Comece, Portogallo, Lussemburgo” “

Comece: un dibattito sulla tratta degli esseri umani
“Un’attività criminale di estrema complessità” che “avviene sotto i nostri nasi in tutta l’Ue”: si tratta del traffico degli esseri umani, su cui la Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) intende ancora una volta attirare l’attenzione con una serata di confronto che si svolgerà il 26 novembre a Bruxelles, presso il segretariato Comece. La Chiesa cattolica è direttamente impegnata in questa lotta attraverso realtà che si occupano di assistere le vittime del traffico, ma anche affiancando le autorità pubbliche nel tentativo di ridurre questo affronto alla dignità umana. Nonostante questo, e benché “legislatori, autorità giudiziarie, forze di polizia e cittadini in tutta Europa stiano diventando sempre più consapevoli” di questa piaga, “gli sforzi compiuti fino ad ora per affrontare il traffico degli esseri umani si mostrano ancora inadeguati”, sostengono gli organizzatori dell’incontro. Nella serata di dibattito interverranno e porteranno la loro testimonianza suor Eugenia Bonetti, presidente dell’associazione “Mai più schiave”, Aidan McQuade, direttore di “Anti-Slavery International” e Annie Morris, dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Modererà il dibattito Maria Hildingsson, segretario generale della Federazione delle associazioni famiglie cattoliche in Europa (Fafce). Sarà inoltre possibile visitare una mostra sulle schiavitù moderne.

Portogallo: plenaria vescovi, la famiglia resta al centro
Nel corso dei lavori dell’Assemblea plenaria della Conferenza episcopale portoghese (Cep), conclusasi lo scorso 13 novembre a Fatima, i vescovi hanno analizzato i risultati del recente Sinodo dedicato alla famiglia, annunciando l’intenzione di proseguire la loro riflessione su questo tema: “Senza trascurare le diverse problematiche e le difficoltà relazionate alla famiglia, la priorità sarà data alla pastorale familiare, affinché la comunità cristiana continui a costituire sempre una famiglia di famiglie”, riferisce il comunicato finale dell’incontro. L’assemblea episcopale ha anche redatto e diffuso una nota pastorale, intitolata: “Invitare a portare a tutti l’abbraccio di Dio”, nella quale si rileva che “la vita consacrata, nei suoi differenti carismi e nelle sue diverse istituzioni, occupa da secoli un luogo privilegiato nel cuore della Chiesa, in quanto elemento decisivo per la missione, e dono necessario nel presente e nel futuro del popolo di Dio”. A Fatima i vescovi hanno manifestato la loro preoccupazione per le persecuzioni religiose e le malattie mondiali (ebola), rivolgendo una preghiera particolare alle vittime dell’epidemia di legionella che in questi giorni ha colpito la provincia portoghese di Vila Franca de Xira, e hanno inoltre iniziato la preparazione della prossima visita ad limina, che avrà luogo dal 7 al 15 settembre 2015. Infine, dietro proposta dell’arcivescovo primate di Braga, mons. Jorge Ortiga, l’assemblea ha accolto con soddisfazione la richiesta di appoggio alla canonizzazione del Beato Frei Bartolomeu dos Mártires (1514-1590), e l’apertura della causa di beatificazione riguardante padre Adão Salgado Vaz de Faria (1907-1990), fondatore, nel 1945, della Congregazione della Divina provvidenza e Sacra famiglia.

Lussemburgo: “Le religioni restino nelle scuole pubbliche”
Hanno firmato un “memorandum comune” per offrire la propria disponibilità ad “assumersi la responsabilità per un corso delle religioni alla scuola pubblica, in collaborazione con lo stato del Lussemburgo” i rappresentanti del Consiglio dei Culti convenzionati (di cui fanno parte ebraismo, anglicani, cattolici, ortodossi, protestanti e protestanti riformati), della Chiesa neo-apostolica e della Shoura, la comunità musulmana. Lo scorso anno il governo Bettel aveva infatti proposto di introdurre nelle scuole un insegnamento unico di formazione morale e sociale, eliminando la possibilità di avvalersi dell’insegnamento confessionale. I firmatari del Memorandum ritengono invece che “l’insegnamento della religione deve avere un posto nelle scuole pubbliche” dal momento che le religioni “non possono essere trascurate se vogliamo conoscere, apprezzare e rispettare l’altro per costruire un futuro insieme”. Il “corso delle religioni” proposto al Governo nel Memorandum sottoscritto il 17 novembre durante un incontro pubblico, permetterebbe “di conoscere le diverse religioni e sviluppare una comprensione delle molteplici espressioni del religioso” e diventerebbe il “luogo in cui la ricerca di una risposta alle questioni esistenziali è illuminata dalla saggezza delle religioni”. Gli studenti sarebbero così “avviati al dialogo” e avrebbero “l’occasione di confrontarsi con le grandi religioni, ispirarsi alle grandi figure e cercare insieme i valori comuni”.

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