Unificazione europea: ” “il compito dei cristiani

I valori della costruzione comunitaria corrispondono a un'etica che si ispira al vangelo. Le responsabilità per i credenti

Il processo di costruzione dell’Europa unita è lungo e complesso e richiede molta pazienza e comprensione verso coloro – i partner, i “vicini di casa” – che vi sono coinvolti. In tutte le difficoltà ad esso correlate, esiste talvolta il pericolo di rassegnarsi e rinunciare alla speranza che ne valga la pena. E le crisi che sono necessariamente parte di un tale processo possono anche presentare la tentazione di cercare scorciatoie o soluzioni semplicistiche rivolgendosi alle vecchie idee nazionaliste, che si pensava fossero superate da tanto tempo.
I cristiani con la loro fede e tutto quello che per essi ne deriva, hanno a disposizione gli strumenti e le argomentazioni per resistere alle tentazioni della rassegnazione e della ricaduta in soluzioni storicamente fallite. Hanno anche la possibilità e la responsabilità di convincere gli altri del fatto che sia giusto restare fedeli, con fiducia e perseveranza, a ciò che è stato riconosciuto come giusto.
Tale atteggiamento di fiducia e serenità, che si addice ai cristiani impegnati nei vari cantieri dell’Europa, è loro facilitato dal fatto che l’etica dell’unificazione dell’Europa è essenzialmente un’etica cristiana, come esprimono il lavoro dei padri fondatori negli anni Cinquanta del secolo scorso e anche i testi fondamentali e i trattati che istituiscono l’Unione europea.
Pensando all’istituzione della Comunità europea, non è difficile individuare i valori e i principi più determinanti e motivanti il processo di unificazione: la pace, la riconciliazione, la solidarietà, la giustizia, la libertà; valori il cui significato essenziale per l’azione politica è stato nuovamente e ampiamente riconosciuto dopo la terribile esperienza della seconda guerra mondiale. Tali valori costituiscono il fondamento del consenso etico su cui si è innestato il processo di unificazione europea e la sua più importante concretizzazione, l’Unione europea.
Un importante contributo dei cristiani sarà di garantire in futuro che l’Unione europea sia fedele a questa etica, sia nello sviluppo del suo ordine costituzionale sia nella formulazione delle sue politiche concrete.
Le esperienze nel complesso positive dell’impegno dei cristiani nella costruzione europea mostrano che ciò è possibile. Ma in futuro non sarà un compito facile. Ai cristiani verrà richiesto di essere presenti, pazienti, persuasivi e capaci di iniziativa. Perché nella vita dei nostri Stati e delle nostre società sono all’opera forze e tendenze molteplici che cercano di contrastare l’etica cristiana della politica d’integrazione europea.
Non solo nella fase fondativa della Comunità europea, ma per esempio anche negli anni Novanta, dopo la caduta della Cortina di ferro, abbiamo potuto sperimentare quale attrattiva abbia esercitato un modello cristiano-sociale, soprattutto nell’Europa centrale e orientale, dove la sua attualità è stata sentita in modo particolarmente forte. Questo modello è basato principalmente sugli insegnamenti sociali della Chiesa e fa riferimento, relativamente all’Europa, alla visione dei padri fondatori (Robert Schuman, Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Joseph Bech…) che erano tutti credenti e cattolici impegnati.
Allo stesso tempo, possiamo osservare come le chiese – e in particolare la Chiesa cattolica – con le loro diverse realtà e istituzioni (tra cui le organizzazioni dei laici) abbiano via via riconosciuto e assunto l’Unione europea come loro ambito di lavoro. Contemporaneamente, anche le istituzioni europee, in particolare la Commissione e il Parlamento, hanno gradualmente superato la loro cecità nei confronti delle Chiese e delle religioni, giungendo a riconoscere la dimensione religiosa come rilevante per l’unificazione e la costruzione dell’Europa e si sono aperti al dialogo. Infine, nel corso degli anni, cristiani impegnati in gruppi e associazioni ecclesiali, sindacati, in ogni genere di organizzazione della società civile, si sono ritrovati insieme a livello europeo, per cercare i modi di portare avanti azioni comuni con l’obiettivo di dare forma a una nuova Europa, nel senso della loro fede cristiana e delle loro convinzioni sociali e politiche che da essa derivano.
In altre parole: emerge un quadro complessivamente incoraggiante rispetto alle opportunità per i cristiani di offrire contributi costruttivi all’unificazione dell’Europa, aiutando così a fare dell’Ue una casa di riconciliazione, pace, giustizia, solidarietà e libertà. Papa Francesco, con la sua visita a Strasburgo e i suoi discorsi al Parlamento europeo e al Consiglio d’Europa, ha posto in questo senso segni importanti.

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