Taranto, pur provata” “ha accolto” “tremila immigrati

Privati cittadini, associazioni, parrocchie, si sono mobilitati per sopperire alle difficoltà delle istituzioni locali. Gli sbarchi sono iniziati il 9 giugno, dalle navi della Marina Militare. Si tratta soprattutto di siriani, eritrei, sudanesi e sub sahariani. L'incoraggiamento dell'arcivescovo Filippo Santoro: "Questa è la nostra partita, questo è il nostro mondiale della solidarietà"

Periferie d’Italia che aiutano periferie del mondo. Succede a Taranto, una città fortemente provata dalla vicenda Ilva, in cui continuano a viaggiare su piani separati diritto al lavoro e diritto alla salute, e che in questi giorni sta rispondendo all’arrivo di circa 3mila immigrati, con una generosità commovente. Privati cittadini, associazioni, parrocchie, si sono mobilitati per sopperire alle difficoltà delle istituzioni locali, colte alla sprovvista dall’arrivo di tanti profughi. Lo sbarco. A Taranto gli sbarchi sono iniziati lunedì 9 giugno. Le navi della Marina Militare hanno attraccato al porto mercantile del capoluogo ionico. A raggiungere la città soprattutto siriani, eritrei, sudanesi e sub sahariani, per cui i due mari sono il punto più vicino alla meta, generalmente Germania o Svezia. Da Taranto l’obiettivo è spostarsi a Roma o Milano (che nella maggior parte dei casi non sanno dove si trovi e quanto disti dalla Puglia) per poi proseguire oltre confine. Le difficoltà. L’emergenza profughi, ai tempi di Facebook, la sta gestendo una pagina di coordinamento aiuti di cittadini volontari, proprio sul famoso social network. La città viaggia a due diverse velocità: da una parte i volontari, che con estrema fatica e grande cuore fanno quel che si può coordinandosi attraverso la rete, dall’altra le istituzioni, soprattutto all’inizio in difficoltà nel gestire la situazione. Gli immigrati continuano a essere "parcheggiati" in palestre che il caldo ha trasformato in fornaci, in asili sprovvisti di docce e sedie. Tra i profughi, per resistere al caldo, c’è chi dorme all’aperto, tra rifiuti ed erbaccia. Tutti possono accedere alle strutture liberamente. Non vengono richieste generalità, né sono stabilite mansioni. I medici e i paramedici della Asl fino a ieri erano tutti schierati all’arrivo, al porto mercantile e nessuno era destinato alle varie strutture, lasciando a professionisti volontari il compito di curare piccole infiammazioni, febbri o dolori. Proteste e tam tam della rete hanno ottenuto che la Asl tarantina mobilitasse uomini e mezzi anche in asili, palestre, ex aree mercatali coperte e ovunque vi sia necessità di accogliere. Il Comune garantisce materassi e pasti, la presenza di assistenti sociali per minori non accompagnati e la sorveglianza della Polizia municipale fuori dai centri. Quello che è mancato finora è stato soprattutto un coordinamento. I consiglieri regionali Anna Rita Lemma e Alfredo Cervellera, per risolvere la situazione, hanno scritto al premier Renzi affinché alcune strutture inutilizzate della Marina Militare vengano aperte all’accoglienza. Per il momento nessuna risposta. Le dichiarazioni dell’arcivescovo. "Taranto e i tarantini hanno dato prova della loro umanità mobilitandosi immediatamente in aiuto di questi fratelli senza chiedersi di quale nazionalità fossero e perché fossero qui – ha dichiarato l’arcivescovo della diocesi ionica, monsignor Filippo Santoro – e non ne sono stupito. Da quando sono in questa città ho avuto tante volte modo di riscontrarlo. Le nostre parrocchie si sono messe subito in moto per raccogliere aiuti tramite le Caritas parrocchiali e quella diocesana. Tanti sono i nostri giovani impegnati come volontari che ci raccontano episodi di commozione e fratellanza. Le difficoltà di comunicazione dovute alla lingua non hanno impedito loro d’informarsi sulle storie di ognuna di quelle persone; hanno ascoltato i racconti della guerra, del freddo e poi del caldo, della sete. Hanno giocato con i bambini dopo averli lavati e rivestiti. Hanno fatto tutto quello che Gesù ci ha chiesto di fare per i nostri fratelli: ‘In verità io vi dico: ogni volta che avete fatto questo a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’ (Mt 25). So che le cose, dopo un momento di iniziale confusione, cominciano a migliorare: ringrazio tutti. La Chiesa di Taranto, pur già molto impegnata nell’accoglienza, non risparmierà forze e risorse per venire incontro alle esigenze che si presenteranno. Continuiamo uniti al lavoro assiduo della Prefettura, del Comune, delle associazioni e dei tanti tarantini impegnati nei centri di accoglienza. Al popolo di Dio chiedo di non mancare a questa chiamata, di non perdersi dietro dubbi e distinguo, questa è la nostra partita, questo è il nostro mondiale della solidarietà". Le storie. Tanti racconti di dolore e speranza s’intrecciano nel palazzetto dello sport che ospita buona parte dei profughi a Taranto. Tantissimi giovani precari o disoccupati si stanno alterando per dare sollievo ai migranti. Si provvede a cibo e vestiario, alle prime necessità ma anche a scambiare qualche parola, a raccontarsi la vita, in un misto di arabo, inglese e gestualità. Il sorriso resta il messaggio universale. "Se guardi nel mio portafogli ora – ci racconta Teresa -, ci trovi cinque euro. Servono per la benzina. Ho chiesto l’assegno sociale al Comune perché non so come andare avanti con due figli adulti che vivono tra lavoretti precari. Però sono qui, smisto la raccolta, coordino come posso. Perché è importante esserci. Tutto quello che abbiamo dobbiamo darlo a questa gente che sta peggio di noi". Stessa gara di solidarietà anche all’ex mercato ortofrutticolo del quartiere Tamburi, tra i più poveri della città e il più provato dalle emissioni dell’Ilva, che si trova a poche centinaia di metri dalle case. "Sono una donna anziana – racconta Elena – che ha figli e nipoti. L’avrei fatto per loro, lo sto facendo per queste persone che scappano da una guerra. E una guerra non è una passeggiata, noi quel dolore lo ricordiamo ancora".

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