La Scozia, per esempio…” “Una risposta federalista?

Edimburgo resta unito a Londra, ma l'esigenza di autonomia rimane. Nuovi processi politici, tra solidarietà e sussidiarietà

La maggioranza degli scozzesi ha respinto l’idea di una separazione dalla Gran Bretagna e gli unionisti hanno celebrato la loro vittoria. Il fatto ancora più significativo di questa decisione in favore dell’unità con l’Inghilterra e il Galles, però, è che il 45% degli scozzesi abbia votato – con un’alta affluenza – per l’indipendenza e che il movimento per l’autonomia, divenuto sempre più consistente nel corso degli anni, abbia comunque ottenuto che ci si potesse esprimere nel merito della propria istanza.
I politici nella lontana Londra, guidati dal primo ministro Cameron, si sono resi conto probabilmente solo nelle ultime ore che l’offensiva scozzese non era un’espressione folcloristica, ma una questione seria, basata su una posizione politica fondamentale. Troppo tardi la leadership britannica ha capito che il centralismo emanato da Westminster è divenuto via via più insopportabile per gli scozzesi. Ora saranno messe sul tavolo le proposte a lungo rifiutate per una federalizzazione che dovrebbe concedere alle singole parti del Regno Unito – Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord – il grado di autonomia necessario per il loro sviluppo nell’interesse dei loro cittadini e della coesione generale. Questa prospettiva riguarda tutta l’Europa.
Autonomia, infatti, non significa solo indipendenza, ma contemporaneamente vuol dire anche responsabilità per le proprie questioni, nel senso della sussidiarietà, e responsabilità condivisa delle parti per il tutto, nel senso della solidarietà. In un mondo che sta diventando sempre più complicato e articolato, l’autonomia delle parti è indispensabile. Se l’insieme vuole crescere e prosperare deve poter contare su parti sane e sicure. Si tratta di una questione essenziale di organizzazione politica, come dimostra il fatto che, in vari punti del continente, movimenti per l’autonomia hanno successo laddove in Stati centralizzati tradizionali la politica non è preparata a condividere il potere con i responsabili a livello regionale. Questo è in particolare il caso di Stati forti governati centralisticamente, in cui esistono regioni storicamente riconosciute, che possono far riferimento a un particolare percorso etnico o culturale, come ad esempio la Catalogna e i Paesi Baschi in Spagna. Addirittura là dove, in un Paese governato centralmente con un sistema politico piuttosto debole, un movimento regionalistico riesce a trascinare una fetta consistente dell’elettorato dietro di sé, sfruttando eccessi xenofobi ed egoistici, come la Lega Nord in Italia, la richiesta d’indipendenza diviene virulenta.
In questo quadro, già da alcuni decenni in Paesi con una tradizione e pratica centralizzata si è iniziato ad avviare riforme assegnando alcune competenze a enti locali, per rispondere al bisogno di corresponsabilità regionale. Questo è avvenuto in Francia, in Spagna e in Italia, ma senza che questo cambiamento abbia portato a decisioni o coinvolgimenti di tipo federalista nelle politiche e nelle azioni del governo centrale. Solo in Belgio, la pressione di situazioni dovute alla coesistenza di due popoli diversi per lingua e cultura, potrebbe progressivamente portare alla federalizzazione dello Stato.
Solo un sistema federale offre a uno Stato moderno di una certa dimensione la flessibilità e il respiro che gli permettono di esistere nel mondo di oggi. Non è dunque un caso che i Paesi con una costituzione federale – come Germania, Austria e Svizzera – siano particolarmente efficienti e meglio resistenti alle crisi rispetto ai loro vicini con una struttura centralizzata.
È chiaro che c’è una correlazione tra la necessità di federalismo intra-nazionale da un lato e di federalismo sovranazionale nell’Unione europea dall’altro, attraverso l’integrazione dei suoi Stati membri, sulla base di una costituzione (o contratto) in cui tutti si sottopongono a un’autorità centrale nella cui costituzione e politica sono tuttavia coinvolti. Perché si nota in modo evidente che nel corso degli ultimi decenni, insieme al processo di unificazione e integrazione dell’Europa, è cresciuta la tendenza a sviluppare una forte auto-consapevolezza e identità politica.

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