Mafia Capitale” “Le prime pagine ” “dei giornali diocesani

I settimanali cattolici, in uscita in questi giorni, sottolineano come il bubbone della corruzione sia diffuso ovunque e non solo dal punto di vista territoriale: "Gli affetti dal mal di mafia sono ovunque - rilevano le testate Fisc - : non c'è più il partito del bene e quello del male. La peste dell'illegalità è diffusa dappertutto"

"Non c’è nord, sud o centro che tenga. Il malaffare non conosce confini geografici". I giornali aderenti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), in uscita in questi giorni, sottolineano come il bubbone della corruzione sia diffuso ovunque e non solo dal punto di vista territoriale: "Gli affetti dal mal di mafia sono ovunque – rilevano le testate Fisc – : non c’è più il partito del bene e quello del male. La peste dell’illegalità è diffusa dappertutto. In tutti i settori della convivenza si è persa la consapevolezza del bene e del male". Tra gli altri argomenti affrontati dai settimanali: Natale, cronaca e vita delle diocesi. Proponiamo una rassegna degli editoriali giunti ad oggi in redazione. "Mafia Capitale". "Dalle Alpi agli Appennini pare che la corruzione germogli spontaneamente, come la gramigna, laddove per un motivo o per un altro si concentrano grandi quantità di soldi". È la denuncia che accomuna la riflessione dei giornali Fisc, dopo lo scandalo di "Mafia Capitale". "In questi giorni è scoppiata la bolla della ‘Mafia Capitale’, che si è incorniciata nella galleria degli orrori di una corruzione generalizzata e resa forte da un ‘sistema’ consolidato a livello nazionale", fa notare Elio Bromuri, direttore della Voce (Umbria). "La mafia capitolina ha messo le mani sul Campidoglio; non ha confini la rete di una corruzione che si estende trasversale, dalle camicie nere ai colletti bianchi ed alle cooperative rosse", sottolinea l’Eco del Chisone (Pinerolo). Ma il problema non è solo di Roma, come osserva Vincenzo Rini, direttore della Vita Cattolica (Cremona): "Lo stile mafioso si è allargato all’infinito; la mafiosità ha invaso ogni regione e molte categorie di persone: malavita, malaffare, mala sanità, mala politica, con l’apporto di ex picchiatori neri ed ex terroristi… e via maleficando. Queste male piante ora non si combattono, ma si alleano, assatanate di soldi e di potere. A danno di tutti coloro che lavorano e sperano in un futuro migliore". Concorda Adriano Bianchi, direttore della Voce del Popolo (Brescia): "Lo schifo non ha fine. Ciò che sta emergendo dalle indagini romane di ‘mafia capitale’ segnala ancora una volta che il vizio italiano delle bustarelle che non è finito negli anni ’90 con la chiusura dell’inchiesta ‘Mani pulite’, ma persiste. A volte nascosta, come un fiume carsico, questa piaga riappare, pronta a farci prendere coscienza del nostro essere un Paese inevitabilmente disonesto e malato". "Le vicende romane legate al grande coacervo di corruzioni indignano più di qualsiasi altra forma di corruzione perché vi è coinvolta una cooperativa. L’indignazione cresce se si considera che la cooperativa è sociale e aumenta se si prende atto che le cooperative sociali a differenza delle altre sono sottoposte alla vigilanza del ministero del Lavoro o della Centrale cooperativa a cui aderisce, tutti gli anni a differenza di tutte le altre che sono sottoposte a verifica ogni due anni", afferma Marino Cesaroni, direttore di Presenza (Ancona-Osimo). "Quello che sta succedendo a Roma con l’inchiesta Mafia capitale è l’ennesima prova della corruzione dilagante che caratterizza i costumi del bel Paese, recentemente apostrofato come uno dei Paesi europei più corrotti. Lentamente dal pentolone italico sta venendo fuori di tutto, generando una vomitevole reazione verso le istituzioni e chi le governa", sostiene l’Araldo Abruzzese (Teramo-Atri). Luca Rolandi, direttore della Voce del Popolo e LaVocedelTempo.it (Torino), parla "dell’ennesima ondata di corruzione. Un male atavico, duro a morire, che si ripresenta come l’araba