Stop al traffico di organi

Il CdE contro commercio e trapianti illeciti. Decisa anche un'azione sulle scommesse sportive

Una pratica vergognosa, contro la quale si muove il Consiglio d’Europa. Il traffico di organi umani sta aumentando in maniera esponenziale nel Vecchio continente, favorito dalla scarsità di organi disponibili per il trapianto rispetto alla richiesta. Nel 2012, secondo la Newsletter Transplant 2013 dell’European Directorate for the Quality of Medicines and Healthcare, erano ad esempio 68.073 i pazienti in lista d’attesa per un trapianto di rene, ma ne sono deceduti in media 12 ogni giorno a causa della mancanza di organi disponibili. A questo si aggiungono le disuguaglianze e la povertà accentuate dalla crisi economica, le profonde differenze tra i sistemi sanitari nazionali e la sfrenata avidità di trafficanti privi di scrupoli. Un mix esplosivo che promuove forme di “transplant tourism” verso Paesi che garantiscono “discrezione” e margini di manovra maggiori, e consegna alla criminalità un mercato redditizio e che offende la dignità della persona. Sono circa 10mila, secondo l’Oms, le operazioni chirurgiche clandestine ogni anno nel mondo, ma il dato è certamente sottostimato. Per contrastare il fenomeno, proteggere le vittime, facilitare la cooperazione a livello nazionale e internazionale al fine di perseguire più efficacemente i responsabili di questo traffico, il Comitato dei ministri dell’organismo di Strasburgo ha adottato nei giorni scorsi una convenzione internazionale.

Il reato di trapianto illecito. Il trattato promosso dal CdE stabilisce anzitutto che i governi debbano introdurre nel proprio Codice penale il reato di trapianto illegale da persone viventi o decedute “quando non vi sia un consenso libero, informato e specifico del donatore vivente o deceduto, o della famiglia in caso la persona sia deceduta, o dove il trapianto non sia autorizzato dalla legislazione nazionale”. Il trapianto di organi deve inoltre considerarsi reato quando il donatore vivente o una parte terza, anche nel caso di un donatore deceduto, “ne ricavino un utile finanziario o un analogo profitto”. La convenzione prevede altresì misure di protezione e risarcimenti per le vittime di trapianti illegali, nonché misure per garantire accesso equo e trasparente ai servizi di trapianto. A stabilire le sanzioni penali, civili e amministrative per i colpevoli di reato saranno gli Stati parte alla convenzione. Fondamentale la prevenzione: “È essenziale – si legge nel documento – sensibilizzare i cittadini alla donazione degli organi e mettere in atto un sistema che incoraggi le persone a diventare donatori”. A questo fine, dal 1996 il Consiglio d’Europa promuove annualmente l’European Day for Organ Donation & Transplantation, che quest’anno si svolgerà l’11 ottobre a Roma, giacché l’Italia detiene attualmente la presidenza del Comitato per i trapianti di organi, tessuti e cellule all’interno del CdE. Di portata mondiale, il trattato sarà a breve aperto alla firma degli Stati membri e non membri del Consiglio d’Europa. La Spagna ha offerto di ospitare la cerimonia di apertura della firma entro fine 2014 o inizio 2015.

Stop al “match fixing”. Sempre nei giorni scorsi, il Comitato dei ministri CdE ha adottato una convenzione sulla manipolazione delle competizioni sportive (match fixing). Di “importante passo avanti nella protezione dell’integrità e dell’etica sportiva” ha parlato il segretario generale Thorbjorn Jagland. L’accordo si prefigge di prevenire, individuare, sanzionare e disciplinare la manipolazione delle competizioni sportive, e di potenziare lo scambio di informazioni e la cooperazione nazionale e internazionale tra le istituzioni pubbliche competenti, le organizzazioni sportive e i soggetti coinvolti nelle scommesse. In concreto, la convenzione esorta i governi ad “adottare misure, anche legislative, volte in particolar modo a prevenire conflitti di interesse tra gli operatori delle scommesse sportive e gli organizzatori”; a incoraggiare “le autorità di controllo delle scommesse sportive a contrastare la frode, limitando o sospendendo, se necessario, la possibilità di effettuare scommesse; a “contrastare le scommesse sportive illecite, consentendo la chiusura o la limitazione dell’accesso agli operatori coinvolti e il blocco dei flussi finanziari tra questi ultimi e i consumatori”. Alle organizzazioni attive nei diversi settori dello sport e ai promotori delle competizioni viene inoltre chiesto di adottare e implementare regole più rigide per combattere la corruzione, sanzioni e misure disciplinari e dissuasive appropriate in caso di violazioni, e principi di buona governance. Previste tutele per informatori e testimoni. Di respiro mondiale, la convenzione sarà aperta alla firma degli Stati membri e non membri del Consiglio d’Europa in occasione di una conferenza ministeriale in programma il 18 settembre a Macolin (Svizzera).

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