Nella terra di Giorgio” “calzolaio d’America” “oggi arrivano i migranti

Da terra di emigranti, la Sicilia è diventata approdo e rifugio per i nuovi migranti. Oggi le coste italiane, in particolare quelle siciliane, sono prese d'assalto da barconi colmi di immigrati in cerca di aiuto. Come noi nel secolo scorso, gli immigrati di oggi cercano tutti, allo stesso modo, migliori condizioni di vita, in molti casi addirittura protezione come nel caso dei rifugiati di guerra

La Sicilia di oggi è parte di un regno delle meraviglie dove, purtroppo, perfino le onde radio si fermano: il telefono sicuro è ancora quello di una volta, con il filo, e internet, in alcune zone, resta un autentico miraggio. I siciliani continuano ogni giorno a vivere con orgoglio, proprio come facevano le vecchie generazioni. Eppure basterebbe così poco per riaccendere una luce sulla terra di Trinacria. A Ragusa Ibla, sede del Seminario sull’immigrazione organizzato dalla Fisc, è bastato, per esempio, far rivivere un personaggio televisivo nato dalla penna di un siciliano "doc", lo scrittore Camilleri, per sentire dalla gente del posto che l’economia e il turismo sono aumentati grazie allo sceneggiato del Commissario Montalbano. Abbiamo chiesto in giro: "Se si dovesse stabilire in termini di percentuale, quanto ha contribuito la fiction allo sviluppo di Ragusa?". La risposta comune a tutti gli interpellati è stata: "il 100%."
La conclusione è semplice: nonostante i molteplici sforzi per la promozione del territorio, si registra un evidente difetto di comunicazione! Nell’era digitale basta la diffusione via cavo ed etere di un pezzo del Paese perché lo stesso diventi meta turistica. È un fenomeno certamente non nuovo. Anzi, recentemente un caso analogo si è registrato in Campania dopo il film "Benvenuti al Sud". A distanza di quattro anni dall’uscita nelle sale cinematografiche della pellicola che racconta la storia di una grottesca immigrazione interna, da Nord a Sud, ancora oggi nel paesino di Castellabate, in provincia di Salerno, si registra un considerevole afflusso turistico. È un elemento di riflessione emerso a margine del Convegno sull’immigrazione organizzato dal giornale ragusano "Insieme" (associato alla Fisc) che ha festeggiato i 30 anni di vita, chiamando a raccolta nella splendida cittadina iblea direttori e rappresentanti della stampa cattolica di tutta Italia.
Ma è davvero singolare che l’aspetto più profondo che richiama l’immigrazione sia stato colto l’ultimo giorno del convegno, a conclusione dei lavori seminariali, proprio a Ragusa Ibla. Mentre un gruppo di giornalisti era intento a riconsegnare le chiavi del B&B dove avevano alloggiato, i proprietari hanno iniziato spontaneamente a raccontare una storia di immigrazione.
Gli alloggi del B&B sono stati ricavati in quella che un tempo era la casa di Giorgio La Rosa; nato a Ragusa Ibla nell’anno 1906, di mestiere calzolaio: aveva la bottega a pochi passi da casa, vicino alla chiesa delle "Anime del Purgatorio", per i ragusani nota come la chiesa degli archi. Giorgio riparava le scarpe dei concittadini, ma le commesse più significative erano quelle dei Baroni e dei notabili del luogo. Erano anni difficili e di dura crisi economica, un periodo decisamente peggiore dei nostri giorni.
Fu così che, con grande sofferenza per il distacco dai familiari (moglie e figlie), Giorgio La Rosa decise di raccogliere l’invito del fratello a raggiungerlo a Brooklyn, in America, alla ricerca di fortuna. Era il 1954 quando, tra le lacrime della moglie e delle piccole figlie, Giorgio afferrò le valige di cartone lasciandosi alle spalle la città che amava. Vi fece ritorno dopo ben 16 anni, da pensionato. Aveva ottenuto il suo scopo: garantire un buon tenore di vita per sé e per i propri familiari.
Giorgio La Rosa in America aveva lavorato per una fabbrica di scarpe, era il suo mestiere. Lo notò anche il proprietario della ditta che nell’osservare l’abilità, con la quale Giorgio La Rosa tagliava e cuciva le pelli e le stoffe, gli aveva chiesto: "ma tu in Italia che lavoro facevi?" La risposta:” Riparavo e facevo scarpe su misura per i Baroni.” Il datore di lavoro si allontanò compiendo, in segno di soddisfazione, un cenno del capo. Poche ore dopo Giorgio venne chiamato in ufficio e gli fu chiesto: "La Rosa te la senti di lavorare scarpe su misura abbandonando la produzione in serie? Dovrai lavorare anche nel fine settimana ma guadagnerai di più". Giorgio accettò e cominciò a realizzare scarpe da donna molto eleganti su modelli e misure specifiche: erano le scarpe che avrebbero indossato Marylin Monroe, Jacqueline Kennedy a altre celebrità dell’epoca. Raggiunti i limiti di età pensionabile Giorgio La Rosa rifece subito le valige e ripartì per l’Italia: destinazione Ragusa Ibla, via del Mercato. Il datore di lavoro americano promise forti somme di danaro pur di trattenere l’abile calzolaio, ma non vi riuscì! Il desiderio di riabbracciare i propri cari dopo ben 16 anni era troppo forte. E fu così che Giorgio fece ritorno a casa, dove trascorse il resto della sua vita circondato dai familiari fino all’età di 102 anni (2008).
Giorgio La Rosa era uno dei tanti immigrati italiani che avevano cercato fortuna e miglior sorte all’estero. tra il 1951 e il 1955 si stima che emigrarono circa 1milione e 400mila italiani. Un dato destinato a crescere fino agli inizi del 1970. Oggi le coste italiane, in particolare quelle siciliane, sono prese d’assalto da barconi colmi di immigrati in cerca di aiuto. Circa 400mila all’anno. Al I° gennaio 2013 gli stranieri in Italia, regolari e non, hanno raggiunto quota 4milioni e 900mila.
Come Giorgio La Rosa, oltre mezzo secolo fa, gli immigrati di oggi cercano tutti, allo stesso modo, migliori condizioni di vita, in molti casi addirittura protezione per i rifugiati di guerra. Abbiamo il dovere di aiutare chi oggi chiede aiuto a coltivare la speranza nel futuro, per i nostri avi si chiamava America, oggi si chiama Europa.

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