Aprire una porta ai rifugiati

Documento di 7 organismi cristiani su accoglienza e diritti. I firmatari: Comece, Caritas Europa, Jrs, Ccme, Eurodiaconia, Icmc, Qcea" "

“Siamo convinti del fatto che i valori fondamentali dell’Unione europea, spazio di libertà e di giustizia, devono riflettersi nelle politiche quotidiane”. Questo vale tanto più per ambiti in cui è a rischio la dignità delle persone, come nel caso dei migranti, rifugiati, richiedenti asilo. Di qui muovono le “Raccomandazioni per lo sviluppo di un sistema legale e sicuro di protezione nell’Unione europea”, documento elaborato dalle Chiese del vecchio continente per mano di autorevoli organismi impegnati nelle migrazioni: Caritas Europa, Commissione ecumenica per i migranti in Europa (Ccme), Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), Eurodiaconia, Commissione cattolica internazionale per le migrazioni (Icmc), Servizio per i rifugiati dei gesuiti (Jrs) e Consiglio dei quaccheri per gli affari europei (Qcea). Tra le iniziative che accompagnano la pubblicazione del documento (disponibile sul sito www.caritas.eu), è previsto un incontro pubblico il 9 dicembre a Bruxelles su iniziativa del Jrs dal titolo provocatorio “Knock, knock: ci siamo? Costruire spazi sicuri sopra l’Europa o nuove mura attorno a noi?”.

Pattugliare le frontiere non basta. Se le tragedie di Lampedusa e di Malta dell’ottobre 2013 avevano rianimato il dibattito sulla protezione legale nei confronti di chi vorrebbe entrare nell’Ue, la Task Force Mediterraneo incaricata dalla Commissione europea di ragionare sul problema non ha avanzato alcuna proposta, come nulla è stato modificato dal Consiglio europeo. Al di là della conclusa operazione Mare Nostrum, o dell’attuale e meno accurata Triton, è proprio “la mancanza di vie sicure e legali per entrare in Europa alla ricerca di protezione che costringe queste persone ad affidarsi a contrabbandieri”, ripetono le Chiese. Si stima che 3mila persone siano morte nel Mediterraneo solo nel 2014, ma certamente molti di più sono i morti lungo le strade del contrabbando. “Misure di controllo dei confini non devono portare alla morte di uomini, donne o bambini”, denuncia il documento. La tutela dei diritti umani e quindi del diritto a essere protetti devono essere accessibili “a chi, costretto ad abbandonare il proprio Paese, cerca protezione” e a chi si vede respinta la domanda di asilo perché ci sono casi in cui il respingimento mette in serio pericolo la vita delle persone. Il problema è che manca ai confini dell’Ue una “porta d’ingresso per i rifugiati”.

Una “cassetta degli attrezzi”. La molteplicità di situazioni che si presentano ai confini dell’Unione, rende necessario predisporre misure e strumenti diversificati, una sorta di “cassetta di attrezzi”, spiegano le Chiese, che fanno alcune proposte. Una prima cosa da fare è aumentare le quote per il reinsediamento dei rifugiati e le ammissioni umanitarie. Il reinsediamento permette a un rifugiato, temporaneamente fuggito in un altro Paese, il trasferimento in uno Stato terzo, dove troverà protezione permanente. Oggi ogni Paese membro dell’Ue decide autonomamente questi numeri, ma l’Unione potrebbe contribuire meglio, con finanziamenti e con un più efficace coordinamento delle politiche nazionali, a garantire che numeri più alti siano resi disponibili nel caso di emergenze, come più volte richiesto dall’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) che ha di nuovo messo il punto a tema per la conferenza dei donatori per la Siria il 9 dicembre prossimo a Ginevra. Un secondo strumento da adottare è “interpretare in modo più ampio il concetto di famiglia” quando si parla di riunificazioni, in modo che possano rientrare nelle misure previste dalla giurisprudenza dell’Ue in questo ambito, i familiari anche al di là dello stretto nucleo. Ciò permetterebbe a “un numero considerevole di persone di arrivare in Europa in modo sicuro e organizzato”.

I diritti innanzitutto. Altra misura necessaria è il rapido rilascio di visti umanitari nelle ambasciate o consolati degli Stati membri nei Paesi di origine o di transito che autorizzino a raggiungere lo Stato membro dove saranno avviate le procedure di asilo. Altra possibilità è “eliminare l’obbligo di visto”, soprattutto “per i casi in cui un gran numero di persone deve abbandonare uno Stato in cerca di protezione”. Tutto ciò farebbe sì che le persone potrebbero spendere i loro soldi per viaggiare in modo sicuro anziché foraggiare il contrabbando e rischiare la vita. Un’ulteriore possibilità, di cui non si può abusare, è quella delle sponsorizzazioni private, per cui ong, associazioni, chiese, mettono a disposizione un “invito” per persone che cercano protezione e si rendono responsabili anche a livello economico per la persona in arrivo. Il rischio è che la protezione dei rifugiati dipenda da sponsorizzazioni private. Nonostante le soluzioni proposte, sarebbe irrealistico pensare che la messa in atto di una simile “cassetta di attrezzi eliminerebbe la migrazione irregolare”, conclude il documento delle Chiese, ribadendo il fermo convincimento che comunque “le persone che cercano protezione così come i migranti irregolari non devono mai essere abbandonate in situazioni di povertà o escluse dal poter godere dei diritti umani”.

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