Inghilterra e Galles, Germania, Austria, Spagna

Inghilterra: donne vescovo anglicane e dialogo
“Un altro ostacolo verso l’unità della Chiesa cattolica con la Chiesa d’Inghilterra ma l’impegno per il dialogo rimane e, con esso, l’obiettivo di una piena comunione ecclesiale”. Così la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles (Cbcew) ha commentato la decisione del Sinodo anglicano di York, di procedere con l’ordinazione delle donne vescovo. A parlare, in una nota, è l’arcivescovo Bernard Longley, presidente per il Dipartimento per il dialogo e l’unità della Cbcew. “Notiamo e apprezziamo le garanzie pastorali per i membri della Chiesa d’Inghilterra che continuano a seguire l’interpretazione storica dell’episcopato condivisa dalle chiese cattoliche e ortodosse – afferma monsignor Longley -, il progresso ecumenico significativo fatto nei decenni dopo il Concilio Vaticano II e lo sviluppo di legami di amicizia solidi e duraturi tra le nostre comunità”. Da quando la Chiesa d’Inghilterra ha ordinato le prime donne pastore, 20 anni fa, centinaia di pastori e laici sono passati alla Chiesa cattolica. A opporsi alle donne sono, infatti, oltre a una parte di evangelici, gli anglocattolici che vorrebbero una riunificazione della loro chiesa con Roma. Con la costituzione apostolica “Anglicanorum Coetibus” Benedetto XVI ha istituito l’ordinariato di Nostra Signora di Walsingham che consente agli anglicani di diventare cattolici mantenendo forme della loro liturgia.

Caritas Germania: “troppi abbandoni scolastici”
“Circa 47.600 giovani hanno lasciato la scuola nel 2012, senza un diploma”, ha detto il presidente della Caritas tedesca, Peter Neher, presentando il 14 luglio il rapporto annuale “Opportunità educative a livello locale”. Anche se la percentuale degli abbandoni è scesa dal 6% del 2011 al 5,6% del 2012, “questo dato mostra un lieve miglioramento, ma ogni giovane che lascia la scuola senza un diploma, è sempre uno di troppo”, dice Neher. In Germania trovare lavoro è difficile senza un diploma. L’influenza maggiore sul tasso di abbandono scolastico senza diploma non è, come spesso viene detto, la situazione finanziaria di un Comune: “I risultati mostrano chiaramente che se c’è collaborazione tra politica, scuole, uffici di collocamento ed economia locale, siamo in grado di sostenere in modo efficace i giovani stanchi della scuola”, ha chiarito Neher. Lo studio della Caritas ha evidenziato come sia ancora elevato il divario di abbandoni tra gli Stati tedeschi orientali e occidentali.

Austria: allarme per la situazione in Senegal
Il presidente della Caritas austriaca, Michael Landau, ha visitato recentemente i progetti di aiuto in Senegal: nel villaggio di pescatori Guetndar vicino alla città di St. Louis, Landau ha trovato “una situazione drammatica per il cambiamento climatico, ma soprattutto per le grandi flotte straniere che operano in modo massiccio” impoverendo il mare e quindi la popolazione. Dal 2006 migliaia di pescatori sono morti sulle loro piccole barche nel tentativo di trovare situazioni migliori attraversando l’Atlantico verso l’Europa. “I Paesi europei pescano nei mari di cui vivono queste persone, che poi in Europa cercano rifugio disperatamente”, ha osservato Landau il 14 luglio all’agenzia cattolica austriaca Kathpress, prospettando un intervento in Senegal, dove 700mila persone sono minacciate dalla carestia. Una parte della colletta Caritas del prossimo agosto verrà destinata al Senegal, oltre che al sostentamento di 30mila bambini profughi siriani: con 7 euro si sfama un bambino per un mese.

Spagna: “una società con al centro le persone”
“Uscire dalle proprie comodità e raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo” per accompagnare le vittime di “questa cultura dello scarto nella quale il dio denaro è al centro”: è la missione che vuole abbracciare, in risposta alla chiamata di Papa Francesco, la Caritas spagnola, come si legge nella dichiarazione finale della 71ma Assemblea generale che ha riunito, nei giorni scorsi, 150 partecipanti da tutte le diocesi del Paese. Nel documento si sottolinea la volontà di “costruire una società con al centro le persone” e di “riaffermare i valori comuni della solidarietà e fraternità a favore di tutte le persone, specialmente le più deboli”, come pure la necessità di realizzare “un mondo globale e senza frontiere, nel quale tutti, uguali per dignità e diritti, siamo una sola famiglia umana”. Questo è possibile se ciascuno si assume la propria responsabilità per un mondo più giusto: le amministrazioni pubbliche, la società civile, il mercato, le singole persone. A sua volta, la Caritas si impegna ad “andare nelle periferie per accompagnare gli esclusi e sviluppare iniziative innovative e significative, che dimostrano che è possibile vivere secondo logiche alternative a modelli economici e individualisti”. Un secondo impegno è “fare pressione per segnalare le strutture di ingiustizia, di dolore e sofferenza, e realizzare proposte concrete per contribuire ad attuare il messaggio evangelico”.

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