Il messaggio delle urne Le prime pagine dei giornali diocesani

I settimanali cattolici, in uscita in questi giorni, guardano ai risultati dei ballottaggi: "La scelta, d'ora in avanti, non cadrà più sugli schieramenti, ma sulle persone in grado di proporre idee innovative, al passo con i tempi complicati che stiamo attraversando". Anche perché il tempo delle rendite è finito

Domenica 8 giugno si è votato per i ballottaggi nelle elezioni amministrative. E i risultati “sono stati in parte sorprendenti”, come sottolineano i giornali aderenti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), in uscita in questi giorni. “La scelta, d’ora in avanti – rilevano le testate Fisc -, non cadrà più sugli schieramenti, ma sulle persone in grado di proporre idee innovative, al passo con i tempi complicati che stiamo attraversando”. Tra gli altri argomenti affrontati dai settimanali: il divorzio breve, la preghiera in Vaticano per la pace, cronaca e vita delle diocesi. Proponiamo una rassegna degli editoriali giunti ad oggi in redazione.

Dopo le elezioni. “Non si può vivere di rendita”: è l’osservazione che accomuna gli editoriali dei settimanali cattolici a proposito degli esiti dei ballottaggi. Bonifacio Mariani, direttore del Nuovo Amico del Popolo (Chieti-Vasto), fa notare: “Il popolo italiano ha detto chiaramente che vuole soluzioni, che occorrono persone capaci di assumersi delle responsabilità, di prendere le giuste decisioni per il bene di tutti. E, ribaltando le prospettive, ha imposto a tutti la propria visione delle cose: prima viene il bene della gente, di chi veramente sta male e non può sollevarsi, e solo molto dopo potrebbero interessare le schermaglie ‘partitiche’ di chi passa la vita navigando su facoltose provvigioni, che tali restano anche quando si dice di averle dimezzate”. Per Vincenzo Rini, direttore della Vita Cattolica (Cremona), “i risultati elettorali dell’8 giugno dicono chiaro che nessuna vittoria elettorale può fare a meno di una vittoria morale. Vincere le elezioni è più facile che governare i problemi del Paese. Ha ragione Renzi quando afferma che le posizioni di rendita sono effimere. Se non c’è un costante lavoro politico fatto di servizio onesto, di attenzione quotidiana ai problemi della gente, la vittoria elettorale può trasformarsi ben presto in sconfitta politica”. Secondo Francesco Zanotti, direttore del Corriere Cesenate (Cesena-Sarsina), “la gente ha voglia di aria nuova, fresca, pulita. E appena può lo manifesta in maniera aperta, plateale, clamorosa, proprio come hanno dimostrato i risultati elettorali del 25 maggio e di domenica scorsa”. Certamente, gli scandali hanno pesato e, per L’Ora del Salento (Lecce), è il momento di “restituire alla politica il suo valore intrinseco di servizio all’uomo, consapevoli che questo compito è affidato a tutti noi, pur nella diversità dei ruoli e delle funzioni”. D’altra parte, i problemi in Italia sono tanti, lamenta Il Popolo (Tortona): “Aspettando che Renzi si metta all’opera per l’Europa, da noi intanto la disoccupazione galoppa. L’estate che ci attendevamo diversa si presenta ancora una volta bollente sul fronte del lavoro, e non ci vuole un ardito esercizio di fantasia a ritenere che l’autunno sarà addirittura infuocato”. E che dire dei migranti che sbarcano a Lampedusa e su tutta la costa siciliana? “Cosa farà l’Italia quando assumerà il prossimo 1° luglio la presidenza dell’Unione europea? Quali saranno le priorità che metterà sul tavolo dell’Europa? Ci sarà lo spazio per parlare e decidere dei volti e delle tragedie di questa grande parte di umanità che bussa alle nostre porte? Chi se ne farà carico? Si giungerà una responsabilità collettiva o sarà l’ennesima occasione sprecata?”, si chiede Adriano Bianchi, direttore della Voce del Popolo (Brescia).
Ragionando sui ballottaggi, ma stavolta concentrando l’attenzione sui risultati nelle singole città, intervengono diversi settimanali. La Fedeltà (Fossano) commenta la vittoria come sindaco di Davide Sordella: “Il Pd ha trionfato alle Europee e alle Regionali e alle Comunali è stato il primo partito con il 29,03% dei voti, risultato mai ottenuto in passato. È presumibile che anche a Fossano il centro-sinistra abbia tratto beneficio dal ciclone Renzi”. Anche Guglielmo Frezza, direttore della Difesa del Popolo (Padova), riflette sui risultati elettorali di domenica e si chiede: “Come sarà la Padova di verde vestita? La campagna elettorale si è giocata più sulla voglia di cambiamento, sul desiderio di una discontinuità che va attraversando l’Italia e che il Pd non ha saputo interpretare, di quanto non sia stata contraddistinta dal confronto tra programmi. Ora però è il tempo di passare dagli slogan all’azione amministrativa”. “Casale si tinge di rosa”, titola La Vita Casalese (Casale Monferrato), ricordando l’elezione di Titti Palazzetti, 64 anni, ex preside, “primo sindaco donna della città”. Dopo la vittoria al ballottaggio a Pavia di Massimo Depaoli, questo è l’invito di Alessandro Repossi, direttore del Ticino (Pavia): “Dobbiamo tutti guardare al futuro, per il bene della nostra città”.