fenice ciclicamente dall’Unità d’Italia ad oggi. Un intreccio perverso che salda i rapporti tra criminalità organizzata, ex esponenti del terrorismo nero, brandelli deviati di istituzioni, e pericolosi personaggi giunti a capo di cooperative. Un quadro a tinte fosche di un paese affranto, privo, in molte sue parti di quell’etica pubblica e dei comportamenti che fa del rispetto e della condivisione uno stile di comportamento civico da troppi ormai considerato un peso". Per il Ticino (Pavia), "la tempesta che si abbatte su Roma non può non farci aprire gli occhi su una situazione che riguarda tutta l’Italia. Certo non tutti sono corrotti: ma l’atmosfera che si respira è di generale corruzione. Diventa sempre più prevalente nell’animo di tutti una specie di resa alla rassegnazione: corruzione, clientelismo, sfiducia nella giustizia e nella politica, relativismo, populismo, paura dei diversi, mancanza di valori condivisi, aumento di furti e di violenze…". "La capillarità del sistema, la violenza volgare dei linguaggi e dei comportamenti, i valori negativi eretti a unico fine sono già di per sé un macigno impressionante. Quando poi si pensa agli obiettivi di questo sistema delinquenziale (le cooperative sociali, gli inserimenti lavorativi dei disagiati, i profughi…) si rimane disarmati, quasi impotenti e rassegnati di fronte a tanto degrado che impregna il nostro Paese", ammette Paolo Lomellini, editorialista della Cittadella (Mantova). Ma "Roma e l’Italia intera non sono solo mafia", come rileva Lorenzo Russo, direttore di Kaire (Ischia): "C’è la stragrande maggioranza degli italiani che ogni giorno vive rispettando le regole e cercando di farle rispettare". Natale. Al centro degli editoriali alcune riflessioni sull’imminente Natale. "In occasione del Natale sorge spontaneo il desiderio di porgere gli auguri di ogni bene e di tanta serenità. Quest’anno prima di formulare gli auguri sento il bisogno di condividere la preoccupazione per questo periodo di difficoltà, ormai troppo lungo, che il nostro paese attraversa e che ha riversato sulle nostre famiglie tante ripercussioni negative", scrive sulla Gazzetta d’Asti (Asti) il vescovo, monsignor Francesco Ravinale. Mentre i fatti di cronaca ci presentano una realtà popolata dalla sofferenza, c’è una speranza che non finisce, come sottolinea Francesca Cipolloni, direttore di Emmaus (Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia): "Che il 25 dicembre ormai alle porte, allora, ci aiuti a non dimenticare mai il messaggio di umiltà, tenerezza e povertà che secoli fa Betlemme ci ha donato. Possiamo noi tutti, oggi, esserne degni testimoni". Anche Pierluigi Sini, direttore della Voce del Logudoro (Ozieri), auspica: "Il Natale che ci apprestiamo a vivere sia motivo per riflettere e segno per dare un nuovo volto al mondo che attende amore e serenità". Un invito a "non nascondere il Natale" viene da Bruno Cescon, direttore del Popolo (Concordia-Pordenone): "Ad una società come la nostra l’ancoraggio alla propria memoria è fondamentale. Memoria non come ritorno al passato, come nostalgia del presepe, dei colori natalizi. Quello è sentimento che non guasta. La memoria va intesa come ripresa moderna, nuova, di un profondo senso spirituale dell’esistenza, della vita quotidiana. A cominciare da che cosa? Se non vi è più paura di nascondere il Presepe per un malinteso laicismo, per un malinteso rispetto di altre culture occorre indicare Chi abita la capanna". "Si può andare contro-corrente – come spesso invita il Papa – ad una cultura dominante dove il primo posto è occupato da ciò che è esteriore, immediato, visibile, veloce, superficiale, provvisorio, con ‘una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade’. Si può ripartire da quella stalla di Betlemme per riappropriarci di una Natività che la cultura del consumismo ha trasformato in una bella fiaba che termina alla fine della sua lettura e che, invece, è il punto di partenza del riscatto dell’umanità", rileva Marco Caramagna, direttore