Ancora le catene” “di Kunta Kinte

Forse non ci sono più le catene di Kunta Kinte, protagonista del romanzo "Radici" ("Roots") di Alex Haley, simbolo mondiale e senza tempo della schiavitù dei neri in America. Ma gli schiavi ci sono ancora, eccome, e crescono in numero e in ogni angolo del pianeta. Più volte e da molteplici fonti sono emerse denunce circa le nuove schiavitù: l’ultima delle quali giunge dall’Australia, dove Walk Free Foundation ha diffuso dati "aggiornati": secondo il rapporto della ong, sarebbero 35 milioni le persone la cui vita è tenuta in scacco, spesso piegata da ogni forma di violenza fisica o psicologica. I minori in queste condizioni si calcolano in 5 milioni.I Kunta Kinte di oggi non lavorano nelle piantagioni di cotone, ma magari raccolgono pomodori o altri prodotti della terra in qualche angolo di Asia o Europa. Oppure scavano nelle miniere d’Africa o in Sud America. O lavorano in un laboratorio tessile (clandestino) in Italia…Ci sono, oggi, anno del Signore 2014, uomini ai lavori forzati, ragazze costrette a sposarsi con matrimoni forzati, giovani impiegati nello spaccio di stupefacenti, minori obbligati (o subdolamente convinti) a imbracciare le armi e a diventare "bambini soldato". E, ancora, cresce la tratta di esseri umani a scopo di prostituzione o per la vendita di organi…Secondo la ricerca, due terzi degli schiavi di oggi si collocano in cinque Paesi: India, Cina, Pakistan, Uzbekistan, Russia. Ma anche Mauritania, Qatar, Haiti e altre nazioni figurano nella vergognosa classifica.Si tratta, fra l’altro, di dati per difetto. Gli schiavi certo non vengono censiti, e appaiono alla luce solo mediante denuncia, interventi delle forze dell’ordine o delle magistrature, di qualche ong, di missionari o associazioni ecclesiali che danno battaglia su questo versante. Da qualche tempo si moltiplicano gli allarmi in tale direzione, si celebrano giornate contro la tratta o contro lo sfruttamento o contro il lavoro nero e forzato. Nel frattempo ci sono esseri umani la cui dignità è negata, costretti a un’esistenza che di "umano" ha ormai poco o niente.Anche queste sono vite spezzate, negate, interrotte. A volte riescono a far risuonare il loro grido, la loro supplica, la richiesta di aiuto. Casi innumerevoli che ricordano altri mali: aborto, eutanasia, omicidi, stupri… Non lo si può mai dimenticare.

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