Un voto per scegliere la famiglia

Raccolte in pochi mesi oltre 400mila firme per chiedere un referendum a tutela del matrimonio

Sei d’accordo che il matrimonio può essere un legame soltanto tra un uomo e una donna? Sei d’accordo che alle coppie omosessuali non dovrebbero essere attribuiti diritti che si applicano specificamente al matrimonio? Sei d’accordo che alle coppie omosessuali non dovrebbe essere consentito adottare bambini? Sei d’accordo che spetta ai genitori decidere per quanto riguarda l’educazione dei loro figli sulle questioni culturali ed etiche sensibili, come l’etica sessuale o l’eutanasia? Queste quattro domande saranno – se verrà approvato – l’oggetto di un referendum popolare in Slovacchia. L’Alleanza per la famiglia, ideatrice e coordinatrice della petizione per convocare un referendum sulla protezione dell’istituto familiare, ritiene che il presidente della repubblica Andrej Kiska deciderà di associare storicamente il primo referendum basato su una petizione civile dal momento dell’indipendenza della Slovacchia alle elezioni comunali che si terranno il 15 novembre prossimo.

Il valore più alto. La petizione, a cui hanno aderito esattamente 408.320 cittadini della Slovacchia, è stata presentata al presidente Kiska il 27 agosto, dopo solo quattro mesi e mezzo dall’avvio della raccolta di firme. “Un risultato unico e importante nei 25 anni dalla costituzione della Repubblica”, afferma con ottimismo Anna Veresová dell’Alleanza per la famiglia, esprimendo la sua gratitudine nei confronti degli oltre 4.500 volontari impegnati nella raccolta delle firme, così come dei cittadini che hanno deciso di firmare la petizione. “Questo referendum non ruba i diritti di nessuno. Vogliamo che i padri e le madri nel nostro Paese possano esprimere liberamente quella che pensano sia la cosa migliore per i loro figli. La famiglia deve rimanere in cima alla scala dei nostri valori, senza alcun dubbio”, spiega l’avvocato Anton Chromik, uno dei coordinatori dell’iniziativa. E aggiunge che l’importanza e i diritti della famiglia naturale “sono spesso messi in discussione, a volte anche da parte delle autorità” che hanno l’obbligo di proteggerli. “Molte istituzioni internazionali o sentenze dei tribunali si ispirano a una percezione ideologica della famiglia che non è naturale. Nessuno ha chiesto tramite referendum cosa pensa la gente di questo, e noi vogliamo fornire a tutti la possibilità di esprimere la propria opinione”.

“Strategia” dal sapore ideologico. La famiglia come legame tra un uomo e una donna è messa in discussione anche a livello nazionale in Slovacchia. La Strategia sul sostegno e la tutela dei diritti umani nella Repubblica slovacca, documento che è stato oggetto di un lungo dibattito ed è in fase di preparazione da parte del governo, il cui contenuto è stato fortemente criticato dalle organizzazioni pro-vita e pro-famiglia a causa del suo “sapore ideologico”, non comprende alcun riferimento alla tutela della famiglia, mentre dedica molta attenzione ai diritti speciali di gay, lesbiche, trans, bisessuali e intersessuali. “Secondo i risultati di diverse inchieste, gli slovacchi considerano la famiglia come uno dei valori più importanti della società, subito dopo la vita e la salute. Un documento di tale importanza a livello nazionale e internazionale deve assolutamente riflettere la scala di valori basati sull’atteggiamento dei cittadini”, sottolinea Anton Chromik. Le statistiche mostrano che il 50% dei matrimoni in Slovacchia falliscono. “Si tratta di una situazione allarmante e per risolverla abbiamo bisogno di un piano. Una strategia per l’istruzione, la solidarietà intergenerazionale, un aiuto concreto alle donne abbandonate o maltrattate, alle madri con bambini, un piano per proteggere il valore della vita”, afferma Marcela Dobešová, presidente del Forum per la vita, una piattaforma nazionale che riunisce 47 organizzazioni pro-vita e pro-famiglia. Gli attivisti ritengono che il referendum sulla protezione della famiglia naturale potrebbe fornire una solida base per tale strategia nazionale.

Al cuore del problema. “Abbiamo vissuto alcune bellissime esperienze durante la raccolta delle firme. La petizione poteva essere firmata soltanto da persone di almeno 18 anni, ma abbiamo avuto molti piccoli ‘sostenitori’ della famiglia che volevano firmare, ma non potevano perché erano troppo giovani”, racconta a Sir Europa Eva Grey, uno dei consultori di Alleanza per la famiglia. “I bambini sono i primi a sapere e capire che avere una mamma e un papà è il modo migliore per sentirsi sicuri e amati. Naturalmente, non possiamo negare l’esistenza di famiglie disfunzionali, ma il nostro compito comune consiste nell’aiutare a prevenire le crisi”. Attualmente, si attende che il presidente Kiska annunci la sua decisione sul referendum, ma il percorso non finisce qui. C’è la condizione di una partecipazione minima del 50% dei cittadini alla consultazione per rendere valido il referendum. La cosa positiva è che sempre più persone si rendono conto che quella della tutela della famiglia non è una questione formale, ma arriva dritto al cuore del problema.

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