La crisi post-elettorale” “e la base della speranza

L'alienazione espressa dal voto pone una grande sfida al nuovo Parlamento europeo

L’alienazione espressa dal voto pone una grande sfida al nuovo Parlamento europeo Curiosamente l’esito delle elezioni europee è stato ampiamente descritto sia dai vincitori che dai vinti come “un terremoto”. L’immagine evoca un drastico cambiamento nel paesaggio, e suggerisce che il risultato elettorale potrebbe scatenare il panico. Tuttavia un terremoto non è un trionfo, ma una catastrofe.
Queste elezioni sono state dominate dalla paura e da una percezione di ristrettezza. Nel Regno Unito, in pieno del periodo elettorale, la stampa aveva parlato poco dei meriti e delle mancanze dell’Unione europea, concentrandosi invece sulla visione dell’Europa fatta propria da un singolo partito. Il Partito dell’indipendenza del Regno Unito (Ukip), non l’Unione europea, è stato il protagonista.
In senso ancora più ristretto, il manifesto elettorale dell’Ukip nel suo complesso è stato quasi trascurato; l’attenzione è stata dedicata soltanto a tre questioni: la sua ostilità verso l’Ue – molto più intensa di un mero “euroscetticismo”; la sua xenofobia (l’Ukip propone che “dimostrare di avere un’assicurazione sanitaria privata deve essere una condizione preliminare per gli immigrati e i turisti che entrano nel Regno Unito”, una politica questa che distruggerebbe rapidamente l’industria turistica britannica); il suo rifiuto viscerale dell’establishment politico britannico classico. Così comincia la sua dichiarazione: “Con le crisi che si susseguono, i nostri politici non fanno nulla di fronte ai pericoli che si moltiplicano tutt’intorno a noi”.
Anche in Francia lo scompiglio dei partiti consolidati ha lasciato la retorica e il programma del Fronte nazionale (Fn) praticamente incontrastati. Marine Le Pen ha fatto eco alla richiesta di essere “protetti dalla globalizzazione” e ha lamentato il “dominio dei tecnocrati” non eletti: come se i dipendenti pubblici dovessero essere eletti, e come se la Commissione europea regnasse sovrana sulle istituzioni dell’Ue, con il potere di approvare le misure che è formalmente tenuta a proporre. Questo “dominio” in realtà è fittizio. La Commissione può insistere soltanto sulle misure che gli Stati membri hanno già concordato.
Appare chiaro che l’alienazione espressa nei risultati elettorali pone una sfida formidabile per il prossimo Parlamento europeo, una crisi di legittimità. Deve inoltre far fronte alla presenza di una varietà di partiti impegnati non a riformare l’Unione europea, bensì a disgregarla o persino distruggerla.
Tuttavia, una politica definita dalla negatività non può costruire un futuro. Come commentatori cristiani di politica, siamo portatori di una prospettiva controcorrente. Nella fede, proclamiamo l’unità della nostra vita, fino alla morte terrena, con la “vita eterna” che trascende questa prima vita, impregnandola del suo pieno significato. Il nostro impegno politico fondamentale consiste nel perseguire e sostenere la dignità umana e il bene comune.
A tal fine, abbiamo costantemente sottolineato il ruolo indispensabile della politica e dei politici. Questo non equivale a ignorare le loro mancanze o la loro parziale impotenza in tempi di crisi. Riconosciamo la forza del denaro in politica, cosicché – per esempio – la lobby corporativa minaccia l’autonomia dei parlamentari, e la disperata ricerca della crescita economica rischia di vanificare qualsiasi serio tentativo di mitigare le intollerabili disuguaglianze economiche e sociali. Osserviamo anche i limiti della stessa democrazia formale, in cui i rappresentanti eletti ottengono un mandato a breve termine per affrontare enormi sfide globali – sfide che richiedono decisioni che potrebbero erodere il loro sostegno popolare e mettere in pericolo la loro rielezione.
Un ritorno alla sovranità nazionale risulta del resto inutile. I governi nazionali non possono rispondere da soli alle sfide che ci attendono, come il “proteggerci contro la globalizzazione”. Le carenze a cui abbiamo accennato in precedenza vengono replicate a livello nazionale, il che spiega l’alienazione e il motivo per cui l’Unione europea è stata in primo luogo istituita.
Anche le alleanze risultano inadeguate: un’alleanza è una struttura provvisoria di collaborazione proposta sulla base primaria di un interesse nazionale. Soltanto uno scatto nel senso di una comunità politica, trovando espressione a livello regionale, nazionale e transnazionale – in cui accettiamo la nostra solidarietà e la nostra responsabilità reciproche – può offrire una speranza per il futuro.

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