Ricostruire insieme

A Bruxelles la conferenza dei donatori. I danni ammontano a 1,5 miliardi di euro

Sono passati quasi due mesi dalle devastanti alluvioni, le maggiori nella storia della Serbia moderna. Oggi le spaventose immagini di case e campi allagati non sono dimenticate, ma certamente sono cambiate e la popolazione sta cercando di tornare alla normalità. I danni secondo il governo serbo ammontano a un miliardo e mezzo di euro. 500 case sono completamente distrutte, mentre migliaia di edifici hanno bisogno di ristrutturazioni per essere resi agibili. Anche se la solidarietà di tanti Paesi e istituzioni europee non è mancata, rimane ancora molto da fare. Il 16 luglio, su iniziativa della Slovenia e della Francia, la Commissione europea ospiterà una conferenza dei donatori sotto il motto “Ricostruire insieme”, per raccogliere fondi per la Serbia e la Bosnia-Erzegovina, anch’essa colpita dalla furia dell’acqua. Per capire qual è la situazione sul campo, i bisogni più urgenti, e come procedono gli aiuti, Iva Mihailova, per Sir Europa, ha intervistato don Vladislav Varga, direttore della Caritas in Serbia.

Don Varga, com’è la situazione attuale nelle zone colpite dalle alluvioni?
“Con il fermarsi delle piogge e il rientro nell’alveo naturale dello straripato fiume Sava, la situazione è certamente migliore di prima. Le persone stanno cercando di tornare alle loro case. Ci sono stati circa 32mila sfollati; diverse abitazioni devono essere ricostruite e mancano materassi ed elettrodomestici di prima necessità come frigoriferi o fornelli. Nelle strade si possono vedere ancora molti rifiuti e resti di animali. Degli 80mila ettari di terreni agricoli inondati, circa 12mila non potranno essere lavorati anche l’anno prossimo. Benché sia in corso un’azione di disinfestazione, il rischio di malattie o epidemie rimane elevato”.

La Caritas serba è stata in prima linea dall’inizio dei soccorsi. Che cosa è stato fatto finora?
“In due delle località colpite, Sabac e Valjevo, abbiamo delle strutture molto attive della Caritas che subito hanno iniziato con i volontari a portare cibo e forniture igieniche. In totale abbiamo assistito 5mila famiglie in 45 località e distribuito più di 120 tonnellate di aiuti umanitari pervenutici dalla rete della Caritas. A questo si aggiungono anche le circa 300 tonnellate di foraggio per gli animali”.

Ora si è nella difficile fase della ricostruzione. Su quali progetti state lavorando?
“Stiamo per iniziare un progetto di ricostruzione pari a 2 milioni di euro per nove mesi, con la distribuzione di voucher dai mille ai millecinquecento euro a famiglia colpita. Verranno utilizzati per acquistare materiali per la ricostruzione o mobilio, per ripristinare l’agricoltura, comprare animali e foraggio. Nei nostri centri d’ascolto prosegue anche l’aiuto psicologico e sociale”.

Il Santo Padre ha espresso subito la propria solidarietà e vicinanza ai colpiti dalle alluvioni. Questo ha incentivato la solidarietà e gli aiuti?
“La preghiera del Papa e il suo appello di solidarietà per la nostra popolazione e per quella della Bosnia-Erzegovina sono stati molto importanti, hanno portato grande consolazione alle persone ed è stata incentivata la raccolta di mezzi. Il nostro appello di aiuto ha avuto subito una grande risposta. Significativa è stata la solidarietà dei cattolici in Serbia: anche se siamo pochi, abbiamo iniziato una raccolta di denaro e di vestiti, di coperte e i fedeli sono stati molto generosi”.

Questo impegno della Caritas in Serbia come è stato accolto dalle autorità civili e dall’opinione pubblica?
“La nostra presenza e aiuto sono stati accolti molto positivamente. Il primo ministro Alexander Vucic ha ringraziato l’arcivescovo di Belgrado, mons. Hocevar, per il nostro impegno e questo viene ribadito in ogni occasione. Poi, insieme a rappresentanti di tutte le confessioni e religioni presenti nel Paese – gli ortodossi, i musulmani, gli ebrei – abbiamo partecipato a una serata televisiva sul primo canale nazionale per sensibilizzare l’opinione pubblica e raccogliere altri fondi. Le persone hanno apprezzato molto il fatto che le diverse religioni stiano lavorando insieme”.

Il 16 luglio a Bruxelles è stata fissata la conferenza dei donatori. Il disastro ha colpito la Serbia quando aveva già iniziato i negoziati di adesione all’Ue. Questo fatto ha contribuito positivamente alla ricostruzione?
“Anche la Caritas partecipa a questa conferenza e veramente l’iniziativa dei Paesi europei di darci una mano, nonostante non siamo ancora un Paese membro dell’Unione, ci incoraggia nel cammino di adesione. Grazie alla prospettiva europea la Serbia sta cambiando la sua immagine, superando l’idea di un Paese legato solo alla guerra”.

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