Fra una stretta di mano ” “e un selfie memorabile” “

Il racconto in prima persona di una giornata indimenticabile. La preghiera per la pace secondo un giovane rappresentante della comunità ebraica italiana: ''Tra corsi e ricorsi storici, tra diffidenze da vincere e opportunità da cogliere, la consapevolezza - in tutti i presenti - di essere comunque testimoni e allo stesso tempo artefici di un momento di rara intensità''" "

Ci si saluta, si familiarizza, si parla in libertà. Manca poco meno di un’ora all’inizio della solenne cerimonia e nell’area verde riservata all’invocazione per la pace è il momento dell’attesa. Politici e religiosi, accompagnatori e giornalisti: l’emozione tra i presenti è quella che precede gli incontri destinati a lasciare una traccia.Circolano gli aneddoti, ciascuno offre un contributo personale alla discussione. C’è chi ha vissuto da osservatore la recente missione di Bergoglio in Medio Oriente e chi invece, come il rabbino capo di Firenze Joseph Levi, scava nei ricordi della gioventù e in particolare nel rapporto intessuto con Giorgio La Pira, il sindaco "santo" che fece del capoluogo toscano una capitale per le culture e le religioni in dialogo. Accanto a La Pira, sulla tomba di Abramo ad Hebron, il rav avrebbe recitato un salmo per la concordia tra gli uomini richiamandosi alle radici comuni dei tre monoteismi. Gli stessi versi, quasi a riprendere il filo del discorso, che leggerà pochi minuti dopo in Vaticano.Tra corsi e ricorsi storici, tra diffidenze da vincere e opportunità da cogliere, la consapevolezza – in tutti i presenti – di essere comunque testimoni e allo stesso tempo artefici di un momento di rara intensità. E così gli occhi si muovono veloci e lo sguardo corre costantemente attorno. Anche quando il protocollo impone di sedersi in vista dell’imminente ingresso dei protagonisti, anche quando l’attenzione è focalizzata sui grandi ospiti della giornata, non si smette di cercarsi l’un l’altro provando a interpretare insieme gli sviluppi della giornata. Al mio fianco ho un prete ortodosso che accompagnerà gli interventi con brevi commenti fiduciosi. Dopo aver vanamente tentato di imbastire una conversazione in ebraico (la colpa è mia), ci saluteremo con un ecumenico "Amen" di speranza per il futuro.Poi, conclusa la cerimonia, tutti in fila per una stretta di mano: il primo volto che si incontra è quello di Shimon Peres, atteso a uno degli ultimi atti pubblici del suo mandato. Seguono nell’ordine Bartolomeo, Francesco e Abu Mazen. È il momento delle foto ufficiali, e anche di qualche scatto un po’ fuori dall’ordinario che viene accolto con benevolenza e simpatia dal padrone di casa.

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