In Puglia si scava alla ricerca dei rifiuti illeciti

Grande preoccupazione viene espressa dai responsabili delle pastorali sociali delle zone coinvolte dai traffici legati alla malavita campana, in particolare Cerignola e Bari-Bitonto. Indagini anche nel Sud Salento, dove molti Comuni hanno gestito con superficialità le emergenze rifiuti degli anni scorsi

Si scava in diverse zone della Puglia alla ricerca di rifiuti "tombati" illecitamente. L’inchiesta "Black Land" ha portato all’emissione, lo scorso aprile, di 14 ordinanze di custodia cautelare per un presunto traffico illecito di rifiuti provenienti dalla Campania e sversati in diverse cave del foggiano. Sono in corso indagini e carotaggi per accertarne la quantità (che si presume ingente) e la pericolosità. Altre indagini si svolgono nel sud Salento dove, in diversi Comuni, sono stati rinvenuti rifiuti "tombati", probabilmente provenienti da industrie del luogo.

Formare le coscienze. "La provincia di Foggia ha un territorio ad alta vocazione agricola e si posiziona dopo Bari per numero d’immigrati; se i prodotti agricoli dovessero subire le conseguenze dell’inquinamento ci saranno problemi, perfino per la sopravvivenza", dice don Antonio Mottola, direttore dell’Ufficio pastorale sociale, lavoro e migrazioni della diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, nel cui territorio si trovano alcune delle cave interessate dall’inchiesta "Black land". Sulla vicenda prosegue: "Già due o tre anni fa se ne parlava, tra Ordona e Orta Nova, ma poi tutto si è adagiato". In passato, inoltre, era emersa l’esigenza di "un presidio di custodia e controllo", che però "non è stato realizzato". La popolazione "è un po’ abbandonata a se stessa" e "qualcosa viene a galla quando e dove si formano comitati di persone di buona volontà". Non c’è una "coscienza sociale formata in maniera adeguata; la politica, la scuola e la Chiesa dovrebbero educare alla salvaguardia del creato", dice don Mottola, che sollecita: "Bisogna cercare d’intraprendere un cammino educativo orientato all’ecologia umana".

Da Nord a Sud della Puglia. "La vicenda è in evoluzione e quindi c’è ancora da capire", dice Carlo Mininni, ricercatore al Cnr di Bari ed esperto di rifiuti dell’associazione "Libera". "Parliamo di rifiuti sversati e tombati, cioè interrati a 3-4 metri di profondità", prosegue. Nel Sud Salento "si stanno facendo ricerche in più Comuni, tra questi Alessano dopo la scoperta di una cava illegale lungo la statale 275". "Parliamo, in particolare, di scarti d’industria conciaria e di calzaturifici". "A Patù è stata scoperta una discarica abusiva di pellame, plastica e gomma", continua. Inoltre, "negli anni Novanta, in diverse zone della Regione, ci sono state varie emergenze-rifiuti" e i Comuni "hanno risolto lo smaltimento in proprio, con lo stoccaggio in cave e terreni del proprio territorio, avendo poi l’obbligo di bonificare le aree e portare i rifiuti in discarica". Tuttavia, "in più occasioni questo non è avvenuto". Anche nel barese "ci sono situazioni critiche". Diversa la situazione nel foggiano "dove sta indagando la Direzione distrettuale antimafia". Qui, "da quanto emerge dalle indagini, la metodologia applicata nel traffico di rifiuti sembrerebbe essere quella del ‘giro bolla’", che, in generale, consiste nel "far partire i rifiuti con un codice Cer (Catalogo europeo dei rifiuti, ndr) e, attraverso trasporti o trattamenti fittizi, far loro cambiare codice; i rifiuti partono come speciali e diventano compost, senza in realtà aver subito alcun trattamento". Nel foggiano sarebbero stati "tombati" rifiuti "ospedalieri e urbani provenienti dalle province di Salerno e Caserta". Per ora, "è difficile capire i volumi di rifiuti interrati e sversati", che potrebbero essere pericolosi "per le emissioni in atmosfera e per l’inquinamento delle falde acquifere, utilizzate per irrigazione e usi civili".

"Forte preoccupazione", è questo il sentimento della popolazione secondo Tommaso Cozzi, direttore dell’Ufficio mondo sociale e del lavoro della diocesi di Bari-Bitonto, perché "in Puglia ci sono già problemi strutturali legati all’ambiente, come dimostra il caso Ilva". Allo stato "non sappiamo se vicende simili usciranno allo scoperto in altre Regioni ma il sospetto è che il fenomeno sia molto diffuso". In Puglia il caso "è venuto alla luce". L’ipotesi è che "i rifiuti siano stati sversati in luoghi con legami di tipo delinquenziale". Questo è preoccupante perché "la delinquenza ci sta dimostrando di essere presente anche dove si pensava che non ci fosse". "Credo che si debba riflettere sul rapporto che abbiamo con l’idea di sviluppo perché gli stessi rifiuti tossici sono comunque frutto di una produzione industriale legale", dice Cozzi, che conclude: "Bisogna sviluppare maggiore attenzione verso il creato facendo leva sul senso di responsabilità" e capire che "esiste un senso di reciprocità tra noi, il prossimo e il creato".

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy