Diritti dell’uomo, ” “pilastro degli “esteri”

Le libertà fondamentali, fra cui quella di religione, dovrebbero essere un punto fermo dell'azione Ue sulla scena internazionale

Foto: Siciliani-Gennari / SIR

Dopo le elezioni europee del 22-25 maggio, e dopo diversi vertici europei durante i mesi estivi, le decisioni per le funzioni chiave nelle istituzioni europee sono state assunte. Martin Schulz è stato eletto presidente del Parlamento europeo per un nuovo mandato di due anni e mezzo. Dopo qualche contrasto, Jean-Claude Juncker ha ottenuto l’investitura del Consiglio europeo e del Parlamento per guidare la Commissione dal 1° novembre e per cinque anni. Al vertice europeo straordinario del 30 agosto l’italiana Federica Mogherini, ministro degli affari esteri del suo Paese, è stata proposta come nuovo Alto rappresentante dell’Unione e vicepresidente della Commissione in attesa di approvazione da parte del Parlamento. Il primo ministro polacco Donald Tusk succederà a Herman Van Rompuy in qualità di presidente del Consiglio europeo. Era importante procedere rapidamente a queste nomine per mostrare la determinazione e la capacità degli europei di agire di fronte alle crisi attuali.
L’avanzata dell’Isis nel nord dell’Iraq, la guerra in Ucraina, il conflitto tra Israele e Hamas a Gaza, i sanguinosi combattimenti in Libia, l’epidemia di Ebola nell’Africa occidentale sono tutti sintomi che lo stress planetario aumenta. Il mondo non sta bene, e l’Europa è attesa come polo di stabilità. Tuttavia, la responsabilità europea non dovrebbe essere esercitata solo dai ministri degli esteri e dai capi di governo dei grandi Stati membri dell’Unione. Il mondo ha bisogno del contributo comune e corale dell’Ue. Ecco perché un nuovo ritardo nelle candidature per le posizioni chiave sarebbe stato un cattivo segnale e avrebbe alimentato il sospetto che gli europei non siano in grado di cogliere la gravità della situazione.
In ogni caso, l’Unione europea non potrà permettersi ancora il lusso di una introspezione quasi statica per il prossimo ciclo istituzionale. Il secondo mandato di José Manuel Barroso è stato essenzialmente dedicato all’impegno di gestire le difficoltà della zona euro, provocate, a partire dal 2009, dalla crisi del debito di alcuni Stati membri, e le conseguenze della crisi finanziaria internazionale sulle economie europee. Questo resterà senza alcun dubbio un nodo da sciogliere per la Commissione Juncker, perché le ultime statistiche hanno dimostrato che la crisi economica non è alle nostre spalle. Tuttavia, l’azione esterna di Donald Tusk e il lavoro di Federica Mogherini saranno a loro volta molto più seguiti dai cittadini e molto più sotto i riflettori dei media rispetto a quelli dei loro predecessori.
In questo nuovo avvio della politica estera dell’Unione europea, la Chiesa ha un interesse particolare per la politica dei diritti dell’uomo. Essa dovrebbe più che mai essere un pilastro dell’azione esterna dell’Ue. Il “piano d’azione comunitario per i diritti umani e la democrazia” del 2012 contiene un centinaio di iniziative volte a rafforzare la promozione dei diritti umani nel mondo e gestire la politica europea in questo ambito con maggiore coerenza. Questo piano d’azione scade a fine 2014. Una sfida strategica per il nuovo Alto rappresentante è dunque certamente l’elaborazione di un nuovo piano d’azione. Esso dovrebbe insistere ancora più sulla promozione della libertà di coscienza e di religione. In linea con l’articolo 17 del Trattato sul funzionamento dell’Unione e il numero 70 delle linee direttive dell’Unione europea sulla libertà di religione e di credo, le Chiese e le loro rappresentanze a Bruxelles dovrebbero esservi coinvolte. Infine, il successore del rappresentante speciale dell’Ue per i diritti dell’uomo, Stavros Lambrinidis, il cui mandato è scaduto il 30 giugno, dovrebbe essere particolarmente sensibile su questo tema.

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