Il crollo del Muro, una tappa” “per costruire l’Europa unita

Gli avvenimenti di Berlino sono stati un punto di arrivo "rivoluzionario" e una pietra miliare per il nuovo Continente

Venticinque anni fa, il 9 novembre 1989, cadeva il Muro di Berlino, permettendo a migliaia di cittadini della Repubblica democratica tedesca di godere finalmente, con l’ingresso nella Repubblica federale di Germania, della libertà a cui avevano dovuto rinunciare per decenni. L’evento, celebrato in questi giorni, non fu il risultato di una negoziazione politica, ma il successo di una rivoluzione dal basso. Il regime comunista aveva dovuto cedere sotto la pressione delle manifestazioni di massa, animate da persone di tutte le classi, insoddisfatte per le condizioni di vita nella Germania Est e in particolare per la limitazione delle loro libertà e dei loro diritti civili.
Il lavoro di attivisti per i diritti civili, che si erano impegnati in molti casi potendo contare sulla protezione delle Chiese, era già venuto alla luce; incoraggiati anche dalla nuova politica sovietica sotto Gorbaciov, i manifestanti si erano potuti liberare dalla paura della repressione da parte della polizia e delle forze militari. Fin dall’inizio, tali attivisti erano interessati alla democrazia. Al grido di “noi siamo il popolo” avevano sfidato i governanti che parlavano e decidevano per il popolo.
Alla commemorazione del crollo del Muro che si è svolta con grande eco mediatica in Germania, si è giustamente sottolineato come non si sia trattato di un evento storico esclusivamente nazionale, tedesco, ma piuttosto europeo. Esso ha aperto innanzitutto in modo simbolico, ma subito dopo anche in modo molto reale, la possibilità di superare la divisione dell’Europa e del mondo in due sistemi sociali ed economici separati e in guerra tra loro. In questo evento era racchiusa la prospettiva di riunificazione dell’Europa, come si è gradualmente realizzata negli anni successivi. Fin dall’estate di quell’incredibile 1989 si erano verificati continui movimenti di cittadini della Germania Est che cercavano di entrare come turisti in Occidente, attraverso la Cecoslovacchia o l’Ungheria. Vi riuscirono a migliaia con il consenso dei governi di questi Paesi, all’epoca ancora comunisti, ma che a differenza del governo della Germania orientale avevano riconosciuto i “segni dei tempi”. Confidando nel fatto che Gorbaciov avrebbe tollerato la rottura della linea repressiva fino ad allora perseguita del blocco orientale, anticiparono – contro la resistenza furiosa dei governi reazionari di Berlino Est, Bucarest e Sofia – gli eventi storici e fecero loro stessi la storia.
La caduta del Muro di Berlino è stato anche un evento europeo per il fatto che un certo numero di iniziative rivoluzionarie per la libertà dal giogo delle dittature comuniste si era già verificato in diversi Paesi dell’Europa centrale: senza queste, la rivolta dei cittadini della Germania orientale non potrebbe essere immaginata. Nella memoria collettiva degli europei le rivolte di Budapest (Ungheria 1956) e di Praga (Cecoslovacchia 1968) in particolare restano tappe importanti sulla via della liberazione; la lotta efficace di Solidarnosc in Polonia (dal 1980) è stato un altro esempio incoraggiante.
È stato un colpo di fortuna che non si sia arrivati alla violenza nella rivolta contro il regime della Germania dell’Est. La gente che manifestava per la propria libertà e i diritti però non lo sapeva e corse un grande rischio. Le autorità non potevano più contare sul sostegno dell’Unione Sovietica e per questo non ebbero il coraggio di usare l’esercito per difendere il proprio regime.
Una breccia era stata compiuta, ma la democrazia e lo stato di diritto in Germania orientale non erano ancora stati raggiunti. La Repubblica democratica tedesca esisteva ancora. Il movimento a favore dei diritti civili si era focalizzato solo sullo smantellamento dell’apparato repressivo, della “sicurezza dello Stato” (Stasi); ora occorreva preparare elezioni libere e la creazione di strutture della società democratiche e civili. Il Partito socialista unitario, che aveva governato per 40 anni il Paese con strumenti di oppressione e lo aveva rovinato moralmente, politicamente ed economicamente, veniva sconfessato. Con il nuovo nome di Partito del socialismo democratico e l’annuncio di riforme, i loro capi cercarono all’ultimo di salvare la Repubblica democratica come Stato indipendente.
Invano. Perché lo slancio della rivoluzione e una politica intelligente che già pochi mesi dopo la caduta del Muro nuovi leader politici eletti democraticamente, uomini e donne reclutati in gran parte dal movimento civile uscito vincitore, hanno portato alla riunificazione della Germania un anno dopo, il 3 ottobre 1990. Questo è stato un passo decisivo verso la riunificazione dell’Europa.

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