Papa in Turchia, Repubblica Ceca, Polonia

Papa in Turchia: le tappe del viaggio di Papa Bergoglio
Un viaggio nel solco della fraternità ecumenica e della lunga tradizione che nella storia ha portato i Papi in terra di Turchia. Così padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, ha presentato il viaggio che Papa Francesco intraprende dal 28 al 30 novembre ad Ankara e Istanbul. Diverse sono le “motivazioni” che hanno spinto Francesco in Turchia: “C’è l’attenzione per il Paese ospitante; c’è il dialogo interreligioso in un Paese dove la popolazione è a maggioranza musulmana e dove vive una piccola comunità cattolica che viene presa in considerazione per essere incoraggiata; e c’è la sede del Patriarcato ecumenico con il quale si è sviluppato un dialogo fraterno e di amicizia profonda”. Lo schema del viaggio è molto simile a quello del 2006 di Benedetto XVI, sebbene manchi la tappa di Smirne. Il Papa arriva il 28 novembre all’aeroporto Esemboða di Ankara e si reca subito al Mausoleo di Atatürk per “un omaggio al fondatore dello Stato della Turchia”. Poi, al Palazzo presidenziale, il Papa viene accolto dal Presidente della Repubblica e dal primo ministro. A Istanbul, il 29 novembre, Bergoglio farà visita al museo di Santa Sofia e alla moschea Sultan Ahmet, conosciuta come la “moschea blu”. Il Papa saluterà quindi nel giardino della rappresentanza pontificia un gruppo di una cinquantina di rappresentanti delle comunità cattoliche (dei 4 riti) presenti ad Istanbul e celebrerà una Messa nella cattedrale latina cattolica dello Spirito Santo, alla quale sarà presente anche il patriarca Bartolomeo. Poi nel tardo pomeriggio al Fanar, ci sarà un “breve e semplice” momento di preghiera ecumenica nella chiesa patriarcale di San Giorgio e un incontro privato con Bartolomeo. Domenica il Papa riceverà il gran Rabbino di Turchia e alle 9.30 locali comincerà la Divina liturgia nella chiesa patriarcale di San Giorgio al termine della quale sono previsti i discorsi di Francesco e del Patriarca Bartolomeo.

Repubblica Ceca: Iustitia et Pax sulla disoccupazione
Una crescita allarmante del numero di disoccupati, che in alcuni Paesi europei ha raggiunto il 25%, spinge i governi a trasformare la lotta alla disoccupazione in una priorità politica assoluta. Il Consiglio Iustitia et Pax (Iupax) della Conferenza episcopale ceca segue queste sfide con grande attenzione, sottolineando che “nel mondo globalizzato di oggi, il tasso di disoccupazione ha smesso di essere soltanto un problema locale, è diventato un problema significativo a livello sovranazionale”. Mons. Vaclav Maly, presidente del dicastero, sostiene che la responsabilità di tutte le persone di buona volontà non consiste soltanto nell'”alzare la voce se i leader politici dimenticano che avere un posto di lavoro è uno dei bisogni umani fondamentali”, ma anche nell'”offrire una forma di solidarietà e di collaborazione concreta in questo campo ovunque risulti possibile”. Lo IUPAX invita a essere vigilanti in questo senso, anche se il tasso di disoccupazione nella Repubblica ceca è attualmente molto al di sotto della media europea.

Polonia/1: “Capire le vocazioni religiose”
“Nel mondo ci sono oggi circa 950mila persone consacrate il cui numero è quindi il doppio di quello di sacerdoti”, ricorda in un comunicato monsignor Kazimierz Gurda, presidente della Commissione per la vita consacrata dell’episcopato polacco in occasione dell’Anno della vita consacrata che inizia domenica 30 novembre. “In Polonia, rammenta il presule, ci sono 35mila persone consacrate e ciò significa un polacco su mille, nonostante spesso non ce ne accorgiamo nemmeno, tanto i consacrati sono radicati nella nostra via di tutti i giorni”. In occasione dell’Anno dedicato alle persone consacrate l’episcopato “incoraggia tutti a mostrare interesse per la quotidianità” dei religiosi. “Cercate un contatto personale con le persone consacrate, cercate di comprendere le ragioni della loro scelta”, consigliano i vescovi convinti che ciò “possa aiutare ciascuno di noi a capire meglio la propria vocazione e la responsabilità per il dono della vita ricevuto da Dio”.

Polonia/2: no alla pubblicità di bevande alcoliche
“Più di un milione e mezzo di bambini vivono nelle famiglie dove almeno un genitore è dipendente dall’alcol”: lo rammenta monsignor Tadeusz Bronakowski, presidente del gruppo pastorale per l’astinenza da sostanze che produco dipendenza ed effetti nocivi dell’episcopato polacco lanciando la campagna a favore di un totale divieto di pubblicità delle bevande alcoliche, birre comprese. Il presule cita opinione di esperti secondo i quali “l’eliminazione della pubblicità e l’introduzione delle limitazioni nell’acquisto di bevande alcoliche permettono di ridurre i casi di abuso di alcol e della dipendenza”. L’appello rivolto in questi giorni al Capo dello Stato e alle massime autorità del Paese è motivato da “iniziative parlamentari pericolose e nocive volte a liberalizzare le normative in materia della pubblicità di bevande alcoliche”. Le statistiche, rileva il presule, quantificano in 11mila decessi l’anno a causa dell’abuso di alcol, mentre 4 milioni di persone consumano bevande alcoliche in maniera eccessiva e oltre 2milioni sono vittime di violenze causate in stato di ubriachezza.

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