Insegnare a crescere verde

Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia, Far Oer, Groenlandia e Isole Åland: progetto comune per portare nelle scuole il rispetto dell'ambiente

L’accordo finalmente raggiunto alla vigilia del G20 australiano, tra Usa e Cina sulla riduzione delle emissioni di Co2 ha fatto tirare un sospiro di sollievo. L’appello accorato che era giunto dagli scienziati riuniti a Copenaghen poche settimane or sono, per cui bisognava che la politica si decidesse a impegnarsi per il clima subito e in maniera consistente, salvo l’irreparabile, ha fatto breccia. E tutti, politici, economisti, ambientalisti, hanno definito l’accordo Stati Uniti-Cina incoraggiante, significativo e importante. Però non basta.

Progetto con le scuole. “Recenti studi condotti dall’università danese di Aarhus testimoniano che più del 95% della ricerca sul clima e sui temi dell’energia ha a che vedere con la tecnologia e con dati quantitativi”, scrive sulla rivista “Green growth the nordic way” il segretario generale del consiglio nordico dei ministri Dagfinn Høybråten. “Non c’è quasi nessuno scienziato che si ferma a indagare il comportamento umano, benché esso sia la chiave per raggiungere un qualunque cambiamento reale nel contrastare la crisi del clima”. E siccome il comportamento umano riceve un’impronta decisiva negli anni della scuola e della formazione, ecco che il Consiglio nordico dei ministri, organismo intergovernativo che lega i governi di Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia, Isole Far Oer, Groenlandia e Isole Åland, ha deciso di mettere a disposizione risorse per finanziare progetti e materiali per le scuole affinché si rendano capaci di insegnare un’attenzione maggiore ai temi del clima e della sostenibilità. L’11 novembre, tradizionalmente “giornata del clima” per i Paesi nordici, il Consiglio dei ministri ha lanciato un progetto di “educazione e formazione alla crescita verde”.

Ragionare, comprendere, agire. “The Great Nordic Climate Challenge” (la grande sfida climatica nordica): è il titolo combattivo del progetto per gli studenti di 12-14 anni. È una gara in tre fasi: cominciata l’11 novembre si fermerà il prossimo 23 marzo, per ripartire nello stesso periodo del 2015 e 2016. Il fulcro è motivare gli studenti a ragionare sul proprio consumo di elettricità, riscaldamento e acqua, imparando a leggere i contatori delle proprie scuole e a pensare misure per ridurre i consumi. Più alte saranno le riduzioni di consumi effettivamente applicate nelle scuole negli anni, più punti riceverà la scuola. Punti aggiuntivi si possono incamerare con la realizzazione di progetti complementari, sostenuti dal materiale educativo messo a disposizione su una piattaforma multimediale (nordeniskolen.org). “Durante i tre anni di gara, offriremo assistenza e consulenza agli studenti, oltre a fornire loro uno strumento particolare per controllare i propri consumi”, spiega Thomas Mikkelsen, della Confederazione delle associazioni nordiche (Fnf), ideatore del progetto finanziato dal Consiglio dei ministri. La piattaforma digitale mette a disposizione materiale informativo sui cambiamenti climatici, le diverse fonti energetiche, spazi di discussione su temi come i trasporti. È accessibile in cinque lingue e offre adattamenti per le specificità dei curricula scolastici di ogni Paese. Questo progetto verrà portato al summit sul clima di Parigi 2015 come una “buona pratica”.

La sfida della sostenibilità. Implementare Rio+20 nelle istituzioni accademiche è una seconda parte del progetto. “Le università nordiche educano migliaia e migliaia di studenti, alcuni dei quali diventeranno i leader di questo mondo”, dice Meeri Karvinen dell’università di Aalto (Finlandia) e coordinatore di questo settore. “È essenziale che la mentalità dominante sia la sostenibilità, e che i nostri studenti siano in grado di influenzare gli altri alla sostenibilità”. Anche qui il punto di partenza è l’analisi e la valutazione con la lente della sostenibilità del lavoro compiuto nelle università, individuando punti di forza e barriere. Si valuteranno quindi offerta formativa e corsi, ambiti di ricerca, didattica e insegnanti. Sullo sfondo ci sono gli obiettivi che dopo la conferenza sul clima Rio+20 un certo numero di università nordiche già si erano date, sottoscrivendo una serie di impegni a insegnare lo sviluppo sostenibile in maniera trasversale, favorire la ricerca sullo sviluppo sostenibile, rendere “verdi” i campus in tutti i modi possibili, promuovere e condividere buone pratiche sia con la comunità locale che nei contesti internazionali.

Biophilia. Il progetto dedicato ai bambini delle scuole ha invece l’impronta islandese e prende le mosse dall’album Biophlia della cantante islandese Björk, uscito nel 2011. Quelle musiche sono diventate “un programma educativo che usa la musica e la creatività per accendere l’interesse dei bambini per scienza e musica”, spiega Auour Þorgeirsdóttir, curatrice del progetto. Infatti ogni canzone dell’album affronta un tema scientifico particolare, combinato con un elemento musicale e visivo specifico. Così, con la collaborazione anche della cantante, sono stati elaborati una serie di workshops per le scuole, anche per insegnare come usare meglio le risorse naturali.

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