Dai popoli dei Balcani” “occhi puntati verso l’Ue

Il "futuro europeo" di sei nazioni alla luce delle recenti elezioni comunitarie

I ventotto Stati membri dell’Unione europea hanno votato per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo. L’esito di queste elezioni ha mutato il volto dell’Assemblea in quanto negli scorsi cinque anni sono notevolmente cambiati gli equilibri tradizionali tra le forze politiche a livello nazionale e la stessa Ue ha vissuto, e vive ancora, un periodo di crisi e di dibattito interno che ha messo in discussione la sua stessa esistenza.
Nell’area dell’Europa sud-orientale a queste elezioni si è guardato con molta attenzione, ma anche con perplessità e timori diffusi. L’esito delle urne, infatti, potrà imprimere una svolta positiva oppure negativa rispetto all’adesione all’Ue di sei Stati balcanici: tre dei quali hanno già ottenuto lo status di candidato (Montenegro, Serbia, Macedonia), mentre altri tre sono ancora alla fase iniziale (Bosnia-Erzegovina, Albania, Kosovo).
Il processo di allargamento dell’Ue – ci si è domandati – sarà accelerato, oppure rallentato, o perfino interrotto? I Balcani occidentali entreranno nell’Unione europea l’uno dopo l’altro o tutti insieme, solo quando l’ultimo di essi sarà arrivato alla fine dei negoziati di adesione? Ovvero, i Paesi che riescono a portare a termine le riforme politiche, economiche e sociali previste dall’agenda dell’adesione saranno accolti subito o penalizzati nell’aspettare i “ritardatari”? Ma l’Ue può permettersi di far diminuire l’entusiasmo proeuropeo e la fiducia in una vita migliore di queste nazioni che contano circa quindici milioni di persone e che sono rimaste isolate nell’ultimo “ghetto” dell’Europa unita, multinazionale e multiculturale?
Si spera, dunque, che il risultato del voto per il rinnovo del Parlamento Ue possa ora accelerare il processo di adesione, anche perché si tende a credere che nelle istituzioni europee si ha piena coscienza che ogni rallentamento potrebbe solo favorire le forze anti-europee nei diversi Paesi, forze fino a questo momento mostratesi in minoranza sia tra la gente comune sia tra i politici (i quali in genere, tranne pochi casi, sono favorevoli all’integrazione comunitaria).
Occorre ancora notare che in caso di rallentamento del processo di adesione, chi governa oggi i Paesi balcanici potrebbe essere tentato di rivolgersi ad altri partner, cercando fuori dall’Ue nuovi partenariati politici ed economici. Oppure si potrebbero rafforzare le voci, al momento flebili, che chiedono ai rispettivi governi di rinunciare allo stesso processo, come si è già visto nel caso dell’Islanda.
Si dovrebbe tener conto, non di meno, che la stessa immagine dell’Unione europea non è la stessa di prima, e forse non è così attraente come un tempo, anche per il timore diffusosi in relazione al fatto che tra le economie più penalizzate dalla crisi ci sono quelle della Grecia e dell’Italia, che da sempre rappresentano i primi “Paesi simbolo” dell’integrazione europea per le popolazioni della regione dei Balcani occidentali.
Ancora. Una frenata dell’allargamento dell’Unione potrebbe deludere molte forze pro-Europa che proprio nel processo di adesione vedono l’unico vero stimolo per continuare a perseguire importanti riforme politiche, economiche e sociali, lottando per una vita migliore dopo il periodo delle guerre degli anni Novanta del secolo scorso, scoppiate anche per la mancanza di una radicata tradizione democratica, per la modesta capacità competitiva dei sistemi produttivi, per l’assenza di un vero libero mercato…
Dalla caduta del Muro di Berlino nel 1989, questa parte d’Europa ha vissuto una dopo l’altra varie fasi turbolente, attraversate dai nazionalismi, segnate da guerre, esodi, catastrofi umanitarie. Basterebbe solo ricordare che fra poche settimane si ricorderanno i cent’anni dell’inizio della Prima guerra mondiale, la cui prima scintilla fu accesa esattamente nel cuore di questa regione, a Sarajevo, il 28 giugno 1914.
Ecco perché si spera che nei momenti cruciali del percorso dei Paesi balcanici verso l’adesione, a livello di Ue prevalga l’idea di un’Europa completamente unita. Un’idea che non resti solo una visione, ma diventi un fatto compiuto.

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