Chiesa in Polonia: ” “segnali che interrogano

Un cattolicesimo ancora radicato, ma non esente da difficoltà legate ai cambiamenti sociali e culturali

Nelle ultime settimane sono stati pubblicati i risultati di diversi studi con utili informazioni sulla condizione della Chiesa cattolica in Polonia. A Varsavia, durante il recente Congresso europeo sulle vocazioni, il Centro europeo per le vocazioni (Evs) ha presentato gli ultimi dati sulla formazione dei futuri sacerdoti e religiosi nel Vecchio continente. Inoltre, l’Istituto di statistica della Chiesa cattolica (Iskk) ha pubblicato il suo rapporto annuale sulle pratiche religiose in Polonia. Infine, l’Ufficio centrale di statistica (Gus) ha reso noto un rapporto su dimensioni e direzioni dell’emigrazione polacca negli anni 2004-2012.
Gli ultimi dati di Iskk mostrano che la domenica in media il 39,1% dei battezzati polacchi frequenta la Messa e il 16,3% riceve la Comunione. Ciò significa che il numero di “dominicantes” è diminuito dell’1% rispetto al 2012 e sono scesi per la prima volta sotto il 40%. Negli ultimi 10 anni (2003-2013) il gruppo di “dominicantes” è diminuito di circa 2 milioni di persone. Gus, tuttavia, ha dichiarato che alla fine del 2012 due milioni e 130mila polacchi avevano lasciato il Paese. Dal momento dell’adesione della Polonia all’Unione europea, nel 2004, l’emigrazione è diventato un fenomeno sociale significativo. I polacchi di solito lasciano la loro terra in cerca di lavoro, contribuendo peraltro a riempire – come si può vedere a Bruxelles o a Londra – le chiese in Occidente.
Certo, le statistiche non dicono tutto su chi lascia il Paese, se siano in maggior numero credenti-frequentanti o meno. Ma non si possono dormire “sonni tranquilli”. Probabilmente nulla è cambiato nell’atteggiamento dei polacchi verso la fede e la Chiesa. Bisogna riconoscere, comunque, che il fenomeno migratorio rende difficile elaborare una statistica completamente affidabile per quanto riguarda la situazione religiosa nel Paese.
L’Istituto di statistica Iskk nei suoi studi ha presupposto che i parroci conoscano il numero esatto dei cattolici che vivono attualmente nella loro comunità. Tuttavia, la tendenza a una minore frequenza ecclesiale sembra innegabile. Negli anni ’80 del secolo scorso, la domenica circa il 57% dei fedeli partecipava alla Messa. Negli anni ’90, circa il 50%. Oggi – secondo l’Istituto – siamo poco sotto il 40%. Al tempo stesso, però, è notevolmente aumentato il numero di persone che aderiscono alla Comunione. Negli anni ’80 questo gruppo era vicino al 7,8%. Attualmente, circa il 16,3%. Questo indicatore è in costante aumento. Si dice a questo proposito che la secolarizzazione della società è accompagnata dalla “polarizzazione” dei credenti. Il maggior numero di cattolici dichiara attaccamento tradizionale alla Chiesa e alla religione cattolica (circa il 60% di tutti i cattolici in Polonia). Questo gruppo è costituito da una parte consistente di persone profondamente religiose e coinvolte nella vita della parrocchia, delle comunità o dei movimenti religiosi, mentre gli altri fedeli prendono le distanze da una fede partecipata e dalla Chiesa. Piuttosto, essi non rinunciano alla loro fede ufficialmente, ma praticamente rompono il rapporto con la Chiesa, cambiando stile di vita e costumi domenicali. Le pratiche domenicali perdono poi valore sia per il lavoro festivo, sia grazie al fascino dell'”industria del divertimento”.
Studi di Evs mostrano tuttavia che in Polonia esiste il maggior numero in Europa, dopo l’Italia, di sacerdoti diocesani (23.624, con un aumento di 178 preti in rapporto al 2011) e il terzo – dopo Italia e Spagna – numero dei sacerdoti religiosi (6.605, con un aumento di 90 sacerdoti). Nel 2012 è stato ordinato il più grande numero dei sacerdoti di tutta l’Europa (512, 9 in più rispetto al 2011). Nei seminari si prepara il maggior numero di candidati al sacerdozio di tutta Europa (2.976, con un decremento di 217 rispetto all’anno precedente). La situazione delle vocazioni negli ordini religiosi femminili è, invece, molto più difficile. In Polonia ci sono attualmente 21.180 suore, con una diminuzione di 284 religiose rispetto al 2012.
Alla luce di questi dati si può affermare che la situazione in Polonia sia dinamica. Non vi è alcun motivo per “stracciarsi le vesti”, ma i cambiamenti che si sono verificati negli ultimi decenni in Irlanda, Spagna e Malta – Paesi a forte tradizione cattolica – sono un monito e un promemoria che vale per tutte le Chiese locali (anche se la Chiesa universale continuerà a esistere fino alla fine del mondo!). Occorre inoltre essere consapevoli che – data l’importanza del cattolicesimo polacco per l’Europa – una rapida accelerazione dei processi di secolarizzazione in Polonia avrebbe un impatto negativo su tutta la Chiesa nel Vecchio continente.

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