Le Settimane sociali: ” “dialogo Chiesa-mondo

L'appuntamento ad Alicante (Spagna) prosegue una consolidata tradizione europea. La voce dei cristiani sulle sfide di oggi

L’agenda è sempre fitta e tende ad articolarsi attorno ai grandi temi della vita di ogni giorno: l’economia, il lavoro, la famiglia, la cura della salute, il volontariato, le povertà, il rapporto Stato-società, il ruolo della religione nello spazio pubblico, l’educazione, la promozione e la tutela dei diritti, le migrazioni, le comunicazioni. Le Settimane sociali, organizzate pur con modalità differenti in diversi Paesi, crescono e si ritagliano uno spazio significativo per una presenza cristiana consapevole ed efficace nell’Europa del terzo millennio.
Sorte per lo più nel Novecento con l’intento di mettere a confronto le profonde trasformazioni dell’epoca con la Dottrina sociale della Chiesa, in taluni casi promosse dal laicato più impegnato, in altre sospinte dalle Conferenze episcopali, le Settimane sociali rappresentano tuttora un vivace patrimonio in Italia, Francia, Germania (Katholikentag), Spagna (con l’appuntamento di Alicante, dal 23 al 25 ottobre, dal titolo “Per una società nuova. Sfide e proposte”). Esperienze simili, più o meno recenti, si riscontrano anche in Austria, Polonia, Slovenia, Portogallo, Ucraina… In qualche caso si tratta di incontri a carattere ecumenico.
Tali esperienze sono attraversate da sensibilità comuni: c’è, di fondo, la convinzione di una “dimensione continentale” della presenza sociale del cristianesimo, anche in ragione delle comuni radici cristiane che tuttora segnano tante realtà nazionali in Europa. Si impone, inoltre, la netta convinzione che una Chiesa radicata nel tessuto culturale e sociale di una Nazione, condivide problemi e sfide che attraversano quel vissuto “feriale”, i quali a loro volta vanno ormai caratterizzando e interrogando l’Europa intera: si tratti delle ricadute della crisi economica o del crescente individualismo, dell’invecchiamento demografico o dell’accelerazione del secolarismo, delle migrazioni, dell’affermarsi di una società multietnica e multireligiosa, oppure delle novità imposte da internet o dal consumismo imperante. Il messaggio del Vangelo – in definitiva – percorre le stesse strade delle donne e degli uomini di oggi e può essere fermento di novità, lievito, sale, luce, ogni giorno, in ogni situazione, a ogni latitudine.
È quanto emerso, del resto, dalle recenti Giornate sociali cattoliche (promosse da Ccee e Comece) svoltesi a Madrid in settembre, sviluppatesi non a caso attorno al tema “La fede cristiana e il futuro dell’Europa”. E la Settimana spagnola di Alicante si muove nella medesima direzione, evidenziando un ulteriore aspetto: la relazione introduttiva è stata infatti affidata al cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione. Per chiarire i motivi di tale, precisa scelta, Vicente Navarro de Luján, presidente della Giunta nazionale delle Settimane sociali di Spagna, ha affermato che Barbarin, oltre a essere “una persona molto stimata e rispettata, con una grande capacità di dialogo”, si trova alla guida “di una diocesi, quella di Lione, che potrà servirci senza dubbio come paradigma dei problemi che possono avere altre diocesi in Europa”. Ecco lo sguardo di una Chiesa che va oltre le frontiere, proprio perché la missione evangelizzatrice non ha confini, non si fa imbrigliare dalle carte geografiche, allarga il suo sguardo a ogni essere umano, a ogni comunità, a ogni società.
S’intravvede nel “movimento europeo” delle Settimane sociali un segnale forte, forse non codificato ma reale, di quella “Chiesa in uscita” ispirata da Papa Bergoglio. Una comunità credente che – come riscontrato con tutta evidenza nel Sinodo sulla famiglia – ha voglia di ascoltare, di confrontarsi, di valutare, senza pregiudizi né chiusure, tutti i “segni dei tempi”, per poter ripensare e rilanciare la sua stessa missione di amore, di pace, di giustizia e di solidarietà.

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