Divorzio breve. I settimanali diocesani dedicano attenzione alla questione del “divorzio breve”, che, ironizza Luciano Sedioli, direttore del Momento (Forlì-Bertinoro), presto “sarà una realtà anche in Italia” e “finalmente saremo anche noi un Paese moderno!”. Eppure, “l’unico vero ammortizzatore sociale, che tiene ancora unito il Paese in questa crisi senza fine, è la famiglia. È come se, usando una metafora calcistica, l’allenatore possedesse un fuoriclasse e lo tenesse in panchina!”. Il voto a favore del divorzio breve, si rammarica Vincenzo Finocchio, direttore dell’Appennino Camerte (Camerino-San Severino Marche), “ha rasentato l’unanimità: su 411 votanti, ben 381 hanno detto sì. I tempi processuali per passare dalla separazione al divorzio sono ridotti da tre anni a sei mesi, massimo un anno. Ciliegina sulla torta: la decorrenza dei tempi non dalla sentenza ma dalla presentazione dell’istanza di separazione”. A questo punto, si chiede, “il legislatore perché continua a parlare di vincolo matrimoniale? Potrebbe succedere in un prossimo avvenire che a maggio ci si sposi perché è il mese delle nozze e a novembre ci sia una tomba in più, in cui è stato seppellito un matrimonio!”. Per Giuseppe Rabita, direttore di Settegiorni dagli Erei al Golfo (Piazza Armerina), “il sempre più ampio fenomeno dei divorzi, delle convivenze finite male, dell’abbandono di una delle due figure genitoriali fa sì che i diritti dei bambini siano totalmente ignorati”. Cammino (Siracusa) parla sempre di famiglia, ma in relazione alla crisi, al calo di natalità e a politiche poco efficaci.