della Voce Alessandrina (Alessandria). Per la Guida (Cuneo), "la festa sarà autentica per grandi e piccini se sapremo contemplare il mistero innalzandoci ad esso, invece di abbassarlo alla nostra statura. Il Dio fatto Uomo ‘scende’ tra noi – se vogliamo usare la tradizionale metafora – affinché noi ‘saliamo’ fino a Lui". Giordano Frosini, direttore della Vita (Pistoia), riflette: "La speranza non è un’attesa inerte, ma un’efficace azione nella storia per condurla verso la fine. Preparare i cieli nuovi e la terra nuova è la grande vocazione a cui Dio ha chiamato l’umanità. Una grande dignità a cui in particolare il popolo cristiano non può venire meno, ma che deve onorare col suo comportamento esemplare". Walter Lamberti, direttore della Fedeltà (Fossano), cita la lettera di "Lalla" che racconta come il condominio dove abita l’aiuta per superare le difficoltà legate al fatto che il marito da anni si trovi sulla sedia a rotelle: non è "una storia dolciastra da Natale piena di luccichii e strass ma con poca sostanza. Ma una vera esperienza di condivisione. Intendiamoci, una storia che si potrebbe raccontare in ogni stagione dell’anno e che farebbe bene a chiunque, ma ci piace raccontarla adesso, mentre ci avviciniamo a grandi passi al Natale, che per chi l’avesse dimenticato è un ‘compleanno’ importante, è la nascita di un Uomo che ha salvato l’umanità ridonando speranza". Cronaca. Diversi gli spunti dalla cronaca. Come viene considerato oggi il Vecchio Continente? Secondo Luca Sogno, direttore del Corriere Eusebiano (Vercelli), "dall’introduzione dell’euro ad oggi bisognerebbe semplicemente chiamarla l’Europa della paura. La paura di finire sotto esame, di essere sbranati dalla ‘troika’, di vedere la propria identità soffocata sotto una marea di procedure, persino la paura di affermare le radici cristiane di questo continente". Di fronte ai recenti drammatici eventi di cronaca, Bruno Cappato, direttore della Settimana (Adria-Rovigo), osserva: "È giusto informare, ma è anche giusto piangere e soffrire con tutti coloro che affogano nei drammi di questa nostra umanità così dispersa e confusa". La Voce dei Berici (Vicenza) rilancia un articolo di Agensir sul dramma del piccolo Loris: "Se le indagini dovessero confermare l’ipotesi investigativa, Veronica sarebbe, nella sua assente fragilità, la responsabile, forse inconsapevole, ma anche la seconda vittima di questo orrore. La sua è una storia di sofferenza e solitudine ma, come altre vicende analoghe, anche un richiamo alle nostre coscienze". Da vicende drammatiche al Premio Nobel. "Quello del 2014 è senz’altro tra i premi della pace il più emotivo perché coinvolge una ragazza pachistana di appena 17 anni ed un indiano sessantenne tenaci attivisti per la lotta a favore dei bambini e del loro diritto all’istruzione. Sto parlando Malala Yousafzai e di Kailash Satyarthi che nella giornata del 10 dicembre scorso sono saliti sul palco di City Hall a Oslo per ritirare il premio", ricorda Vincenzo Finocchio, direttore dell’Appennino Camerte (Camerino-San Severino Marche). Ricordando il centesimo posto "conquistato" dalla provincia di Lecce per la qualità della vita, secondo la classifica pubblicata dal Sole 24 ore, l’Ora del Salento (Lecce) evidenzia: "Tutti dobbiamo sentirci responsabili del declino sociale in cui versiamo, e che da tempo, troppo tempo, è una realtà, vigliaccamente ignorata, e, pure, presente dinanzi ai nostri occhi. Il primo errore commesso è di avere trascurato la solidarietà che, prima di tutto, è interesse per gli altri e, soprattutto, per i più bisognosi ma anche per i più deboli, e per i giovani che devono crescere ed imparare a vivere nel rispetto dei valori fondamentali della persona". La Vita Casalese (Casale Monferrato) ricorda due figure Paolo Ferraris e Riccardo Coppo, "due amici che hanno condiviso non solo i valori cristiani": "Anche grazie a questa capacità di lavorare insieme la loro esperienza politica ed amministrativa ha dato risultati concreti a Casale e