Dalla parte dei vulnerabili

Documento condiviso da varie sigle cattoliche del volontariato per la "giustizia globale" e l'impegno solidale verso i poveri

Nel tempo liturgico dell’Avvento e in occasione della celebrazione, il 20 dicembre, della Giornata internazionale della solidarietà umana, Caritas, Confer (Confederazione spagnola religiosi), Giustizia e Pace, Manos Unidas e Redes (Reti) hanno reso pubblico un manifesto nel quale mostrano la loro volontà di condividere con le comunità cristiane e con tutta la società il desiderio di “portare il lieto annunzio a coloro che soffrono, a proclamare la libertà degli schiavi e la scarcerazione dei prigionieri e a promulgare l’anno di misericordia del Signore”, con le parole del profeta Isaia. Queste organizzazioni, dal 2013, uniscono i loro sforzi nell’ambito dell’iniziativa “Unitevi per la giustizia”, per presentare una cooperazione allo sviluppo che si ispira a Cristo impegnato accanto ai poveri, e mobilitare tutti nella difesa della giustizia globale, i diritti umani e la dignità delle persone più vulnerabili, mostrando “la scandalosa realtà della disuguaglianza e della povertà che continua a colpire numerosi Paesi e regioni di tutto il mondo”.

Le attese per il 2015. “Alle porte del Natale e prima dell’inizio del nuovo anno – si legge nel documento – richiamiamo l’attenzione sul significato decisivo del 2015 per tutti noi”. Innanzitutto, “saranno due decenni dal momento in cui la società spagnola ha cominciato a richiedere investimenti dello 0,7% del prodotto interno lordo (Pil) nel programma di aiuto allo sviluppo, un obiettivo che allora era ancora valido, ma al quale oggi si dedica solo uno 0,16%. E questo è conseguenza del brutale crollo finanziario che colpisce la cooperazione internazionale del nostro Paese, senza paragoni in nessun altro Paese donatore”. Inoltre, nel 2015 scade il termine che i Paesi membri delle Nazioni Unite hanno stabilito nel 2000 per il raggiungimento degli otto Obiettivi di sviluppo del Millennio: sradicare la povertà estrema e la fame, rendere universale l’educazione primaria; promuovere l’eguaglianza di genere e l’empowerment delle donne; ridurre la mortalità infantile; migliorare la salute materna; combattere l’aids, la malaria e le altre malattie; assicurare la sostenibilità ambientale; sviluppare una partnership globale per lo sviluppo. “Le nostre organizzazioni e comunità della Chiesa – prosegue il manifesto – hanno contribuito con la loro ricca esperienza, le loro risorse e capacità per fare progressi in questo impegno. E anche se ci sono stati alcuni passi avanti, sono ancora moltissimi i nostri fratelli che restano al di fuori degli Obiettivi”. Come se non bastasse “negli ultimi anni si è consolidato un modello globale di sviluppo che genera quello che Papa Francesco chiama la ‘cultura dello scarto'”.

Per un mondo più umano. A partire dalla loro “identità cristiana”, Caritas, Confer, Giustizia e Pace, Manos Unidas e Redes vogliono continuare a “condividere l’urgente compito di accompagnare i più vulnerabili, tutti quei fratelli scartati nella corsa allo sviluppo che restano ai margini degli obiettivi di crescita individuati nel programma con la comunità internazionale prepara per il dopo 2015”. Le organizzazioni chiedono anche di “partecipare a un compito collettivo di responsabilità per continuare a denunciare le condizioni di disuguaglianza e di ingiustizia che colpiscono le persone che accompagniamo, e a combattere un modello economico disumanizzato basato sull’esclusione e sul massimo profitto, nel quale i bambini, gli anziani, le donne, i migranti, i malati e le minoranze etniche o religiose restano abbandonati al loro destino”.

Impegno comune. Rivolgendosi alle comunità cristiane in Spagna, le organizzazioni le incoraggiano “ad agire” nei loro spazi vitali e comunitari “per trasformare questa realtà dominata dal consumo, l’accumulo di beni e dall’individualismo mediante un cambio di stili di vita che li renda più austeri e più aperti alla solidarietà e alla fraternità con i diritti e la dignità dei poveri”. “Vi proponiamo di continuare a lavorare attivamente durante il 2015 – prosegue l’appello – in tutti gli ambiti pubblici di partecipazione per chiedere ai responsabili politici e agli operatori sociali – nazionali e internazionali – una gestione austera, trasparente, efficace e valida a favore delle reali priorità di un progetto di sviluppo sociale realmente umano: la lotta contro la disuguaglianza e l’ingiustizia e la promozione e la protezione dei diritti umani dei più vulnerabili”. Alla luce di tutto questo “è nostro dovere chiedere alle amministrazioni pubbliche di rispettare l’impegno preso nel Patto di Stato, firmato da tutti i partiti politici nel dicembre 2007, e di recuperare l’aiuto pubblico allo sviluppo che è stato smantellato come politica pubblica e rappresenta livelli di solidarietà più bassi di quelli di 20 anni fa”. “Rinnoviamo il nostro impegno per uno sviluppo scritto a partire dalla reciprocità e dalla corresponsabilità, nel quale i poveri siano i protagonisti – conclude il documento -. E ricordiamo che siamo tutti una sola famiglia umana: i nostri volti riflettono la diversità del mondo, ma anche una identica speranza nel futuro e una solida fermezza nella difesa della nostra dignità e di quella delle nostre famiglie”.

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