Incontro per la pace in Vaticano. Grande interesse ha suscitato l’incontro di preghiera per la pace in Terra Santa voluto dal Papa. “Ha qualcosa di paradossale l’incontro di preghiera che si è tenuto domenica sera nei giardini vaticani”, sottolinea Gianpiero Moret, direttore dell’Azione (Vittorio Veneto), perché “hanno pregato insieme ebrei, cristiani e musulmani che hanno una radice religiosa comune”, ma “ebrei e musulmani si odiano e si combattono, mentre i cristiani sono spesso vittime di questa contrapposizione”. In realtà, “pregare Dio per la pace” vuol dire “riconoscere che la pace è un obiettivo al di là delle nostre forze e tuttavia voluto da Dio, per cui il nostro dovere, se vogliamo essere credenti fedeli, è chiedere a lui la forza per impegnarci per realizzarla”. È stato chiesto a Dio il dono della pace, evidenzia Paolo Lomellini, editorialista della Cittadella (Mantova), “perché quella vera può venire solo da Lui. Non è stata però sottaciuta la responsabilità di noi uomini. La pace richiede coraggio, è stata non a caso l’espressione più incisiva di Francesco”. Giordano Frosini, direttore della Vita (Pistoia), mette in risalto che “i gesti di fraternità offerti da Papa Francesco al popolo ebreo in questi ultimi giorni hanno mostrato a tutti i crescenti sentimenti di stima e di affetto che da tempo la Chiesa riserva ai seguaci della prima religione abramitica”. L’Araldo Abruzzese (Teramo-Atri) riprende la nota di Cristiana Dobner, editorialista del Sir: “L’inutilità, tanto deprecata e svilita, della preghiera, assurge così a valore assoluto: ogni creatura, dinanzi al Creatore invoca ed è priva di ogni sovrastruttura simile a un puntello umano. Nudità che il Padre di tutti attende, perché attende che le persone se ne avvedano e chiedano a Lui l’aiuto”. Secondo Davide Maloberti, direttore del Nuovo Giornale (Piacenza-Bobbio), “l’incontro dell’8 giugno è una lezione anche per l’Italia: il vero cambiamento del Paese non nascerà da alchimie politiche, ma solo da un ritorno a Dio. Non possiamo negarlo. Il Papa con questo gesto ha infatti lanciato al mondo intero una sfida: la preghiera, l’affidare a Dio il cammino dell’uomo, ha la forza di cambiare la storia”. La Guida (Cuneo) sostiene che “tutti i grandi leader sociali e politici, da Martin Luther king e Mahatma Gandhi, per arrivare ai nostri contemporanei, Nelson Mandela, Ann San Suu Kyi e Papa Francesco, hanno segnato una svolta generando un cambiamento benefico per la collettività”. La Voce Alessandrina (Alessandria) pubblica i testi di Papa Francesco, Abu Mazen e Shimon Peres. Sempre del Papa parla Corrado Avagnina, direttore dell’Unione Monregalese (Mondovì), anche se per motivi diversi. Ricordando l’espressione usata dal Pontefice nell’udienza del 4 giugno scorso – fare la “mugna quacia” -, scrive: “Siamo grati a Papa Francesco per l’ardire che ha avuto nel riproporre il piemontese più gustoso”.

Cronaca. Diversi gli argomenti di cronaca trattati. Il mondiale e la festa in piazza San Pietro del Csi offre lo spunto ad Alberto Margoni, direttore di Verona Fedele (Verona): “Oggi c’è bisogno di recuperare quei valori autentici che non sono quelli degli ingaggi stratosferici, dei procuratori o delle società che ti risolvono tutti i problemi facendoti però vivere come in una bolla avulsa dalla realtà ma – come ha ricordato, da vero capitano, Papa Francesco – riscoprendo lo sport come esperienza educativa, come gioco, come ambito nel quale si impara ad accogliersi gli uni gli altri, dove si apprende a fare gioco di squadra, vincendo l’individualismo, facendo giocare tutti, anche i meno bravi”. Luca Sogno, direttore del Corriere Eusebiano (Vercelli), augura che “in questo clima di autocelebrazione, di inni nazionali e di fastosi spettacoli inaugurali qualche leader mondiale ricordi a tutti che la partita che ci stiamo giocando sul piano globale vale assai di più della coppa che sarà alzata il 13 luglio al Maracanà”. Emmaus (Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli–Treia) commenta l’intervista – poi smentita con alcune precisazioni – rilasciata su un quotidiano da un neurologo sull’eutanasia: “Il sospetto è che dire ad un malato: ‘Se me lo chiedi, ti aiuto a morire perché ne hai tutte le ragioni’ suggerisca che si condivide l’idea che la sua vita non sia più degna e che fa bene a morire”. Sempre questioni di salute, ma con un occhio al territorio, con Marino Cesaroni, direttore di Presenza (Ancona-Osimo), che ricorda che “lunedì 9 giugno è stata posta la prima pietra del Nuovo Inrca”, “l’ospedale di rete di Ancona Sud (ex Ss. Benvenuto e Rocco di Osimo – di fatto già in fase di chiusura) e la sede di Italia longeva”. Gli scandali dell’Expo e del Mose fanno riflettere Lorenzo Russo, direttore di Kaire (Ischia): “Bisogna combattere la corruzione dando più potere ai cittadini. E soprattutto applicare una seria riforma della pubblica amministrazione che sia più trasparente e con meno burocrazia, per il bene comune”. Luigi Losa, direttore del Cittadino (Monza e Brianza), sottolinea l’importanza dell’annuale “assemblea di Confindustria Monza e Brianza in programma lunedì 16 giugno”. Nell’editoriale di Luigi Sparapano, direttore di Luce e Vita (Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi), il dolore per due omicidi avvenuti nei giorni scorsi nel territorio locale, e l’invito a non far morire “la speranza”: “Che queste situazioni, superato lo scoglio dello sconforto – è l’esortazione -, devono necessariamente trasformarsi in volano per un impegno maggiore, per un recupero di senso della vita, del lavoro, della famiglia, della città”. Pier Giovanni Trossero, direttore dell’Eco del Chisone (Pinerolo), si lamenta che “ormai ci credono in pochi alla revisione della geografia degli Uffici giudiziari che ha penalizzato Pinerolo”. Giuseppe Manunta, direttore del Dialogo (Alghero-Bosa), invece, s’interroga sul “futuro” della Sardegna a partire dal rapporto Crenos: “Nella classifica della ricchezza trovarsi al 190° posto su 272 regioni europee, con il prodotto interno lordo in forte calo, così come i consumi pro-capite delle famiglie sarde, non è sicuramente di buon auspicio”.

