Giovani ed Europa, ” “la memoria non basta

Occorre guardare avanti, con un nucleo di valori stabilmente condivisi a livello sociale

Cosa avranno detto i giovani europei dell’accostamento di due immagini di Ypres che alcuni giornali hanno pubblicato in occasione del recente incontro dei leader Ue nella “città martire” fiamminga? In una foto la bellezza del Lakehalle, il mercato delle stoffe, prima dei conflitti mondiali, e nell’altra le sue macerie dopo due guerre che dal 1914 hanno sconvolto l’Europa per 30 anni.
Quelle tragedie sono molto lontane dalla vita dei giovani di oggi e la memoria, se non illuminata da una riflessione rivolta al futuro, rischia di rimanere una delle tante pagine di un libro di storia da studiare; può diventare più un peso di cui liberarsi che un incoraggiamento a osare nuovi percorsi di pace, di giustizia e di solidarietà.
La memoria, se resa sterile dall’ideologia, dalle culture dell’egoismo e dell’indifferenza, si ritrae e lascia spazio alla logica dello scontro come dolorosamente ricordano Ucraina e Balcani.
I giovani, d’altro canto, non hanno bisogno di sentirsi ripetere stancamente le motivazioni e le direttrici di marcia di sessant’anni fa. Hanno bisogno di comprendere, e di essere aiutati a comprendere, l’attualità e la prospettiva della “casa comune” europea nel tempo della globalizzazione. Chiedono punti di riferimento credibili in questa ricerca di significato e il ricorso alla memoria, pur indispensabile, non è sufficiente per un nuovo pensiero e un nuovo progetto. Non li aiuta certo il deficit di democrazia di cui soffre l’Ue ma, per non abbandonarli alla lamentela e alla denuncia, occorre dire loro che la distanza tra cittadini e istituzioni potrà essere ridotta se i giovani per primi non rinunceranno a presentarsi a ogni varco per far sentire e far valere le loro ragioni, le loro esigenze, le loro idee rinnovatrici sulla politica.
I giovani sanno che il nemico numero uno non è Bruxelles ma il diffuso venire meno dell’autocoscienza europea. Conoscono le motivazioni di questa crisi d’identità e sanno che il pensare e l’agire europei possono rinascere attorno a un nucleo di valori stabilmente condivisi a livello sociale. Attorno a una convergenza culturale e morale in grado di originare impegni per costruire quella solidarietà di fatto che aveva mosso le prime scelte comunitarie aprendole anche al resto del mondo, in particolare all’Africa.
In questa prospettiva si sono collocate e si collocano le iniziative di Erasmus, di Socrates e altre analoghe alle quali si stanno aggiungendo quelle del programma Horizon 2020 rivolto alla ricerca scientifica e all’innovazione.
Ma quale contributo hanno portato queste esperienze di giovani alla crescita dell’autocoscienza collettiva europea? Quale riflesso hanno avuto esperienze personali in diversi Paesi europei nella vita e nel pensiero di una famiglia, di un’associazione, di una scuola, di una società? Quali occasioni e quali luoghi sono stati offerti ai giovani perché dopo l’incontro con le città europee potessero mettere in comune la ricchezza ricevuta, la potessero offrire ai coetanei e anche a disattenti adulti?
Perché gli incontri nazionali di giovani Erasmus sono stati raccontati dai media più come eventi folkloristici che come momenti di condivisione, anche critica, di una idea bella e costruttiva di Europa?
Il Parlamento europeo uscito dalle elezioni di maggio dovrà rispondere anche a queste domande e vi riuscirà solo ritrovando l’alleanza, a lungo disattesa, tra politica, cultura, educazione.
È urgente ritessere questo legame tra diverse competenze e diverse responsabilità: lo si deve ai giovani condividendo con loro l’impegno prioritario di tutelare e promuovere il valore e il significato più alti della persona e della comunità. Maestra in umanità: ecco, nel tempo della globalizzazione, la testimonianza più grande e urgente che il mondo si attende da un’Europa in cui il dialogo tra generazioni diverse è fatto di memoria e di progetto, di radici e di ali.

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