Da Bari la proposta: ” “un Family day” “in tutti gli stadi d’Europa

Dal fallimento alla partecipazione ai playoff per la serie A, finita in semifinale con il Latina. Il merito maggiore va ai giocatori che si sono messi in gioco non solo come atleti, ma anche come protagonisti social. Tante iniziative (dai croissant offerti ai tifosi in fila all'appello con l'hashtag: #compratelabari). Ma soprattutto aver riportato, a migliaia, le famiglie allo stadio

Può il gioco del calcio tornare ad essere uno spettacolo per l’intera famiglia? Si può tornare a vivere l’essenza dello sport perduta nei baratri del calcio scommesse, della grandigia dei movimenti ultramilionari, della passione che sfocia in violenza? L’esempio della favola dell’Associazione Sportiva Bari dice che si può. Una società ridotta allo sbando che rinasce dalle proprie ceneri grazie all’esempio di sportività, spensieratezza e allegria dei giocatori della prima squadra del capoluogo pugliese. Quando, infatti, l’intero spogliatoio si è visto da solo, abbandonato dai proprietari, senza uno stipendio, in un clima di tensione dentro e fuori l’organigramma societario e in uno stadio semideserto in occasione delle partite stagionali, ha deciso di rinsaldarsi, mettere da parte gli avvenimenti e giocare unicamente per divertirsi. E ha voluto condividerlo con l’intera tifoseria, diffondendo sui social network foto, video e messaggi che lasciavano trasparire la limpidezza e la trasparenza d’animo degli uomini in biancorosso. Risultato? Lo Stadio San Nicola di Bari è tornato ad essere frequentato da coppie, famiglie e bambini senza l’ombra del più piccolo incidente. Un clima pacifico e sereno dove regna il buon senso e, unicamente, la voglia di divertirsi.

Dall’anonimato al fenomeno social. Per capire realmente ciò che è accaduto a Bari bastano due semplici dati: Bari-Reggina, 25-01-2014. Spettatori paganti: 1.733. Bari-Latina, 08-06.2014. Spettatori paganti: 50.895. In questi mesi è racchiusa l’essenza del calcio. I veri valori che questo sport dovrebbe portare e trasmettere. In questi mesi c’è tutto ciò per cui il calcio è lo sport più bello del mondo. Il giorno di Bari-Reggina, il presidente dei galletti era ancora Matarrese, allo stadio erano presenti solo i fedelissimi e le madri guardavano con preoccupazione i figli che si avviavano verso lo stadio. A un certo punto la svolta. La società decide per l’autofallimento e l’As Bari va all’asta. La gente torna allo stadio e in città s’inizia a parlare della squadra del cuore, quasi dimenticandosi dell’esistenza della serie A e di squadre come Milan, Inter e Juventus. Ma non finisce qui. Dopo aver battuto ogni record possibile di spettatori per la Serie B, la squadra torna a vincere e al ritorno dalle trasferte i calciatori vengono puntualmente accolti dai tifosi in festa. Ad esempio, al ritorno dalla vittoriosa partita a Carpi, alla stazione di Bari, quasi 1.500 persone hanno accolto la banda biancorossa con cori e feste. Stazione bloccata, tifosi e giocatori in delirio. Cose mai viste prima. Cose che a questo calcio malato fanno bene. E proprio i calciatori hanno alimentato questo entusiasmo, rendendosi disponibili per la città e postando sui vari social video con i cori dei loro tifosi. Sotto l’afa barese, per esempio, i tifosi in coda per acquistare il loro biglietto, si sono visti servire dei croissant dai calciatori e non sono mancate le partecipazioni ai seminari, nelle scuole, sul valore dello sport. E l’uomo simbolo del Bari, Daniele Sciaudone, dal suo profilo Facebook è stato il primo a lanciare l’appello con l’hashtag: #compratelabari. Aderiscono tantissime persone: normalissimi tifosi, ex giocatori biancorossi mai dimenticati come Cassano, Barreto, Kamatà, Protti, Almiron, Ranocchia, personaggi del mondo dello spettacolo come Fiorello, Vasco Rossi, Checco Zalone, Emilio Solfrizzi. Tutti uniti attorno al Bari.

Un esempio chiamato Bari. Cinque mesi dopo, il Bari ha addirittura lottato nei playoff per la Serie A. Si è fermato in semifinale sul muro del Latina, ma va bene anche così. Intanto il fenomeno virale del "compratelabari" non si è spento. Anzi. Ne ha alimentato altri come quello dei lavoratori della Om Carrelli o dell’Ilva di Taranto. L’entusiasmo che si vive in città è tangibile. Al di là del risultato sportivo, l’aspetto che colpisce è che Bari è diventata, pur fra mille limiti, quasi un modello da seguire per far ridiventare il calcio uno spettacolo per tutti e per far rivivere lo stadio come se fosse un teatro. In questi mesi l’ambiente stadio si è trasformato. All’interno delle strutture sportive è tangibile la civiltà e l’educazione dei tifosi. E quel che resta dell’As Bari ha promosso diverse iniziative: le scolaresche sono state invitate ad assistere gratuitamente ad alcune partite e le donne hanno potuto acquistare il tagliando sportivo a un solo euro. Il tutto condito da esperti animatori: truccatori, esperti di balloon art che regalano, ai piccoli fans, delle sculture fatte con dei semplici palloncini e una esibizione da parte di giocolieri. E, data l’ora d’inizio delle partite, l’offerta di un pezzo di focaccia barese (prodotto tipico della gastronomia pugliese). Da Bari, inoltre, è partita una proposta: "Perché non dedicare un Family Day in tutti gli stadi italiani ed europei"? Già perché no? In fondo il calcio non è lo sport più bello del mondo?

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