Attualità ecclesiale. Non manca l’attualità ecclesiale. Nella solennità di Pentecoste, domenica 8 giugno, ricorda il Cittadino (Genova), “Chiesa genovese in festa per cinque nuovi sacerdoti e quattro nuovi diaconi nella celebrazione eucaristica presieduta in cattedrale” dal cardinale Angelo Bagnasco. Gazzetta d’Asti (Asti) ricorda la partecipazione del vescovo Francesco Guido Ravinale al XVI convegno nazionale dei direttori diocesani di pastorale della salute. Lauro Paoletto, direttore della Voce dei Berici (Vicenza), riprende le parole usate da don Gianantonio Allegri durante la veglia di preghiera di venerdì 6 giugno nella basilica di Monte Berico, per “sintetizzare” i “57 giorni di prigionia in Nigeria”: “Custoditi, mai abbandonati”. Queste parole, sostiene Paoletto, “sono diventate anche di ciascuno di noi e della nostra Chiesa, quasi un versetto di un salmo esistenziale scritto dentro la storia viva di persone conosciute e per questo vicinissime”. Giovanni Tonelli, direttore del Ponte (Rimini), ricordando l’importanza degli “strumenti” culturali per “confrontarsi nell’annuncio del Vangelo con i lontani” e, in particolare quelli presenti in diocesi, evidenzia che “difficilmente la gran parte di queste strutture potrà autofinanziarsi da sola, con le proprie attività, nell’attuale momento di crisi generale”. Dunque, “se la scure della crisi si abbatterà su questo settore, la Chiesa riminese sarà afona nel momento stesso in cui il Papa le chiede di gridare la fede sui tetti”. Ponendo l’attenzione sulle varie iniziative organizzate in estate per grandi e piccoli, Edoardo Tincani, direttore della Libertà (Reggio Emilia-Guastalla), evidenzia: “Le parrocchie aperte d’estate ci aiutano a sentirci comunità anche in vacanza. Con più tempo, di giorno e di sera, per rinsaldare il legame spirituale che ci unisce sempre, anche quando semplicemente chiacchieriamo, guardiamo lo spettacolo dell’oratorio o… esultiamo per un gol della nazionale”. Stesso argomento per Bruno Cescon, direttore del Popolo (Concordia-Pordenone): “Le parrocchie sono scese in campo. L’estate dei ragazzi non è al mare, in spiaggia. Non è in montagna. Incomincia anzitutto nei campetti e nelle stanze dell’oratorio. Sono delle palestre educative”. La solennità dei santi patroni Felice e Fortunato “segna praticamente per noi l’inizio della stagione estiva coincidendo anche con la chiusura delle scuole e con l’avvio di varie attività di animazione nelle parrocchie”, ricorda, a sua volta, Vincenzo Tosello, direttore di Nuova Scintilla (Chioggia). Il Nuovo Diario Messaggero (Imola), facendo riferimento alla presentazione, il 13 giugno, della nuova guida dedicata al palazzo vescovile, edita dallo stesso settimanale, chiarisce che sono “guide rivolte a tutti e non solo ai credenti, perché la fede è anche un grande fatto sociale e perché l’arte parla un linguaggio universale. Le chiese sono quindi un grande patrimonio di tutti noi”. Parlando del nuovo libro di Giuseppe Romanato dedicato a Pio X, Bruno Cappato, direttore della Settimana (Adria-Rovigo), fa un parallelismo “con il tempo presente”, a proposito, ad esempio della diminuzione del clero: “Evidentemente – come sappiamo tutti – certi fenomeni non sono del tutto nuovi; si ripetono, magari con riferimenti differenti, ma la storia può davvero dare degli insegnamenti utili per l’oggi”.

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