Argentini orgogliosi” “ma sereni” “Nonostante la sconfitta

Prosegue il dibattito nell'opinione pubblica dopo la finale del Mondiale di calcio persa al Maracanà. Soddisfazione per il comportamento della squadra e poche recriminazioni. Riconoscimento del valore dell'avversario e una prova generale di maturità. Riconosciuto in Mascherano il simbolo della squadra. "Assolto" l'arbitro italiano Rizzoli

"Se la passione, se la follia non sfiorano qualche volta l’anima… a che servirebbe la vita?" si chiedeva il drammaturgo spagnolo Jacinto Benavente. Se di qualcosa davvero il popolo argentino non si è privato, nel corso del Mondiale di calcio brasiliano, è stato la passione. In tutte le partite… fino all’ultimo minuto del secondo tempo supplementare della finale.
Ma questa volta alla nota passione per il calcio si è aggiunto un atteggiamento che sembra avere del nuovo: gli argentini, tradizionalmente esitanti, appaiono pressoché compatti nel riconoscere lo sforzo e il sacrificio fatto dalla Selezione Nazionale e pertanto meglio in grado di "digerire" la sconfitta dell’ultima partita.
Le parole rivolte ai giocatori della Nazionale dal pubblico e dai dirigenti sono state molto simili: "Grazie per esservi spesi al massimo nello stadio, senza risparmiarvi in niente". Ed è giusto riconoscere che sono echeggiate anche prima dell’ultima partita. Non si è rimasti soddisfatti del risultato conclusivo, questo no, ma contenti di avere goduto di un gioco che è stato sempre "all’altezza" della competizione affrontata, dall’inizio alla fine del campionato. "La finale si è giocata con una rivale che in teoria era una vera macchina e tuttavia la squadra argentina non ha arretrato mai, giocando da pari a pari per l’intera partita", ha dichiarato Javier Mascherano, uno dei giocatori "simbolo", al quotidiano "Pagina 12".
Al di là degli incidenti provocati dopo la sconfitta da un gruppo di tifosi particolarmente fanatici nel centro di Buenos Aires, la grande maggioranza degli argentini ha apprezzato in giusta misura il grande sforzo della Selezione, ha visto in Mascherano "l’anima" della squadra e ha ringraziato i giocatori per "il cuore impegnato negli stadi". Prima dell’ultimo incontro di domenica scorsa circolava in rete un disegno con due giocatori delle squadre arrivate in finale. Erano rappresentati uno con il cervello in testa ben in vista e l´altro col cuore al posto del cervello. Qui nessuno negava, già in partenza, al gioco della Germania il rigore che lo caratterizza e nessuno gliel’ha negato dopo la sconfitta finale.
Espressioni di questo genere sono state scritte dai più noti giornalisti argentini: "La Germania è sempre tra le quattro prime del mondo e questo non può essere casuale. Si deve a un lavoro che viene da lontano (…) Nessuno può discutere il merito del titolo: la Germania è stata la migliore squadra in Brasile" (…) La Germania si è preoccupata di lavorare nei vivai dei diversi club come si trattasse d’una campagna di alfabetizzazione e i risultati si vedono", ha scritto Miguel Angel Vicente per il quotidiano "Clarin". Perfino il generale José de San Martín (Liberatore di Argentina, Cile e Perú) è stato ricordato in rete: "Una sconfitta combattuta vale più che una vittoria casuale". Un qualcosa di nuovo, quindi, un qualcosa di meglio nei sentimenti popolari manifestati dopo la sconfitta. Forse l’opinione del direttore tecnico Alejandro Sabella – che ha detto di sentirsi orgoglioso perché i giocatori avevano lasciato "la pelle" nel gioco – riassume davvero il sentimento più diffuso.
Non sono mancate, poi, critiche contro l’arbitro Nicola Rizzoli per un presunto rigore non punito ai danni di Gonzalo Higuain con un dubbio fallo del portiere Neuer. Lo stesso Mascherano ha, tuttavia, dichiarato che non è stato l´arbitro a incidere sul risultato e quasi nessuno ha insistito con quell’osservazione. Rizzoli, da parte sua, ha precisato che non era da punire con un rigore l’eventuale fallo del giocatore argentino: Neuer era arrivato primo sulla palla. Le critiche a Rizzoli sono andate spegnendosi e a livello di esperti non sono state per niente accolte.
Passione, cuore, anima, pelle: sono state in questi giorni le parole più ricorrenti nelle espressioni della gente che è scesa in piazza con i colori della bandiera, appena finita la partita di domenica, per celebrare d’essere arrivati in finale alla Coppa del Mondo dopo 24 anni e per cantare, ancora una volta e nonostante i risultati, l’hit: "Brasile dimmi cosa si sente…".
L´immensa gioia per essere arrivati al Maracanà da protagonisti dell’ultimo atto del Campionato mondiale, insieme all’agguerrita squadra della Germania, non sembra essere oscurata dal risultato certamente amaro della finale. Non dovrebbe…

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