Confronto serrato in emiciclo

La plenaria di Strasburgo si è concentrata sul piano di investimenti per la crescita, il programma della Commissione e la politica estera

La capacità del Parlamento europeo di costituire una sede di ampio confronto politico sui temi comunitari è pienamente confermata dalla sessione plenaria svoltasi dal 15 al 18 dicembre. Numerosi gli argomenti sui quali si sono misurati gli eurodeputati assieme ai rappresentanti della Commissione e del Consiglio Ue: dal piano di investimenti proposto dall’Esecutivo al bilancio 2015, dai fondi da destinare ai Paesi in difficoltà (disoccupazione, catastrofi naturali) agli aspetti più caldi della politica estera (Palestina, Turchia, Ucraina, diritti umani nel mondo, uso della tortura da parte della Cia, immigrazione…) e al sostegno a specifici settori economici (industria siderurgica in primis).

Commissione sotto esame. Una delle discussioni più serrate e tese in emiciclo ha riguardato la presentazione del programma di lavoro della Commissione per il 2015. Il presidente dell’Esecutivo, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, ha esordito affermando che i cittadini “vogliono un nuovo inizio”. “Le priorità per tutti sono la crescita e l’occupazione. Anche per questo la Commissione ha individuato” solo 23 nuovi progetti per il prossimo anno, concentrando le energie e le risorse europee, “lasciando agli Stati ciò che può essere di loro competenza”. Juncker insiste dunque sul principio di sussidiarietà. “Abbiamo esaminato 452 atti legislativi in itinere”, per poi decidere di ritirarne 83. Fra gli ambiti sui quali si concentrerà l’Esecutivo appare la fiscalità (tema scottante, vista la delicata e controversa posizione di Juncker sul caso LuxLeaks). Nei primi sei mesi del prossimo anno dovrebbero arrivare proposte intese a una prima armonizzazione fiscale nell’Ue – almeno in alcuni settori -, oltre a strategie “operative” per contrastare l’evasione e l’elusione fiscale.

Economia e dialogo sociale. Il programma della Commissione è stato poi illustrato nei dettagli dal primo vicepresidente, l’olandese Frans Timmermans. “Al centro del programma di lavoro della Commissione per il 2015” figura, naturalmente, il Piano di investimenti da 315 miliardi. I settori sui quali occorre investire al più presto sono, secondo Timmermans, “l’economia digitale, l’energia, le tecnologie verdi”. Fondamentali poi, a suo avviso, “il rafforzamento dell’Unione economica e monetaria”, “l’equità sociale”, “il dialogo sociale”. Timmermans si è addentrato su alcune decisioni relative alla direttiva sul congedo di maternità e sul trattamento dei rifiuti, sui quali ravvede una “forza frenante” nel Consiglio Ue, ovvero da parte degli Stati membri. “Se queste iniziative vengono ostacolate o accantonate” dal Consiglio, “ne presenteremo di nuove”. Sul programma le forze politiche hanno reagito diversamente e anche fra i tre grandi gruppi parlamentari che esplicitamente sostengono Juncker (popolari, socialisti e democratici, liberaldemocratici) si sono registrati parecchi distinguo. Dura l’opposizione delle destre estreme, degli euroscettici e, a tratti, della sinistra. La discussione sugli investimenti si è poi riproposta nel momento in cui l’aula ha discusso l’agenda del Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre.

Israele-Palestina, voto “storico”. Ha fatto registrare una grande attenzione dei media di tutto il mondo il voto con il quale è stata approvata la risoluzione secondo cui il Parlamento europeo sostiene “in linea di principio il riconoscimento dello Stato palestinese e la soluzione a due Stati”, e “ritiene che ciò debba andare di pari passo con lo sviluppo dei colloqui di pace, che occorre far avanzare”. Un semaforo verde, dunque, da Strasburgo verso la causa palestinese (finora l’unico Stato europeo ad aver riconosciuto la Palestina è la Svezia). La risoluzione è stata redatta – dopo lunghe e faticose mediazioni – da cinque gruppi politici (popolari, socialisti e democratici, verdi, liberaldemocratici e sinistra unitaria) ed è stata approvata con 498 voti favorevoli, 88 contrari e 111 astensioni. Il testo afferma che l’Assemblea ribadisce “il proprio fermo sostegno a favore della soluzione a due Stati basata sui confini del 1967, con Gerusalemme come capitale di entrambi gli Stati e con uno Stato di Israele sicuro e uno Stato di Palestina indipendente, democratico, territorialmente contiguo e capace di esistenza autonoma, che vivano fianco a fianco in condizioni di pace e sicurezza, sulla base del diritto all’autodeterminazione e del pieno rispetto del diritto internazionale”.

Due Stati in pace. Nel documento si respinge ogni forma di violenza e di terrorismo (il messaggio appare diretto soprattutto ad Hamas) e si sottolinea che gli insediamenti israeliani sono illegali. Elmar Brok, deputato tedesco, presidente della commissione per gli affari esteri del Parlamento Ue, ha commentato positivamente il voto, che – afferma – riconosce la “statualità palestinese” e al contempo richiama al rispetto dello Stato di Israele. “Sono ora necessari negoziati per assicurare uno Stato di Israele sicuro e uno Stato palestinese vitale e democratico. Entrambe le parti devono astenersi da qualsiasi azione che possa mettere in pericolo questo obiettivo”.

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