Riscoprire l’alfabeto umano

La plenaria del Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa ha puntato i riflettori sulla famiglia. L'incontro con il Papa

“La famiglia non è un problema, ma una soluzione per l’Europa. È fonte di risorse inestimabili per le nostre società europee di cui costituisce il capitale umano”. Lo scrivono i presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa al termine dell’Assemblea plenaria del Ccee che si è svolta quest’anno a Roma (2-4 ottobre) per riflettere, alla vigilia del Sinodo della famiglia, sulle questioni e i fenomeni che toccano più da vicino la famiglia e la pastorale della famiglia oggi in Europa. Particolarmente emozionante è stato l’incontro con Papa Francesco, venerdì 3 ottobre, durante il quale il Santo Padre ha mostrato di conoscere bene la situazione europea ricordando le numerose sfide e difficoltà che attraversano il continente. E prendendo spunto dal saluto del cardinale Péter Erdõ, Papa Francesco ha esortato i vescovi europei a “non aver vergogna e ad annunciare con chiarezza Gesù: Gesù Cristo è la soluzione ai nostri problemi”.

Ideologie e verità. In una Europa alle prese con politiche di austerity, i vescovi europei hanno sottolineato l’importanza di leggi e politiche che sostengono la famiglia. “La Chiesa in Europa – si legge quindi al primo punto del comunicato finale – invita i Governi a prendere coscienza che non vi è altra realtà che possa ‘produrre’ capitale umano come la famiglia e chiama alla vigilanza di fronte al male che certe ideologie, che non tengono conto della verità della famiglia, possono recare”. Ma il quadro della famiglia oggi in Europa non è tutto nero. I vescovi hanno espresso la loro gratitudine alle tante famiglie cristiane che nel nostro continente “vivono la loro fedeltà anche in mezzo a una cultura spesso individualista”. Ma anche queste famiglie hanno bisogno di una “pastorale adeguata”. “Si tratta – spiegano i presuli in rappresentanza di 33 conferenze episcopali e di una quarantina di nazioni – di una pastorale che parte dall’esperienza reale dell’uomo, cercando in essa le tracce della presenza di Dio”. Non dunque “l’esecuzione di un progetto elaborato a tavolino” quanto piuttosto l’accompagnamento da parte del sacerdote e della comunità cristiana, di coppie e famiglie che “sono le vere protagoniste per comprendere il progetto di Dio”. Nel testo finale dell’Assemblea i vescovi europei affrontano anche la delicata questione del fallimento di molti matrimoni. Questione che ha catalizzato l’attenzione dei media fin dall’annuncio del Sinodo sulla famiglia. E i vescovi del Ccee avanzano una proposta concreta: “Nella coscienza di tanti drammi che portano al fallimento di molti matrimoni, oltre all’appello alla perseveranza, è emersa la necessità di snellire e accelerare i processi di annullamento laddove i presupposti richiesti sono evidenti”.

Nonna o madre? A Roma i vescovi si sono confrontati sulle sfide che la famiglia oggi vive al suo interno. Tra tutte – ha detto il cardinale Péter Erdõ, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del Ccee – spicca la “fuga dall’impegno istituzionale” che determina una diminuzione non solo dei matrimoni religiosi ma anche di quelli civili. Una situazione “paradossale” se si considera che tra i valori più desiderati dai giovani in Europa ci sarebbe tra i primi posti l’aspirazione a creare una famiglia. Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e vicepresidente del Ccee, ha invece puntato il dito, sulla sfida antropologica che la famiglia sta vivendo oggi. “Siamo dentro – ha detto – a una mutazione dell’alfabeto umano dove i concetti base di amore, famiglia, vita, libertà stanno cambiando significato e si vuole ridefinirli”. Altro elemento che mette alla prova la famiglia “è la denatalità” che mette in evidenza – ha osservato Bagnasco – “il grado di speranza e di fiducia verso il futuro”. Ricevendo i vescovi in Vaticano, anche il Papa ha toccato questo tema parlando di “rischio di mancanza di generazione”. Èd è risuonata ancora una volta la domanda: “L’Europa è una nonna o una madre?”. “La nonna – ha detto mons. Angelo Massafra, arcivescovo di Scutari-Pult e neo eletto vicepresidente del Ccee riportando le parole del Papa – non genera più. E quindi l’Europa è chiamata a essere una madre viva”.

Un messaggio di pace. Durante la riunione plenaria, i vescovi hanno ascoltato con grande partecipazione le relazioni dei pastori dell’Ucraina e di altri Paesi europei che attraversano gravissime difficoltà con un alto numero di vittime e di profughi. Era presente anche sua beatitudine Fouad Twal, patriarca di Gerusalemme dei Latini. “Con l’animo di pastori – si legge in un messaggio -, condividiamo la grande sofferenza di tanti fratelli e sorelle nella fede e in umanità, mentre chiediamo alle autorità internazionali risoluzioni efficaci, chiare e immediate perché si ponga fine alle tragedie in atto, e anche perché si assicuri il rientro dei profughi, nel tempo più breve possibile, nelle loro terre in condizioni di sicurezza e di libertà”.

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