“C’è il rischio di implodere”

Il commentatore Longley spiega perché lo Ukip ha vinto ancora ma non arriverà al potere. La crisi dei Tories. Il nodo-Ue

“Una cosa è certa. Il partito indipendentista Ukip, che si è particolarmente affermato alle ultime elezioni locali, non pretende di essere una formazione cristiana. E questo è un sollievo. Mi preoccuperei se fosse il contrario”. L’ultimo successo della formazione di Nigel Farage, nata per portare la Gran Bretagna fuori dall’Unione europea, preoccupa Clifford Longley, cattolico, noto commentatore della Bbc e del settimanale “Tablet”, che spiega le sue ragioni a Silvia Guzzetti di Sir Europa.

Confusione a Westminster. “Si tratta di un momento davvero caotico nel Regno Unito”, spiega Longley. “Gli elettori tradiscono i partiti che hanno votato fino ad oggi e c’è un 10% della popolazione nostalgica di un passato senza immigrati. Si tratta di persone molto pessimiste, razziste, che si oppongono a tutto quello che è moderno e votano Ukip anziché il partito conservatore. Purtroppo è difficile recuperare questi voti perché si tratterebbe di usare strumenti psicologici anziché politici”.

Il Papa a Strasburgo. “Non penso che, dopo le elezioni generali del prossimo maggio, lo Ukip andrà al potere anche se avrà successo”, continua Longley, “Proprio come sta succedendo in Europa dove le formazioni contrarie all’Unione europea rimangono ai margini”. Il commentatore della Bbc vede la visita del Papa a Strasburgo come “un incoraggiamento al progetto cristiano di costruzione dell’Europa in un momento in cui quest’ultima è in crisi”. “Giustamente la Chiesa ha sempre sostenuto l’Unione perché, se si pensa in termini storici ampi, quest’ultima è stata l’unica garanzia di pace per un’Europa divisa da guerre per oltre mille anni”, spiega Longley. “Anche il referendum promesso da Cameron per il 2017, per dare ai cittadini del Regno Unito la scelta se rimanere o no dentro l’Europa, rischia di generare più problemi di quanti ne risolva. Infatti anche se la maggioranza degli inglesi se ne volesse andare, gli scozzesi vorrebbero certamente rimanere nell’Ue”.

Rischio implosione. “Se se ne va dall’Unione europea, la Gran Bretagna rischia di implodere e dividersi tra Scozia, Galles e Nord Irlanda, che vorranno rimanere con Bruxelles”. Ma non è questo che succederà, secondo il giornalista. “I sondaggi danno, già adesso, una maggioranza a favore dell’Unione. Maggioranza che a mio avviso aumenterebbe se si andasse davvero al voto”, dice ancora Longley. “Si può essere emotivamente contro l’Unione, ma quando si arriva ai fatti, non si può sfuggirle. È una realtà nella quale ci troviamo; siamo soltanto a 34 chilometri dalla Francia! La Gran Bretagna ha bisogno dell’Europa. E anche i Paesi che sono rimasti fuori sono, in ogni caso, pienamente integrati in essa, attraverso l’economia, e accettano il libero movimento della forza lavoro”.

I cristiani sono a favore dell’Ue. Sono proprio i cattolici e i cristiani in generale ad essere più favorevoli all’Unione europea perché, secondo Longley, “hanno la consapevolezza di essere membri di una famiglia ‘internazionale’. L’arrivo di lavoratori polacchi ha rivitalizzato molte parrocchie cattoliche sia in Inghilterra che in Scozia. È dimostrato, poi, che le città meno razziste sono quelle più multiculturali dove la gente viene a contatto con gli immigrati, come a Londra”.

Cameron è in grave crisi. Cameron ha promesso il referendum del 2017 perché vuole mantenere dentro al partito conservatore – secondo la “firma” della Bbc – quel terzo di parlamentari di destra, euroscettici e thatcheriani. “I conservatori attraversano una crisi strutturale e rischiano di liquefarsi, divisi al loro interno e attaccati dallo Ukip”, spiega Longley. “Il primo ministro non riesce ad unirli. Anche la promessa di Cameron, all’indomani del referendum scozzese, di dare maggiore autonomia all’Inghilterra non è realistica. Da sempre i parlamentari scozzesi si sono occupati dell’Inghilterra e quelli inglesi della Scozia. Non può essere altrimenti perché qualsiasi parte del Regno Unito ha responsabilità per tutto il resto. Se diciamo che i parlamentari scozzesi hanno responsabilità solo per la Scozia, ammettiamo le ragioni dell’indipendenza contro la quale ci si è battuti”.

Laburisti uniti attorno a Miliband. I guai di Cameron sono un vantaggio per Miliband, il leader laburista, che, a differenza di quello conservatore, è impopolare nel Paese, ma amato all’interno del partito che è riuscito a mantenere unito. “È la prima volta che un partito, come sta capitando in questo momento a quello laburista che ha perso le elezioni, si ritrovi subito vicino a vincerle di nuovo”, spiega Longley, “Di solito ci vogliono dieci anni di opposizione perché questo succeda”.

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy