Chiese di Sardegna: ” “energie in moto” “per creare il lavoro

La comunità cristiana ha il dovere di chiedere conto ai rappresentanti politici su diversi fronti: innovazione, sostenibilità ambientale, sobrietà come stile di vita, attenzione alle marginalità, rifiuto della cultura della fortuna e dell'azzardo e rilancio dell'educazione scolastica. Valutazione dei beni improduttivi della Chiesa per una loro valorizzazione attraverso il Progetto Policoro

La vittoria dei rossoblù cagliaritani per 4 a 0 a Empoli è diventata la metafora più adatta per definire le prospettive nate dal convegno ecclesiale della Chiesa sarda, tenutosi a Cagliari sabato 25 ottobre. "Il fatto di continuare ad attaccare dopo che si è segnato è la rivoluzione culturale più grande da qui a trent’anni in Sardegna", ha detto Vittorio Pelligra, docente di economia presso il dipartimento di scienze economiche e aziendali dell’Università di Cagliari, la cui relazione era centrale, ed ha offerto una serie di stimoli per il lavoro dei gruppi tematici. Bisogna identificare uno spirito vincente e di continua azione d’attacco, che ribalti gli schemi e sconvolga l’avversario: la crisi. Indiscutibilmente una chiave di lettura innovativa dei risultati dell’assise. "La comunità cristiana in Sardegna di fronte alla crisi, a un anno dalla visita di Papa Francesco", era un titolo che poteva indurre a lacrime e dubbi, soprattutto per l’aggravarsi quotidiano della crisi sarda, ma per Pelligra lo spirito del convegno apre la strada a un’azione feconda per le comunità parrocchiali, i singoli fedeli, le istituzioni ecclesiali, la stessa Conferenza episcopale. Tutti devono iniziare a cercare soluzioni concrete, senza aspettarsi aiuti dal mondo politico e amministrativo ma proponendosi come interlocutori seri per la risoluzione dei problemi del lavoro in Sardegna. "Occuparsi in maniera creativa e cooperare con efficacia: questo è quello che siamo chiamati a fare oggi e non solo oggi – ha detto l’economista -, bisogna porsi nei confronti del sistema economico con politiche attive in maniera interventista, non subire le mere logiche del mercato, questo nella direzione di una maggiore equità sociale che si raggiunge con la creazione di nuove opportunità di lavoro, la promozione integrale dei poveri".

Alla base c’è l’equità sociale. In tutto il convegno l’equità è stata centrale, partendo dalle parole di Papa Francesco: "L’inequità è la radice dei mali sociali, è la disuguaglianza sistemica che sta alla radice non solo dei mali economici ma dei mali sociali". La situazione sarda, con un tasso di disoccupazione al 19,5% vede ampiamente violata quella equità, il senso di partecipazione alla comunità, i diritti della persona. I dati dimostrano che una fetta considerevole di sardi considera la situazione in peggioramento: la povertà assoluta in Sardegna tocca il 9,6%, circa 3 punti percentuali oltre la media nazionale, la dispersione scolastica è al 36,2%. I quasi 300 delegati delle dieci diocesi sarde, molti dei quali giovani, hanno avuto modo di confrontarsi proprio a partire dalle situazioni locali. In questa riflessione la Chiesa sarda si presenta come interlocutore che deve essere innovativo, anche secondo i risultati dei 4 gruppi di confronto su lavoro e impresa, lavoro e istituzioni, lavoro e condizione giovanile, lavoro e politiche familiari. Gli interventi hanno evidenziato che si può utilizzare in modo diverso l’8×1000 e i beni della Chiesa improduttivi, valutando cosa nel patrimonio della Chiesa locale possa essere messo a disposizione dei giovani per creare nuove iniziative di lavoro, produzione di beni e servizi, partendo dall’esperienza del Progetto Policoro che agisce già per la promozione dell’imprenditorialità giovanile. Bisogna poi rafforzare e ottimizzare le idee che non vengono sfruttate altrove, oltre che ripartire dalle vere e nuove risorse e filiere della Sardegna.

Responsabilità e collaborazione. La comunità cristiana ha il dovere di chiedere conto di ciò che fanno i propri rappresentanti politici e di come lo stanno facendo, per non lasciare nulla d’intentato: innovazione, sostenibilità ambientale, sobrietà come stile di vita, attenzione alle marginalità, rifiuto della cultura della fortuna e dell’azzardo e rilancio dell’educazione scolastica sono alcuni dei punti forti su cui agire in stretta comunione di intenti. "La collaborazione era intenzione primaria dei vescovi e c’è stato un segnale positivo che non deve fermarsi a un convegno – ha detto monsignor Giovanni Paolo Zedda, vescovo di Iglesias e delegato per la pastorale sociale della Conferenza episcopale sarda -. Deve partire un impegno nuovo da parte di tutti per coinvolgere tutte le nostre comunità per una crescita di consapevolezza, di partecipazione, di accompagnamento dei giovani". Nel presentare le conclusioni dei lavori, l’arcivescovo di Cagliari, monsignor Arrigo Miglio, ha invitato tutti a creare un sistema di scambio di esperienze, facendo tesoro del clima positivo della giornata, consci della necessità di fondare l’azione solidale e di intervento su una "evangelizzazione che non sia di nicchia", ma aiuti a ricostruire la capacità di educare alla fatica del lavoro, coniugata alla nuova fatica del saper creare lavoro: "Mettere in moto la fantasia, essere attenti, essere vigilanti, saper essere davanti ad una nuova fatica imprevista, ma la situazione concreta oggi ci chiede di darci da fare per trovare strade per creare lavoro".

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