La cultura dello scarto ” “disonora l’Europa

Gli Stati Ue non assumono impegni precisi - nonostante la povertà e le parole di Bergoglio - per frenare il problema dei rifiuti alimentari

Nel suo discorso al Parlamento europeo, tenuto a Strasburgo il 25 novembre, Papa Francesco ha voluto lanciare un messaggio di speranza e incoraggiamento. Di speranza per un’Unione europea che dà “l’impressione generale di stanchezza e invecchiamento, di un’Europa nonna e non più fertile e vivace”. Di incoraggiamento a “prendersi cura della fragilità in mezzo a un modello funzionalista e privatista che conduce inesorabilmente alla cultura dello scarto”. La critica della cultura dello scarto e del consumismo esasperato è stata un po’ il fil rouge del suo discorso. Essa è tornata in diversi momenti nella sua allocuzione di così grande valore. Ribaltare questa cultura sarebbe un modo per proteggere l’ambiente, perché – ha detto Papa Bergoglio – “non possiamo tollerare che milioni di persone in tutto il mondo muoiano di fame, mentre tonnellate di cibo vengono gettate ogni giorno dalla nostre tavole”. 
Questa osservazione può essere letta anche come l’eco di un incidente, verificatosi a fine ottobre, al Consiglio dei ministri dell’Unione europea in Lussemburgo. Dopo una lunga ovazione al commissario Janez Potocnik che ha partecipato al suo ultimo Consiglio in questa funzione, i ministri dell’Ambiente dei 28 hanno tenuto un primo dibattito orientativo sulla proposta della Commissione di rivedere la legislazione comunitaria in materia di rifiuti. Questa proposta costituisce l’unico elemento legislativo del pacchetto di “economia solidale”, presentato dalla Commissione in luglio e contiene in particolare obiettivi di riciclo.
Rivedendo già gli obiettivi previsti dal Parlamento europeo, l’organo esecutivo dell’Ue aveva tuttavia mantenuto nel suo testo l’obiettivo di riciclare il 70% dei rifiuti urbani e l’80% dei rifiuti di imballaggio entro il 2030 e, a partire dal 2025, il divieto di collocare in discarica i rifiuti riciclabili e la riduzione dei rifiuti alimentari. Tuttavia questi obiettivi sono stati considerati troppo ambiziosi dalla maggioranza degli Stati membri, in particolare dai Paesi dell’Europa orientale e centrale, e dagli Stati baltici. Al termine del dibattito e in mancanza di consenso, il ministro italiano, che esercitava la presidenza, ha dovuto scegliere la consueta formula secondo la quale per ottenere un risultato occorre analizzare meglio le diverse posizioni.
Particolarmente scandaloso è apparso il rifiuto dell’obiettivo di gettare il 30% in meno di alimenti entro il 2025, mentre oggi un terzo del cibo è perso e gettato nella spazzatura senza nemmeno essere disimballato. Secondo la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (Fao), si stima che la quantità di rifiuti alimentari nel mondo sia di 1,3 miliardi di tonnellate l’anno, circa un terzo della produzione totale di derrate destinate al consumo umano.
Di fronte a queste cifre, e tenuto conto del fatto che il 13% della popolazione mondiale soffre di malnutrizione, l’atteggiamento ministeriale è particolarmente scioccante. Potocnik, commissario coraggioso, ha definito lo spreco alimentare “amorale ed economicamente nefasto” e ha detto di non capire “perché la maggior parte dei nostri governi abbia rifiutato questa proposta di buon senso”. La stragrande maggioranza dei cittadini non lo comprenderà più, né gli agricoltori che si ribellano perché la loro produzione viene semplicemente scartata e il loro lavoro così disprezzato; né i tanti volontari delle banche alimentari e delle altre organizzazioni che gestiscono e condividono il cibo con i poveri; né Papa Francesco… Il quale davanti al Parlamento europeo lo ha detto con forza e con ragione: la cultura dello scarto disonora tutti noi europei.

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