Quella distanza tra realtà e norma

Famiglia: riflessioni, domande e speranze del vescovo di Anversa (Belgio), mons. Johan Bonny" "

“Che cosa mi aspetto dal Sinodo? Che non sia un sinodo platonico, che non si ritiri su un’isola rassicurante di discussioni dottrinali o di norme generali ma che abbia un occhio aperto alla realtà concreta e complessa della vita”. Si intitola “Sinodo sulla famiglia. Le attese di un vescovo diocesano”, il testo scritto qualche giorno fa dal titolare di Anversa, monsignor Johan Bonny. Non una lettera pastorale né un documento dogmatico. Semplicemente un testo dove un vescovo delinea le sue attese in vista dell’assemblea sinodale di ottobre. Un testo lungo e complesso (24 pagine), ricco di riferimenti storici ma anche accompagnato di pagina in pagina dalle vicende di persone, giovani e coppie, con cui il prelato in questi anni si è imbattuto. C’è la storia della catechista di parrocchia, divorziata e risposata civilmente. C’è la giovane coppia che convive in attesa di maturare la decisione di sposarsi. C’è la storia di J. e K. sposati civilmente come coppia omosessuale e quella di A. e L. che hanno fatto ricorso alla fecondazione in vitro. “Essere vescovi – confida ad Anversa mons. Bonny – è essere pastori e questo funziona in due direzioni: io qui devo dire alla mia gente qual è l’idea e la linea dottrinale ed etica della Chiesa cattolica. Ma c’è anche un’altra direzione: devo far sapere agli altri vescovi cosa la gente vive e sente, quali sono le loro gioie ma anche i loro dolori. Un movimento in due direzioni e io ho voluto contribuire alla discussione in modo costruttivo”.

Le coppie irregolari. Il punto centrale del testo di mons. Bonny è la ricerca di una sintonia tra dottrina e pastorale nei confronti soprattutto delle coppie “irregolari”. Secondo il vescovo c’è “una linea culturale che corre tra il nord e il sud dell’Europa”. “L’Europa meridionale sopporta meglio la grande distanza che esiste tra la realtà e la norma”, mentre in Europa del nord “ciò che è meno bello o meno positivo, deve in qualche modo poter essere canalizzato o regolato in qualche via legale. Secondo il nostro sentimento, la persona non è aiutata con il silenzio o la negazione”. Sarebbe quindi auspicabile qualche “legge in meno” ma “applicata”. L’attenzione è focalizzata in modo particolare ai divorziati risposati anche perché sono gli animatori pastorali a chiedere ai vescovi criteri e direttive e in mancanza di risposte si generano situazioni di “confusione”. Il vescovo Bonny ricorda a questo proposito la tradizione giuridica dell’Oriente cristiano: “La possibilità cioè di un regolamento eccezionale in nome della misericordia”. Una strada che secondo il vescovo belga “può offrire un’apertura”. E aggiunge: “Anche su questo punto guardo con speranza il prossimo Sinodo”.

Dottrina e pastorale. Mons. Bonny ha parlato della propria “riflessione” ai giornalisti mentre nella sua città era in corso, alcuni giorni fa, l’incontro interreligioso per la pace promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. “Dottrina e pastorale – dice – vanno insieme: l’una ha bisogno dell’altra. È sempre stato così nella tradizione della Chiesa: la dottrina si crea in dialogo con la vita e la vita si vive in dialogo con la dottrina. Non due cose separate con una dottrina formale da scrivere in ufficio e poi un lavoro pastorale da reinventare nelle varie diocesi del mondo”. Le realtà poi sono diverse. “È vero che il mondo è globalizzato, però non è globalizzato in tutto: il modo per esempio con cui noi viviamo la famiglia qui in Europa del nord non è lo stesso nell’Europa meridionale o in Africa o in America latina”.

Una Chiesa in ascolto. Poi una confidenza: “Ho pubblicato questo testo solo 4 giorni fa e almeno una ventina di persone sono venute a raccontarmi pezzi della loro vita che mai hanno avuto il coraggio di raccontare a un vescovo. Perché adesso? Forse perché hanno sentito che i vescovi vogliono ascoltarli e provano a capire”. “Compito primario della Chiesa – incalza Bonny – è prendere dal cuore delle persone il peso vissuto per una vita. La gente non ci chiede di essere d’accordo con tutto, ma chiede di essere ascoltata. Nelle famiglie c’è di tutto. E se la chiesa è una famiglia, allora il vescovo che è un pastore, come un buon padre prova a mantenere insieme la sua famiglia complicata”.

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