L’avanzata dei nazionalisti

Dalle elezioni esce sconfitta la coalizione moderata. Governo a guida socialdemocratica. Successo del partito xenofobo

Era nell’aria che qualcosa sarebbe cambiato, ma i risultati del voto degli svedesi che domenica 14 settembre sono andati alle urne (83% l’affluenza) per rinnovare i 349 membri del Riksdag e i consigli comunali e delle contee sono una doccia fredda un po’ per tutti. “Un’elezione eccezionale”, secondo Erik Helmerson, editorialista politico del quotidiano “Dagens Nyeter”, intervistato da Sir Europa: “Tutti hanno perso, eccetto i Democratici svedesi”. Dunque una doccia fredda per i moderati – 23,2% dei consensi -, che hanno guidato il Paese per otto anni e che devono lasciare il potere, avendo perso il 6,7% dei consensi (la coalizione di centrodestra uscente arriva attorno al 39%). Tutto sommato una sorpresa anche per i socialdemocratici (31,2%), che hanno di fatto mantenuto la loro posizione, con uno 0,4% in più: la coalizione di sinistra arriva al 43% circa (158 seggi in totale; la maggioranza in parlamento ne richiede 175), con i verdi delusi per essersi fermati al 6,8%, con un calo dello 0,4%. Restano invece fuori dall’Assemblea di Stoccolma i rappresentanti di Iniziativa femminista. Gli unici euforici sono, dunque, i Democratici svedesi, partito nazionalista dai tratti xenofobi che ha ottenuto il 12,9% dei voti (i risultati attendono di essere ufficializzati), raddoppiando i numeri precedenti, percentuale cui guarda con preoccupazione ampia parte d’Europa, benché già le europee di maggio avessero indicato una crescita della loro popolarità. Di fatto l’ultradestra nazionalista ha assorbito i delusi della destra moderata: con i suoi 49 seggi al parlamento renderà dura la vita della coalizione di governo che dovrà formarsi nei prossimi giorni. “È un po’ uno choc che la destra populista dei Democratici svedesi diventi il terzo più grande partito del Paese”, ha commentato su Twitter iI ministro degli esteri uscente, Carl Bildt. Si dimette invece Fredrik Reinfeldt, primo ministro da otto anni; dal canto suo Stefan Löfvén, leader socialdemocratico, avrà vita dura per costruire una maggioranza di governo.

La notizia che emerge dal voto di domenica è il 12,9% ai Democratici svedesi: perché così tanti elettori hanno scelto il partito nazionalista?
“Negli ultimi cinque-dieci anni, la Svezia è stata estremamente generosa nelle politiche sull’asilo e l’accoglienza degli stranieri. C’era un totale consenso in Parlamento su queste politiche. L’unica eccezione erano i Democratici. Per chi è in qualche misura scettico o critico verso questo sistema generoso, essi rappresentano l’unica alternativa possibile”.

Come faranno i socialdemocratici a guidare il Paese?
“Il prossimo primo ministro, Stefan Löfvén, ha dichiarato che cercherà soluzioni bipartisan e compromessi con i partiti del precedente governo. Per ora la risposta è stata educatamente fredda, ma potrebbe cambiare. Cercando ampie coalizioni, escluderebbe così i Democratici da ogni possibile influenza. Dubito che questa strategia avrà successo, ma dipende dalla volontà dei piccoli partiti di centro e liberali, di metterci una pietra sopra e sciogliere le loro vecchie alleanze con la destra più conservatrice. Prevedo un periodo di turbolenza politica…”.

Quale significato potrebbe avere questa fase politica sulla popolazione, sui comportamenti sociali, specialmente riguardo al tema dell’immigrazione?
“C’è il rischio di un clima politico più estremista, dove le forze anti-immigrazione sentono di avere delle opportunità. E i loro oppositori, la sinistra radicale, sente il bisogno di rispondere aumentando le sue attività extra-parlamentari violente. È uno scenario abbastanza spaventoso”.

Le chiese hanno fatto “campagna elettorale silenziosa” soprattutto su questo punto, mostrando con il loro impegno come possa essere una comunità multiculturale e accogliente: il loro lavoro diventerà più difficile adesso?
“Non credo. La Svezia è già una realtà estremamente multiculturale. Questo sviluppo è inarrestabile. Ma il lavoro delle chiese, moschee e sinagoghe sarà sempre più importante se si creeranno tensioni nella comunità civile”.

Che cosa ha deluso gli svedesi riguardo al passato?
“Più che una delusione virtuale, è una descrizione della realtà. La Svezia ha superato la crisi economica in maniera encomiabile, ma la sinistra è stata molto efficace nel fare il quadro di un vecchio welfare dilaniato dai lupi liberali. A ciò si aggiunga il fatto che succede sempre più raramente che uno stesso governo venga eletto per tre volte di seguito. C’è sempre un elemento di stanchezza naturale tra gli elettori”.

Che implicazioni potrebbe avere questo voto sul ruolo della Svezia in Europa?
“Non mi pare ne abbia. C’è consenso abbastanza ampio sul fatto che la Svezia stia nell’Unione europea e abbia in essa un ruolo attivo”.

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