al Monferrato". Il Cittadino (Monza e Brianza) pubblica l’intervento del sindaco di Monza, Roberto Scanagatti, sul futuro di Monza e la Brianza. La Valsusa (Susa) riporta la notizia che il Gruppo Lucchini è stato "comprato dall’algerina Cevital" e c’è "attesa per lo stabilimento valsusino". Attualità ecclesiale. Non manca l’attualità ecclesiale. Riflettendo sul viaggio del Papa in Turchia, la Settimana (Livorno) sostiene che "l’abbraccio di Paolo VI più di 50 anni fa, il cammino di Giovanni Paolo II, i gesti ecumenici di Papa Francesco devono essere tradotti nelle comunità locali e nelle chiese parrocchiali in parole semplici. Queste gesta dovrebbero trovare la loro espressione nei nostri gesti molto concreti". Il Sinodo dei vescovi sulla famiglia è al centro dell’editoriale del Nuovo Giornale (Piacenza-Bobbio): "Quarantasei domande per inaugurare la seconda fase del cammino sinodale. Il Sinodo era stato preceduto da un Questionario inserito nel documento preparatorio, ed ora si prepara alla celebrazione finale promuovendo ancora una volta ‘un’ampia consultazione sulla famiglia’. È la novità dei Lineamenta della XIV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, che si svolgerà dal 4 al 25 ottobre 2015". Raffaele Mazzoli, direttore del Nuovo Amico (Pesaro-Fano-Urbino), parla del prossimo convegno ecclesiale di Firenze, in cui si "cercherà di leggere i segni dei tempi per capire lo smarrimento contemporaneo con uno sguardo cristiano", "indicando direzioni da intraprendere, in un epoca segnata dallo smarrimento, con lo stile che Papa Francesco delinea in ‘Chiesa in uscita’". Enzo Gabrieli, direttore di Parola di Vita (Cosenza-Bisignano), riprende le parole del cardinale Angelo Scola nel suo discorso alla città, "un appello per un ‘nuovo umanesimo’ che riporti l’uomo a riscoprire la sua identità e la sua alta dignità ma anche gli occhi rivolti al Cielo". Luciano Sedioli, direttore del Momento (Forlì-Bertinoro), parla di preti, come don Luigi Verdi o don Luigi Ciotti, "non eroi solitari o primedonne, ma coraggiosi apripista seguiti da un popolo di silenziosi imitatori. Don Luigi Ciotti in un incontro a Forlimpopoli il 4 marzo 1979 diceva: ‘Abbiamo scelto di essere dei moltiplicatori di bene’. È questa la risposta contro il degrado imperante". Luigi Sparapano, direttore di Luce e Vita (Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi), ricorda la "festa di famiglia, alla C.A.S.A. ‘don Tonino Bello’, l’8 dicembre scorso, per festeggiare i suoi 30 anni". L’Avvenire di Calabria (Reggio Calabria-Bova) ricorda che "migliaia di fedeli hanno accompagnato il quadro della Madonna della Consolazione nel suo viaggio di ritorno all’Eremo. La città in preghiera ha custodito la venerata effige lungo il percorso cittadino". Partendo dalla campagna abbonamenti, Francesco Zanotti, direttore del Corriere Cesenate (Cesena-Sarsina), ricorda le novità per il prossimo anno: "Nel corso del 2015 partiremo con l’edizione sfogliabile online. Avremo anche noi una app con cui consultare dagli smartphone e dai tablet le nostre pagine. La offriremo gratis agli abbonati che si registreranno. Poi avvieremo il nuovo sito, più moderno, più ricco e più costantemente aggiornato". La campagna abbonamenti al centro anche dell’editoriale di Vincenzo Tosello, direttore di Nuova Scintilla (Chioggia): per continuare a essere al servizio della diocesi e del territorio "è fondamentale il sostegno degli abbonati e dei lettori, di quelli delle comunità, parroci compresi – come hanno esortato i vescovi triveneti – e di ogni cittadino della diocesi, che può stare certo di trovare in questo strumento un veicolo di informazione libera e pluralistica". Il Nuovo Diario Messaggero (Imola) parla della sua mission: "Il nostro settimanale non deve luccicare ma far luce, non deve accontentare il pettegolezzo ma formare le coscienze offrendo la bellezza dell’arte e delle conoscenze. Il Nuovo Diario Messaggero deve essere utile". 

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