Il bilancio, penny per penny

Belfast: come tenere informati i parrocchiani in nome della trasparenza amministrativa

Immaginate una parrocchia dove, ogni domenica, nel foglietto parrocchiale sui banchi, sia evidenziato l’importo delle offerte raccolte nel weekend precedente. Immaginate anche che sul sito internet della stessa parrocchia sia scaricabile liberamente il pdf del bilancio consuntivo. Immaginate anche che, all’ingresso, sia disponibile un dépliant a quattro ante in cui è riportato il budget parrocchiale corredato di entrate e uscite, il profilo dei contributori e due editoriali di introduzione e spiegazione a firma del parroco titolare e del presidente della commissione finanziaria parrocchiale. Ebbene, la parrocchia di Santa Brigida a Belfast lo fa, senza reticenze, a disposizione di chiunque voglia conoscere l’ammontare delle spese sostenute e dei ricavi percepiti. Persino la riduzione del debito.

Entrate, uscite, surplus e debito. Per il parroco, Edward O’Donnell, la trasparenza e la responsabilità sono aspetti importanti dell’amministrazione finanziaria della Chiesa ed è giusto diritto dei parrocchiani, ben duemila famiglie, sapere che questa viene condotta secondo i più alti standard. Soddisfare tali standard è un obbligo per il parroco. Dal folder su cui è pubblicato il bilancio, scopriamo così che il reddito annuale complessivo, che somma le offerte durante le messe, le donazioni, i ricavi dalle vendite di beneficienza e le rendite da locazione, è pari a poco più di 529mila sterline (667mila euro). Le uscite, comprensive di salari, stipendi, costi di gestione della parrocchia, occorrenze della chiesa parrocchiale, ammontano invece a 365mila sterline (460mila euro). Il 2013 ha quindi visto un netto surplus per il bilancio di Santa Brigida, che ha così potuto ridurre notevolmente il suo debito con la banca.

In giro per l’Europa… Senza altre forme di supporto, la chiesa locale può contare solo sui propri fedeli. La loro affezione alla parrocchia è testimoniata da un dato che forse sorprenderà: in media, ogni settimana, la parrocchia raccoglie 1.313 sterline in offerte in contanti, pari a circa 1.654 euro. Il pensiero non può non andare a certi cestini domenicali, in cui tintinnano per lo più singole monete, a volte anche centesimi. Di sicuro il rendicontare paga. Certamente vi sono innumerevoli altre parrocchie, in giro per l’Europa, che mettono in atto una simile e lodevole iniziativa di trasparenza amministrativa. Resta il fatto che fa un po’ impressione (positiva, s’intende) vedere come la gestione delle finanze di una comunità parrocchiale sia così evidente, nitida e pubblica.

“Grazie” per il continuo sostegno. Non era ancora capitato di trovare nelle fotocopie domenicali anche un rettangolino evidenziato in cui si ringraziano i fedeli per il continuo supporto e per aver donato 4.700 sterline lo scorso fine settimana. Una comunità cattolica si misura non solo sulla pratica religiosa ma anche sulla correttezza amministrativa. Per questo garantire la trasparenza contabile, riportare chiaramente le modalità di utilizzo e di gestione dei fondi raccolti, rendicontare puntualmente l’esercizio di bilancio, contrastare il dispendio di risorse economiche è una battaglia che la Chiesa sta conducendo da molto tempo. Anche per poter rispondere in maniera efficace alle manipolazioni mediatiche e agli attacchi che da più parti talvolta arrivano alla comunità ecclesiale. Oggi la trasparenza finanziaria richiesta ai cristiani è un fattore decisivo di credibilità. Il Papa insegna e parrocchie, diocesi e conferenze episcopali devono fare il resto.

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