Portogallo, Slovacchia, Ucraina

Portogallo: numero record di volontari in missione
Secondo i dati della Fondazione cattolica Fede e cooperazione (Fec), derivanti da un’indagine riguardante le 61 unità che integrano la Rete di volontariato missionario del Portogallo, i giovani e gli adulti lusitani che quest’anno realizzeranno progetti di solidarietà in Paesi in via di sviluppo saranno circa 550, mentre altri 992 svolgeranno il loro servizio in Portogallo. I Paesi di lingua portoghese saranno le principali mete di missione: 134 persone partiranno per Capo Verde; 94 per il Mozambico; 90 per la Guinea-Bissau; l’isola di San Tomé e Príncipe accoglierà 78 volontari, l’Angola 74, il Brasile 45, e Timor Est 14. Altri quattro volontari partiranno per il Messico e due persone svilupperanno il loro progetto nello Zambia. Si tratta del maggior numero di volontari riscontrato dalla prima rilevazione avvenuta nel 2003, in riferimento al quale si evidenzia soprattutto l’aumento significativo di oltre un centinaio di persone rispetto allo scorso anno, rafforzato dal fatto che saranno 127 i volontari che ripeteranno un’esperienza precedente. Un altro importante segnale riguarda la tipologia di coloro che hanno deciso di dedicarsi a questi progetti: “Molto spesso si pensa che la maggior parte dei laici missionari siano disoccupati, e studenti nelle loro vacanze, ma molti di questi ultimi, ad esempio, lavorano e studiano, e hanno bisogno di chiedere un permesso non retribuito o di lasciare l’impiego per poter partire”, ha spiegato la responsabile Fec, Catarina António. Dall’indagine emerge poi che sono 17 i volontari portoghesi in età compresa tra i 18 e i 35 anni che nel 2014 lasceranno il proprio lavoro per integrarsi in progetti missionari, aggiungendosi a 11 persone già in pensione. “Al contrario di altri tipi di esperienza, il volontariato missionario legato alla Chiesa cattolica significa spesso abbandonare tutto: famiglia, amici, per un periodo compreso tra un mese e due anni, andando incontro all’ignoto, talvolta in Paesi dove i bisogni sono enormi”. I mutamenti evidenziati dalle rilevazioni statistiche citate lasciano dunque intravedere un significato molto positivo, e inducono alla speranza: “In un tempo in cui si parla tanto di perdita di valori, tutto ciò mostra all’intera società che il volontariato missionario e quello nazionale costituiscono un aspetto molto presente nella vita quotidiana”, ha concluso Catarina António. Quanto al tipo di assistenza, nei Paesi in via di sviluppo, i diversi progetti prevedono la creazione di lavori in aree come l’educazione, la salute, la pastorale sociale, la costruzione di infrastrutture, alle quali si sta progressivamente aggiungendo la formazione professionale di particolari attività riservate alle donne.

Slovacchia: appello per la domenica libera dal lavoro
La Sottocommissione sociale della Conferenza episcopale slovacca e diverse organizzazioni non governative a sostegno della famiglia hanno rivolto un appello al Consiglio nazionale, al Governo e al Presidente della Repubblica affinché avallino la proposta di tutela giuridica della domenica non lavorativa. Secondo l’appello, la domenica non lavorativa rappresenta un “grande patrimonio culturale, spirituale e sociale per l’Europa” perché la vita “non è soltanto una questione di lavoro, soldi e consumismo”. La sua qualità – al di là delle cose materiali – “dovrebbe anche dipendere dalla dimensione culturale e spirituale e da sani rapporti interpersonali”. La Sottocommissione sottolinea il fatto che le domeniche non lavorative non minacciano la prosperità economica e che avere un giorno di riposo settimanale ha “ripercussioni decisamente positive sulla salute dei lavoratori in quanto favorisce buone condizioni di vita”. Secondo il Forum per le questioni pubbliche, con una settimana di sette giorni lavorativi i genitori non hanno praticamente tempo di restare con i propri figli e i fedeli non possono coltivare la loro vita comunitaria e spirituale. La Chiesa cattolica e le organizzazioni non governative sostengono gli sforzi di diversi parlamentari a sostegno dell’approvazione della legge che introdurrebbe la domenica non lavorativa nel sistema giuridico slovacco.

Ucraina: ciclo di incontri “Parrocchia viva”
Il Dipartimento per l’informazione della Chiesa greco-cattolica ucraina (Ugcc) sta iniziando il ciclo di programmi video “Parrocchia viva”, ispirato alla strategia – delineata dal Sinodo dell’Ugcc che si è tenuto in Brasile nel 2011 – per gli anni successivi, fino al 2020: “Parrocchia viva – un luogo d’incontro con Cristo vivo”. L’obiettivo del progetto è di cercare esempi ispiratori tra gli sforzi pastorali e le attività parrocchiali e trasmetterli a tutti i fedeli via internet. Includerà sei sezioni principali: Parola di Dio e catechesi; la liturgia e la preghiera; il servizio ai prossimi; leadership – la gestione dei doni; unione e comunione; lo spirito missionario. “Lo sviluppo delle comunità parrocchiali dovrebbe essere la nostra priorità. Alimentando e ravvivando le parrocchie alimentiamo e ravviviamo tutta la Chiesa”, sostiene il capo dell’Ugcc, sua beatitudine Sviatoslav, invitando ogni parrocchia a condividere “le proprie esperienze positive e le migliori pratiche pastorali”. Le domande di adesione possono essere inviate via e-mail a vision2020ugcc@gmail.com.

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