Asili nido: la sfida” “è riallineare” “Locri con Bologna

Giuseppe Desideri, presidente nazionale dell'Associazione italiana maestri cattolici, giudica l'annuncio del governo: "Esprime certamente una forte attenzione verso la primissima infanzia e la scuola, e quindi anche verso la famiglia e l'occupazione femminile". Ma chiede di intervenire sul divario Nord/Sud: "I servizi vanno potenziati in Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata"

Mille asili nido in mille giorni. A dare l’annuncio è stato il 1° settembre il presidente del Consiglio Matteo Renzi, nel corso della conferenza stampa di presentazione dei prossimi tre anni di governo. Tra gli obiettivi dichiarati l’avvicinamento all’Europa, il contrasto alla dispersione scolastica e la riduzione del divario tra il Nord e il Sud del Paese. Rispetto alla media europea (33%, con punte del 50% in Svezia e Danimarca), in Italia solo il 18% dei piccolissimi riesce a frequentare un nido, ma la fotografia scattata dall’Istat conferma ancora una volta gli stridenti contrasti di un Paese per il quale parlare di due velocità è un eufemismo. Sono molte di più, se si confrontano le disponibilità di posti nei nidi delle diverse regioni: mentre l’Emilia Romagna garantisce ai suoi bambini una copertura del 27,3% e la Valle ‘Aosta del 27,1%, in Sicilia si scende al 5,6%, in Puglia al 4,4%, in Campania e Calabria, rispettivamente, al 2,7% e al 2,1%. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Desideri, presidente nazionale dell’Associazione italiana maestri cattolici (Aimc). Come accoglie l’annuncio del governo?"Di per sé esprime certamente una forte attenzione verso la primissima infanzia e la scuola, e quindi anche verso la famiglia e l’occupazione femminile; occorre tuttavia capire quali ne saranno le modalità di attuazione e dove e come si reperiranno i fondi per la copertura finanziaria che al momento appare un po’ aleatoria. Su questi aspetti sono necessari chiarimenti che dovrebbero arrivare oggi con l’inserimento dell’annuncio all’interno delle linee guida sulla scuola. Importante il riconoscimento del nostro ritardo rispetto all’Europa e soprattutto della diffusione a macchia di leopardo degli asili nido sul territorio nazionale. Occorre però avere ben chiaro che un conto è l’investimento diretto dello Stato, dell’ente locale; altro è il supporto a soggetti che già si occupano di servizi alla primissima infanzia e hanno difficoltà a portare avanti il proprio progetto educativo". La creazione di asili nido quale strumento di contrasto alla dispersione scolastica. Che ne pensa? "Sono d’accordo. La dispersione scolastica non è un problema della scuola secondaria di secondo grado: si combatte offrendo un buon servizio all’infanzia e alla famiglia. Non servono progetti ad hoc, occorre iniziare ad inserire il bambini fin dai primissimi anni in un contesto di relazioni creando una cultura dello stare insieme rispettando le regole e sentendosi accolti. I ragazzi devono sentirsi capiti e aiutati ad autorealizzarsi. Ma per offrire un buon servizio bisogna disporre di personale qualificato. Non si deve commettere l’errore di ritenere che, siccome si tratta di un servizio più vicino all’assistenza alla persona che alla scuola, le professionalità possano essere ‘basse’. Oggi invece non abbiamo ancora una formazione specifica messa a routine. Occorrono percorsi mirati che leghino l’aspetto assistenziale all’aspetto educativo. Il tutto in un progetto di supporto e servizio alla famiglia in prospettiva della scolarizzazione". Anche in materia di asili nido un’Italia a più velocità… Mille nuovi asili sì, ma dove?"Questa è la vera sfida: fare sì che la manovra non provochi un ulteriore distanziamento tra le diverse ‘Italie’ che stanno già vivendo una frattura profonda in molti ambiti. La differente erogazione di servizi per la prima infanzia è legata alle disparità fra gli enti locali al Sud e al Nord. Questi servizi devono pertanto essere potenziati non dove sono già efficienti, ma in Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata… L’Italia sta andando non solo a due, ma a tre o a quattro velocità. È inutile parlare di contrasto alla dispersione scolastica e di pari opportunità se si continua a fornire benzina a motori sovralimentati e non a quelli che ne sono privi. I bambini di Locri devono avere le stesse opportunità dei bambini di Bologna: la mancanza per alcuni di opportunità di sviluppo e di realizzazione della persona ha effetti devastanti su tutta la società e li avrà sempre più". Un quadro che oltrepassa i confini della scuola e riguarda la situazione generale del Paese…"Sì. Il tema asili nido ne è solo un aspetto. Una questione di giustizia, di solidarietà ma anche di scommessa sul Paese. Non possiamo permetterci di perdere pezzi di Italia. Per troppo tempo si sono chiusi gli occhi: non è più accettabile il film, proiettatoci per decenni, del Nord come locomotiva che traina i vagoni del Sud perché è stato dimostrato dai fatti che non funziona, che i vagoni restano indietro. Non è più proponibile un’Italia con diversi sistemi produttivi: uno vicino all’Europa e uno simile a quello dei Paesi meno industrializzati o addirittura sottosviluppati, perché così si rischia di affondare. L’Italia non può ripartire se non tutta insieme e il governo deve assumere con coraggio la sfida di allineare la Penisola sulla stessa velocità, magari partendo proprio dai servizi alla primissima infanzia".

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