Vocazione maggioritaria? ” “Ci vorrebbero due poli…” “

Per ora in campo ce n'è solo uno, il Pd di Renzi che pure rischia di farsi risucchiare nel vortice dell'autosufficienza. Poi c'è il Movimento 5 Stelle di Grillo, con il suo sogno di una maggioranza assoluta che sta diventando un'autentica sindrome. Per superare i rischi di un sistema politico bloccato, secondo molti analisti, sarebbe necessario costruire un'alternativa sul modello europeo

Fra vocazione maggioritaria e sindrome dell’autosufficienza la distanza è abissale, ma il passo politico è brevissimo. Parlarne oggi in Italia, dopo un voto (proporzionale) che sembra aver riportato l’Italia alle percentuali di rappresentanza del Dopoguerra, può apparire paradossale. Ma dal punto di vista del discorso pubblico è utile, se non necessario.Vocazione maggioritaria e sindrome dell’autosufficienza sono oggi praticati (per necessità e per scelta) rispettivamente da due forze politiche che insieme sommano oltre il 60% dei voti espressi: il Pd e il Movimento 5 Stelle. Il Pd di Matteo Renzi, senza fare proclami, si è ritrovato all’indomani del voto nella condizione di disporre di un consenso mai ottenuto prima. Lo sfondamento del muro del 40% dei voti utili, corona il sogno di Walter Veltroni che teorizzò il partito a "vocazione maggioritaria", costringendo l’avversario Berlusconi a imitarlo. Salvo poi commettere l’errore fatale di derogare alla sua stessa regola, accettando di coalizzarsi con l’Italia dei Valori dell’ex magistrato Antonio Di Pietro. Una deroga pagata a caro prezzo, perché da quel momento cominciarono i guai in una sinistra perennemente ossessionata dal cavalier Berlusconi e dai suoi processi.Ma veniamo ad oggi. La domanda di fondo è chiara: riuscirà a Renzi la quadratura del cerchio? Ovvero, conservare un consenso elettorale così alto all’interno di un sistema bipolare incompiuto come il nostro, che rende inevitabile la costruzione di coalizioni? Quanto accadrà nei prossimi mesi darà una risposta, anche perché paradossalmente è facile cadere nella trappola dell’autosufficienza. Renzi probabilmente se ne rende conto, così come sa bene che tutti gli osanna del suo partito sono dovuti essenzialmente agli effetti della vittoria insperata. Ora, il primo leader veramente moderato della sinistra italiana ha il compito di vigilare sulla tentazione dell’autosufficienza. Operazione non semplice, anche se in qualche modo vi è costretto da una maggioranza parlamentare nella quale contano i voti di altri partiti, come l’Ncd di Alfano e Scelta Civica. Immaginare di poter fare a meno di questi alleati è difficile, visto che Renzi ha vinto proprio grazie al suo profilo moderato. Ma la tentazione di fare da sé può risorgere da un momento all’altro, forte anche delle spinte interne che prima o poi si rimetteranno in moto dal profondo della tradizione comunista, ancora viva nel Pd.Veniamo a Grillo che sin dal primo esordio ha fatto dell’autosufficienza la bandiera della sua forza nascente. Passato attraverso due importanti appuntamenti elettorali, i 5 Stelle continuano a coltivare il sogno della maggioranza assoluta. Abbiamo già ascoltato mille volte, nelle piazze e in Parlamento, ripetere il "no" ad ogni alleanza in attesa del giorno in cui la maggioranza assoluta degli italiani deciderà di dare loro i consensi necessari. Il risveglio post elettorale di Grillo e Casaleggio non è stato dei più felici e certamente ci vorranno mesi per tacitare la base del Movimento e per poter continuare a coltivare il progetto dell’autosufficienza. Un sogno che alla distanza può rivelarsi un incubo. Infatti ci vuole poco a che l’autosufficienza diventi una sindrome difficilmente guaribile con le medicine della politica. Per intenderci, proviamo a immaginare un ripetersi degli attuali equilibri politici nel futuro Parlamento della Repubblica. Di sicuro, il Pd avrebbe più forza autonoma per governare (con il premio di maggioranza ne avrebbe quasi certamente la possibilità), mentre il secondo polo sarebbe quello di Grillo, vocato alla solitudine. Ben distanziato un centrodestra ad oggi frantumato. Quasi inevitabile un nuovo sistema bloccato. Con il Pd "condannato" a governare a lungo e il secondo polo movimentista "escluso" dai giochi come lo fu per un trentennio il vecchio Msi per impraticabilità costituzionale. Una moderna e pressoché inevitabile "conventio ad excludendum".La condizione per una fisiologia democratica – suggeriscono molti analisti – è che alle prossime elezioni politiche concorrano due forze a "vocazione maggioritaria". Una sembra già essere in campo, il Pd socialdemocratico a trazione Renzi. Ne nascerà un’altra, non populista, magari nel solco della tradizione popolare europea? È presto per dirlo, ma non è mai troppo tardi per aprire un cantiere politico. Grillo permettendo.

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