Nei campus americani ” “una campagna contro” “le relazioni ”usa e getta”” “

L'organizzazione cattolica ''Love and fidelity network'' ha lanciato lo slogan ''Sei in buone mani? Non accontentarti''. Si contesta la cultura dello ''hook-up'' che è addirittura diventata parte integrante dei programmi di orientamento universitario. Le indagini mettono in luce che queste liaison ''durano lo spazio d'un mattino e lasciano i protagonisti vuoti e spesso più insicuri di prima''" " " "

Una campagna pubblicitaria in decine di università americane invita gli studenti a prendere le distanze dalla cultura degli "hook-up", delle relazioni usa e getta, veloci come il clic su un’applicazione dello smartphone, relazioni improntate quasi unicamente alla "esplorazione sessuale". "Sei in buone mani? Non accontentarti", dice uno degli slogan promossi dall’organizzazione cattolica Love and fidelity network. Spirito critico. "In questo momento in cui gli studenti del primo anno stanno cominciando il percorso universitario e si sentono quasi in dovere di prendere parte a questa cultura dell’hook-up, abbiamo affisso dei poster per ricordare loro di esercitare lo spirito critico e non dare questi comportamenti per scontati", spiega al Sir Caitlin La Ruffa, direttrice di Love and fidelity network. "Invece di ritrarre la cultura dell’hook-up come parte integrante della vita d’ateneo, come i programmi di orientamento universitario spesso fanno, noi speriamo di avviare un dibattito e sostenere gli studenti che cercano una sana alternativa". La ricerca. Un recente libro che approfondisce il tema è quello dell’autrice Donna Freitas il cui titolo ne rispecchia la tesi: "Come gli hook-up rendono una generazione infelice, sessualmente insoddisfatta e confusa rispetto all’intimità". Per Freitas, che ha conseguito il dottorato in Studi religiosi alla Catholic University di Washington D.C., queste liaison che "durano lo spazio d’un mattino lasciano i protagonisti vuoti e spesso più insicuri di prima". Freitas basa il suo libro anche su un sondaggio condotto in Rete a cui hanno partecipato 2.500 ragazzi e ragazze di università pubbliche e private tra cui anche alcune cattoliche. Dei 557 studenti che hanno risposto a una domanda che chiedeva come si sentivano il giorno dopo un hook-up, il 41% si è detto "triste, rammaricato e pervaso da sensazioni ambivalenti". Secondo l’autrice "il problema è in sostanza una cultura che esercita pressione sugli universitari affinché sperimentino questo tipo di liaison di brevissima durata", pena essere additati come "gente strana, che non sa cogliere l’attimo". Cambio culturale. "Quel che è variato in America negli ultimi anni," spiega Justin Garcia, ricercatore al Kinsey Institute in Indiana, "è che la cultura del darsi degli appuntamenti e sviluppare gradualmente una relazione ha lasciato il posto a quella del ‘tutto subito’. Ciò detto, i nostri dati mettono in luce che all’incirca metà degli studenti che cercano hook-up sperano poi di trasformare questi incontri in qualcosa di più duraturo, in molti casi in una vera relazione romantica e affettiva". Sul tema Kristen Mark, ricercatrice dell’Università del Kentucky, ha rilevato che gli studenti Usa considerano gli hook-up come "un’alternativa alle relazioni impegnate". "Quando discutiamo l’argomento del sesso slegato dall’amore lo giustificano dicendo di essere troppo occupati per avere una relazione. Sul lungo termine vogliono instaurare una relazione monogama e di lunga durata, ma grosso modo fino ai 30 anni questi incontri disimpegnati sembrano prevalere". Le alternative. L’affissione dei poster da parte di Love and fidelity network è parte di una più ampia campagna di sensibilizzazione nei campus che mira a mettere in evidenza l’impatto negativo di queste relazioni superficiali sulla cultura della famiglia. Secondo l’associazione queste liaison mordi e fuggi sono "leggere" solo in teoria: in realtà non fanno che destabilizzare gli studenti sotto il profilo psicologico, aumentando le ansie, le depressioni e persino i rischi di violenze a sfondo sessuale nei campus. "Quando le matricole si trasferiscono nei residence universitari non vedono l’ora di vivere i quattro anni più entusiasmanti della loro vita", spiega La Ruffa, la direttrice dell’associazione. "Spesso però in materia sentimentale non riescono a impostare relazioni positive. Noi riteniamo che gli studenti meritino di ascoltare un messaggio più vero, devono sapere che ci può essere un’alternativa alla cultura dell’hook-up, perché questi comportamenti alla fine lasciano gli studenti delusi e insoddisfatti".

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