Giustizia è fatta” “per il vescovo Angelelli” “”uomo di periferia”

Concluso il processo con la condanna all'ergastolo dei capi militari coinvolti nella vicenda e ancora in vita. Crolla il "falso" dell'incidente stradale. Fu estratto dalla macchina, bastonato e abbandonato sulla Ruta 38, con le braccia aperte, steso come in croce. Fu ucciso perché difendeva il suo popolo dal regime. Decisiva la testimonianza di Papa Francesco che ne ha difeso la memoria di pastore

Dopo 38 anni, sono stati condannati in Argentina i responsabili della morte del vescovo di La Rioja, monsignor Enrique Angelelli, vittima della dittatura militare il 4 agosto del 1976. Finisce così un processo storico che ha avuto come imputati anche l’ex presidente di fatto Jorge Rafael Videla e l’ex ministro Albano Harguindeguy, entrambi già morti, e che si conclude adesso con la condanna all’ergastolo degli altri capi militari coinvolti nella vicenda e ancora in vita: Luciano Benjamin Menendez e Luis Fernando Estrella.

Sangue di martiri seme di cristiani. "Penso che quel giorno (quello della morte di monsignor Angelellli) qualcuno sia rimasto contento, abbia creduto che era il suo trionfo, ma è stata invece la sconfitta degli avversari. Uno dei primi cristiani ci lasciò una bella frase: sangue di martiri, seme di cristiani". Cosí ricordava Papa Francesco il vescovo Angelelli nel 2006, durante l´omelia della messa da lui presieduta nella Cattedrale di La Rioja, in occasione del trentesimo anniversario della morte del pastore. E’ stato anche Papa Francesco ad annunciare quell’anno la decisione della Chiesa di intervenire come parte "querelante " nel processo per la morte di Angelelli riaperto nel 2005, dopo l´annullamento delle leggi di "Punto Final" e "Obediencia Debida" approvate in Argentina negli anni 1986 e 1987.

Le radici italiane. Figlio di emigranti italiani radicati nella provincia di Cordoba (Celia Carletti e Giovanni Angellelli, i suoi genitori ) Enrique Angelelli era nato il 17 luglio del 1923 ed era entrato nel Seminario della Vergine di Loreto a quindici anni. Aveva studiato Teologia a Roma, nel Collegio Pio Latino, e Diritto Canonico nella Pontificia Universita Gregoriana. Nel 1949 era stato ordinato sacerdote ed era tornato in Argentina nel 1951. Nominato vescovo ausiliare di Cordoba nel 1960, lavorò sempre vicino alla gioventù operaia e universitaria cattolica e partecipò attivamente in diversi conflitti sindacali, segnando un coinvolgimento episcopale poco usuale nel Paese e avversato nei circoli cattolici più conservatori.

Le accuse di comunismo. Fu nel 1968, dopo avere partecipato alle sessioni del Concilio Vaticano II, che Angelelli arrivò a La Rioja come Vescovo, nominato dal Papa Paolo VI. La sua pastorale é stata caratterizzata sin dall’inizio dal suo impegno in favore dei lavoratori e dal suo interesse per l’organizzazione cooperativa dei contadini. Angelelli conosceva bene la realtà della provincia, minacciata da profondi squilibri sociali e divisa tra poche famiglie benestanti, proprietari agrari e di ricchezze minerarie e la maggioranza della popolazione, molto povera, dedita al lavoro dei campi o alla pastorizia. Ma erano tempi di governi militari e nel 1970 la messa radiofonica che il vescovo celebrava dalla cattedrale per l’intera diocesi fu proibita. Lo sviluppo che il Movimento Rurale Diocesano ebbe tra il ’71 e il ’72 e la creazione della Cooperativa "Amingueña Ltda", che proponeva l’espropriazione di un latifondo per lavorare in forma solidale le terre improduttive lo collocarono in contrasto aperto con il governo di fatto. Dopo le elezioni del 1973, la messa via radio tornò a essere autorizzata ma presto cominciarono le persecuzioni contro il vescovo e i suoi sacerdoti, tacciati di comunismo. Fu in quel contesto che il 13 giugno del 1973, mentre partecipavano della festa patronale di Sant’Antonio nel borgo di Anillaco, monsignor Angelelli e i suoi sacerdoti furono oggetto di una sassaiola organizzata dagli agrari della zona che reclamavano la loro espulsione.

