Verdun, riconciliazione” “sulle tombe dei soldati

I vescovi europei si riuniranno l'11 novembre per commemorare i defunti della prima guerra mondiale e pregare per la pace

La battaglia di Verdun nel 1916, che fece più di 300mila morti, è diventata il simbolo dell’inutilità dell’orribile massacro della prima guerra mondiale. Nella cappella dell’ossario di Douaumont, che custodisce le ossa di 130mila soldati francesi e tedeschi non identificati, i vescovi europei celebreranno l’11 novembre un servizio religioso. Per concludere, si canteranno i vespri nella Cattedrale di Verdun, in memoria dei morti della guerra. Queste cerimonie commemorative possono costituire l’occasione per una revisione critica del ruolo delle Chiese all’inizio della prima guerra mondiale, a cent’anni di distanza. Karl Barth, il teologo svizzero della Chiesa riformata protestante, ha osservato che dopo lo scoppio della guerra, nel 1914, “l’amore per la patria, il bellicismo e la fede cristiana” erano diventati irrimediabilmente intrecciati. Nelle Chiese di ciascuno dei Paesi che erano entrati in guerra, il nazionalismo ha prevalso sulla fede.
Le Chiese in Francia hanno percepito la loro nazione come la controparte aggredita, quindi hanno baldanzosamente designato la loro guerra di difesa come una guerra “santa”. Le Chiese in Gran Bretagna hanno sposato la posizione secondo cui la Germania si era allontanata da Dio; di conseguenza, la guerra contro i tedeschi era una guerra religiosa. La Chiesa ortodossa russa se n’è fatta eco, arrivando persino ad affermare che il Kaiser Guglielmo II era l’Anticristo; un’antica icona della Madre di Dio è stata portata al fronte per garantire che Dio sarebbe stato al loro fianco durante gli scontri.
Il 25 luglio 2014, la Conferenza episcopale tedesca ha pubblicato una dichiarazione a cent’anni dall’inizio della prima guerra mondiale, dal titolo: “Superare l’egoismo delle nazioni – sviluppare l’ordine della pace”. I vescovi compiono una limpida ammissione quando dicono: “Oggi sappiamo che tanti, tra cui persone molto in alto nella Chiesa, hanno fatto ricadere la colpa su di sé, non riuscendo, nella cecità nazionalista, a percepire la sofferenza delle vittime della guerra, e rendendosi conto troppo tardi delle conseguenze di una fedeltà assoluta alle loro rispettive nazioni”.
Anche dopo la seconda guerra mondiale, lo spettro della guerra perseguita ancora l’Europa – come sappiamo dalle guerre nell’ex Jugoslavia. Anche in questo caso, il nazionalismo e la religione hanno combinato la loro azione con effetti disastrosi. La recente crisi in Ucraina dimostra chiaramente che la pace in Europa non può in alcun modo essere data per scontata.
Nella loro dichiarazione, i vescovi tedeschi sottolineano che l’integrazione europea, sotto forma di Unione europea, dopo la seconda guerra mondiale ha fornito una risposta alle domande sollevate in modo così chiaro dalla prima guerra mondiale. Il solo fatto di guardare indietro agli orrori della guerra dovrebbe fornire un incentivo ad aderire a questo progetto e prevenire ogni possibile ricaduta in forme di nazionalismo unilaterale.
Lo storico australiano Christopher Clark, che nel suo libro “I sonnambuli” ha analizzato le cause della prima guerra mondiale, descrive l’Unione europea come “una delle più grandi conquiste del genere umano”. A coloro che nutrono dubbi circa l’Unione europea, il nuovo presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, offre questo consiglio: visitare un cimitero di guerra.

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