La Francia è malata” “di paura e pessimismo

Alle radici del successo del Front National di Marine Le Pen vi è un Paese timoroso e una Unione in crisi di pensiero. Oltre a un dramma politico, è un fallimento dell'intelligenza che aveva portato gli uomini della Resistenza a pensare, in piena occupazione nazista, un avvenire di pace. Da storico non posso sottovalutare...

La Francia, Paese fondatore dell’Unione europea, con Jean Monnet e Robert Schuman aveva pensato un’Europa radicalmente nuova subito dopo la seconda guerra mondiale, fondata sulla riconciliazione tra gli ex-belligeranti e sulla creazione di una vera "comunità di destino". Eppure, con le ultime elezioni europee, nell’assegnare il 25% dei voti al partito estremista del Front National, il Paese sembra girare le spalle a quell’immensa avventura umana che è l’Europa unita.
In questo anno del centenario della prima guerra mondiale, strage immane frutto di un nazionalismo insensato ed esasperato, la Francia fondatrice della Comunità europea del carbone e dell’acciaio pensata per impedire ogni ritorno alla guerra, sembra voler tornare ai vecchi sogni di isolazionismo, sola contro tutti. In questo anno del settantesimo degli sbarchi alleati in Normandia e in Provenza, e della Liberazione, la Francia di Jacques Maritain e di Charles de Gaulle dà la maggioranza relativa dei voti a un partito nostalgico di Vichy e delle sue leggi di esclusione, un partito erede del maurrassismo (Charles Maurras, 1868-1952) e del suo nazionalismo razzista.
Oltre a un dramma politico, è un fallimento dell’intelligenza che aveva portato gli uomini della Resistenza a pensare, in piena occupazione nazista, un avvenire di pace. In tutta Europa, numerosi concittadini europei hanno votato contro l’Europa, dando fiducia a partiti cosiddetti euroscettici: qui a qualche giullare, come in Italia; là a movimenti più o meno apertamente xenofobi, ma che costituiscono dappertutto delle minoranze. Tali voti traducono un timore dell’avvenire in piena crisi economica e di identità europea, insieme all’incomprensione, se non all’esasperazione, di fronte a istituzioni poco democratiche e spesso incomprensibili perché troppo complesse e separate dal popolo. Ma, come si è detto, sono pur sempre posizioni minoritarie che mescolano protesta e inquietudine. Salvo in due Paesi: il Regno Unito e la Francia. Il Regno Unito, però, resta innanzitutto un’isola che guarda verso l’Atlantico, e che non ha mai accettato in profondità l’adesione all’Unione europea; nell’isola ha vinto l’Ukip, forza indipendentista, e si tratta di un partito poco organizzato, poco ancorato nella profondità della nazione britannica.
Il caso della Francia è molto differente, e per tale ragione molto preoccupante. Dapprima perché la Francia è stato a lungo un motore dell’Europa unita assieme alla Germania e all’Italia. E soprattutto perché il Front National è un partito organizzato, strutturato, che ha un capo, un’ideologia e un programma, e dalle ultime elezioni amministrative dello scorso marzo controlla alcuni comuni. Si sente già dire, anche nella destra moderata, che il suo programma è così esagerato e assurdo che la signora Le Pen non potrebbe mai concretizzarlo, che sarebbe costretta a tener conto pragmaticamente della realtà. Chi svolge la professione dello storico non può sentire tali ragionamenti senza esserne turbato: lo studioso si ricorda, infatti, che si affermava esattamente lo stesso negli anni Trenta, in Germania e in tutta l’Europa, a proposito del partito nazista il quale – come in questo caso – aveva un capo, un’ideologia e un programma che fu poi applicato sistematicamente. Bisogna prendere sul serio il discorso del Front National perché è un progetto destinato ad essere realizzato.
La Francia, in definitiva, sta male. Ha una malattia che è la paura, il pessimismo, con una classe politica mediocre e partiti in crisi interna. Il sistema elettorale e costituzionale funziona bene in un contesto democratico di alternanza tra movimenti e partiti politici che condividono più o meno la stessa visione della democrazia e dell’Europa. Ma tale sistema è rigido e potrebbe rivelarsi pericolosissimo se un partito venuto da una tradizione ideologica straniera alla democrazia riuscisse a imporsi.
Sarebbe la negazione della Francia e dell’Europa insieme, dei valori della democrazia, della pace, dell’accoglienza. Tale ipotesi si avvicina pericolosamente, in un contesto non soltanto di crisi economica, ma anche di globalizzazione che riduce il ruolo dell’Europa nel mondo e, soprattutto di crisi del pensiero.

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