Il ricordo di Papa Francesco. A questi tristi episodi si è riferito lo stesso Papa Francesco nell’omelia del 2006. E´stata la giornalista Virginia Bonard, nel suo libro "La nostra fede è rivoluzionaria", a trascrivere alcuni paragrafi dell’omelia: "Sono arrivato a La Rioja per la prima volta in un giorno storico, il 13 giugno 1973, il giorno della sassaiola di Anillaco. Eravamo cinque Consultori di Provincia ed il Provinciale per fare un ritiro spirituale e riflettere prima di scegliere il nuovo Provinciale. Il 14 giugno, dopo quell’attacco contro il vescovo, i sacerdoti, le religiose, monsignor Angelelli ci ha offerto il ritiro spirituale(…). Sono state giornate indimenticabili, in cui abbiamo goduto della saggezza di un pastore che dialogava con il suo popolo e abbiamo ricevuto anche le confidenze sulle sassate che ricevevano quel popolo e quel pastore per il semplice fatto di seguire il Vangelo. Ho trovato una Chiesa perseguitata, intera: popolo e pastore". E poi il Papa prosegue con il ricordo personale della visita di Padre Arrupe, Generale della Compagnia, due mesi dopo, il 14 agosto del 1973: "Siamo arrivati da Cordoba a bordo di un piccolo aereo e lì, insieme al padre Arrupe e al padre Di Nillo, abbiamo visto un’altra cosa: quando l’aereo è giunto all’inizio della pista, il pilota ha ricevuto l’intimazione di fermarsi. Il vescovo (Angelelli) viene a riceverci con una macchina e dice: ‘Abbiamo fatto fermare l´aereo qui perché fuori ci sono quelli che due mesi fa fecero la sassaiola e ci attendono per fischiarci e insultarci’. Per fischiare il Generale della Compagnia di Gesu che veniva a visitare i suoi gesuiti e ovviamente restare con il vescovo, con il pastore e il suo popolo".

Le minacce di "Las Tres A". Nel 1974, essendo Angelelli a Roma, gli avevano suggerito di non tornare in Argentina perché si era saputo che il suo nome figurava nell’elenco di persone minacciate dalle forze parapoliziali di "Las Tres A" (Alianza Anticomunista Argentina). Il vescovo tornó alla sua diocesi e dopo il colpo di stato di marzo del ’76 levò ancora più forte la sua voce per denunciare le violazioni contro i diritti umani e la persecuzione della Chiesa di La Rioja. Per chiedere protezione per i suoi sacerdoti, andò a incontrare perfino il comandante Menendez, ora condannato all’ergastolo, che allora gli disse di "stare attento". Alla sua familia confessò: "Ho paura, ma non si può nascondere il Vangelo sotto il letto".

L’omicidio camuffato da incidente. La repressione si accentuò e il 18 luglio del ’76 furono sequestrati, torturati e assassinati i sacerdoti della sua diocesi, Carlos de Dios Murias y Gabriel Longueville. Il 4 agosto, quando Angelelli, insieme al padre Pinto, tornava da Chamical alla cittá di La Rioja dopo la novena per i preti assassinati, la sua Fiat 125 fu bloccata da un’altra macchina, facendola rovesciare. Il corpo di mons. Angelelli fu estratto dalla macchina, bastonato e abbandonato sulla Ruta 38, con le braccia aperte, steso come in croce. La teoria dell’incidente stradale pretese di occultare l’omicidio e l’indagine giudiziaria fu rapidamente archivata. Nel 1983, col ritorno alla democrazia, la causa fu riaperta e nel 1986, il giudice Aldo Morales sentenziò che la morte di Angelelli era stato "un omicidio freddamente premeditato" ma i capi militari coinvolti poterono beneficiare delle leggi di "Punto Final" e "Obedienza Debida" del 1986 e 1987 che codificavano l’impunità per le violazioni dei diritti umani. Nel 2005, dopo l´annullamento di quelle leggi, il processo potè essere riaperto e nel 2006 la Chiesa finalmente si è presentata come parte "querelante".

Le prove fornite dal Papa. Con le prove fornite negli ultimi mesi anche da Papa Francesco, tra cui una lettera e un rapporto sull’assassinio dei sacerdoti Carlos de Dios Murias e Gabriel Longueville nel luglio 1976, inviati da mons. Angelelli al Vaticano un mese prima della sua morte, si è resa finalmente giustizia al pastore Angelelli, "un uomo di periferia" come è stato definito dallo stesso Pontefice, un uomo la cui voce non si potrà mai far tacere perché, come diceva il Padre Carlos Murias, "non si può mai far tacere la voce del Vangelo".

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