazione di 15mila persone. È perciò molto importante che quante più persone in Germania prendano le distanze da Pegida. Proprio le Chiese cristiane, nei giorni scorsi, hanno dato segni incoraggianti al riguardo. Sempre più persone, anche vescovi, hanno preso posizione contro Pegida e hanno espresso la loro solidarietà nei confronti dei profughi”.

Un pensiero xenofobo e contrario al dialogo che si richiama a ipotetici ideali cristiani: come contrastare questa mistificazione?
“Una cosa è chiara: Pegida non ha niente a che fare con il cristianesimo e non può richiamarsi a valori cristiani. Certamente, i dimostranti di Pegida affermano di difendere il cristianesimo e l’Occidente cristiano, ma questo non è vero. I valori cristiani non si difendono dichiarando come indesiderate, o addirittura minacciando fisicamente, delle persone che vengono da noi come profughi e che hanno bisogno del nostro sostegno. Chi partecipa alle manifestazioni di Pegida commette peccato violando i valori cristiani più fondamentali dell’amore per il prossimo e della misericordia. Ciò è stato sottolineato nei giorni scorsi anche dall’arcivescovo di Bamberga, mons. Ludwig Schick, il quale ha affermato chiaramente che i cristiani non devono sostenere Pegida”.

Il mondo cattolico, le associazioni (Zdk, Caritas, Bdkj…) hanno fatto del dialogo un loro punto di forza: a che punto è il confronto per la comprensione reciproca con l’islam in Germania?
“Il rapporto della Chiesa cattolica tedesca con l’islam è buono e improntato al rispetto reciproco. Per la Chiesa cattolica è fondamentale al riguardo il documento conciliare ‘Nostra Aetate’, che viene visto dai musulmani ‘con grande rispetto’. Tra i cattolici e i musulmani tedeschi esiste un dialogo ricco e i rapporti diventano sempre più stretti anche a livello di singole comunità”.

Il processo di integrazione delle comunità islamiche in Germania non è iniziato oggi: gli emigrati turchi, iraniani, balcanici hanno raggiunto ormai la quarta generazione. Molti sono gli sportivi di fede musulmana che fanno parte delle squadre nazionali. Quanto il cammino di integrazione sta pagando alle attuali crisi internazionali e alla stessa Pegida?
“L’integrazione degli immigrati rappresenta ancora oggi una sfida. Nel complesso, la Germania ha ottenuto grandi risultati e compiuto significativi progressi negli ultimi anni. A tutti i livelli sono presenti proposte per gli immigrati: al contempo, per quanto riguarda le conoscenze linguistiche, nei confronti degli immigrati le aspettative sono maggiori. Tutte le misure portate avanti mirano a favorire l’integrazione. Da un punto di vista economico, la Germania è un Paese forte che ha sempre bisogno di immigrazione; pertanto deve avere l’obiettivo di essere una destinazione attraente per i migranti. Occorre attendere per capire quanto le manifestazioni di Pegida possano compromettere un buon livello di integrazione. Ma già ora è possibile notare che a livello internazionale, il movimento Pegida viene monitorato criticamente e con preoccupazione”.

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