Pace e libertà religiosa

L'Assemblea parlamentare ha affrontato il problema delle violenze sulle minoranze etniche e di credo nel mondo

“Da allarmante a disperata”. Così l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, nel dibattito d’urgenza tenuto il 2 ottobre nell’ambito della plenaria (Strasburgo, 29 settembre – 3 ottobre), definisce la situazione delle comunità religiose ed etniche in Medio Oriente, e in particolare in Iraq e in Siria. Al centro dei lavori – mentre è forte l’attesa per la visita di Papa Francesco il prossimo 25 novembre, che sarà nel capoluogo alsaziano sia nella sede dell’Europarlamento sia in quella del CdE – le minacce dell’Isis e le violenze contro i cristiani e le altre minoranze religiose, la crisi in Ucraina, il ritorno del neonazismo in Europa. Fil rouge delle giornate il monito lanciato in apertura dalla presidente Anne Brasseur: “I diritti umani devono prevalere sulle preoccupazioni politiche e sulle specificità nazionali”.

Iraq e Siria. Occorre fermare i massacri in corso da parte dell’Isis, si legge nella risoluzione adottata dai parlamentari, basata sul report della greca Theodora Bakoyannis, che invita gli Stati membri a fare “tutto il possibile per contribuire a portare la pace nella regione”, ad “aumentare gli sforzi per identificare” i circa 3mila giovani europei che si battono per l’Isis, individuare i suoi canali di reclutamento e smantellarli, identificare, neutralizzare e sanzionare le fonti di finanziamento. Per l’Apce le attuali missioni umanitarie sono insufficienti; occorre un programma mondiale di aiuti nei campi profughi in Iraq, Siria, Giordania, Libano e Turchia. Governo e forze di sicurezza iracheni devono da parte loro garantire che “i casi riportati sotto il precedente governo di uso eccessivo della forza e di discriminazioni contro le minoranze religiose ed etniche non si ripetano più”. L’invito, infine, agli Stati membri e alla comunità internazionale a sostenere il governo di Baghdad nei suoi tentativi di proporre un’alternativa credibile all’Isis.

La situazione ucraina. Nel corso del dibattito d’attualità sulla crisi ucraina, Stefan Schennach (Austria) ha ribadito la necessità di “un cessate il fuoco permanente” e del ritiro incondizionato e completo delle truppe straniere dal Paese. Il parlamentare ha chiesto “il ripristino della sovranità e dei confini dell’Ucraina”, esortando le parti al dialogo per risolvere il conflitto, chiedendo una seria indagine sugli eventuali crimini di guerra perpetrati finora, e avvertendo che l’Ucraina è “sull’orlo di una catastrofe umanitaria”. Niels Muiznieks, commissario per i diritti umani CdE appena rientrato da una visita nel Paese, ha lanciato un monito: “I recenti raid contro i tatari hanno sconvolto questa comunità e devono essere fermati”. Per Muiznieks, le cosiddette “forze di autodifesa” in Crimea sono state anche coinvolte in gravi violazioni dei diritti umani, tra cui sequestri di persona. A rischio la libertà dei media con minacce ai giornalisti e confische delle attrezzature. L’invito alle autorità ucraine e russe a “adottare tutte le misure necessarie” per aiutare le famiglie delle persone scomparse a ritrovare e identificare i resti dei loro parenti è stato rivolto da Jim Sheridan (Regno unito), già relatore Apce sulle persone scomparse in Europa.

Premio “Havel” e stop al neonazismo. In questa cornice si è svolta al Palais de l’Europe la cerimonia di conferimento del secondo Premio “Václav Havel” (un fondo da 60mila euro), attribuito all’attivista per i diritti umani azero Anar Mammadli, attualmente detenuto in carcere, e consegnato al padre. Dall’Assemblea sostegno convinto alla proposta del Dipartimento per la gioventù del CdE di proclamare il 22 luglio – anniversario dei massacri commessi da un neo-nazista in Utøya e Oslo – “Giornata europea per le vittime di crimini ispirati dall’odio”. L’Apce ha dedicato un dibattito al rapporto di Marietta de Pourbaix-Lundin (Svezia) sugli strumenti per contrastare il neonazismo, con la partecipazione del presidente del Parlamento norvegese Olemic Thommessen. In una risoluzione, i parlamentari hanno invitato i politici a “smascherare pubblicamente” i movimenti neonazisti “sfidandoli in modo chiaro e inequivocabile” e condannandone ideologia e retorica. Di qui l’elenco di esempi di buone prassi da tutta Europa, comprese azioni per impedire ai giovani di farsi coinvolgere in gruppi neo-nazisti o aiutarli a uscirne. Originale il contributo offerto dalla “Living Library” (biblioteca vivente) messa in scena il 30 settembre e il 1° ottobre, all’interno della quale libri “viventi”, cioè vittime della violenza razzista e dell’incitamento all’odio (rifugiati e rom), membri di associazioni attive nella lotta contro estremismo, razzismo e omofobia, ex neo-nazisti, hanno offerto la propria testimonianza.

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