Spagna, Portogallo, Polonia

Spagna: lavoro per chi è a rischio di esclusione
La Caritas diocesana di Jaén promuove la “Fondazione Caritas Jaén”, una iniziativa volta all’inserimento lavorativo di persone a rischio di esclusione sociale o già esclusa socialmente. “La Fondazione Caritas Jaén vuole offrire una copertura legale a iniziative di inserimento lavorativo, imprese ed economia sociale”, ha spiegato Juan Raya, vicario della Carità della diocesi. “Anche se ci sono molte iniziative pubbliche, sono chiaramente insufficienti di fronte a una disoccupazione del 40% che si registra nella provincia – ha osservato Raya -. Noi vogliamo portare, con umiltà, un granello di sabbia per la risoluzione del problema. Non abbiamo molte risorse, ma molto entusiasmo e la fede che sempre mettiamo in tutto quello che facciamo”. Il direttore della Caritas diocesana di Jaén, Rafael López-Sidro, ha chiarito che innanzitutto si provvederà ad avere i dati provinciali riguardo alle persone a rischio di esclusione sociale e alle risorse che si sono. Ciò comporterà anche la creazione di un ufficio di informazioni socio-lavorative e la partecipazione ai progetti nazionali o internazionali nei quali si dà priorità all’inserimento lavorativo di gruppi svantaggiati. Il secondo obiettivo sarà la firma di accordi con imprese, l’elaborazione di profili lavorativi con i partecipanti ai percorsi individuati, l’organizzazione di laboratori e la promozione di attività economiche. Infine, sarà stilato un calendario per la verifica degli obiettivi prefissati. Il vescovo, monsignor Ramón del Hoyo López, ha sottolineato che è “una sfida per niente facile” quella che si propone la Caritas con la Fondazione perché il progetto si rivolge agli “ultimi della fila”, ma c’è tanto entusiasmo e tanto impegno che “se anche una sola persona approderà a una situazione lavorativa degna, vale la pena che si faccia tutto questo sforzo”.

Portogallo: la crisi lascia un Paese più povero
Secondo alcuni responsabili e specialisti economici del mondo cattolico, il programma di assistenza finanziaria al Portogallo, concordato tre anni fa con gli organismi di controllo dell’Unione europea, conclusosi nei giorni scorsi, ha lasciato “un Paese più povero e ancora soggetto a potenziali rischi”. Il presidente della Caritas portoghese, Eugénio Fonseca, afferma: “Per coloro che già si trovavano in situazioni vulnerabili è stato un periodo violentissimo, che ha trascinato nella povertà persone le quali mai avrebbero pensato di trovarsi in una situazione di indigenza, private di generi di prima necessità”. Adriano Moreira, una delle personalità che hanno sottoscritto il cosiddetto “Manifesto dei 70” per richiedere la ristrutturazione del debito portoghese, ha affermato che la soluzione risiede nell’estinzione dell’avidità economica: “Il credo del mercato deve essere limitato e regolato da un’etica: il Paese assiste alla partenza dei ‘burocrati della troika’, ma non alla fine della vigilanza internazionale, dell’austerità, e dei sacrifici che saranno ancora richiesti”. “L’uscita dal controllo Ue, enfaticamente annunciata dal governo – ha spiegato l’economista dell’Università cattolica, João César das Neves – non deve indurre a un eccessivo ottimismo, ma, come per un malato in coma che si risveglia, permette una certa cauta soddisfazione, perché la situazione era assolutamente disperata”.

Polonia: evangelizzare nelle comunità rurali
Il terzo Congresso nazionale della nuova evangelizzazione, che si svolgerà a maggio 2015, sarà dedicato agli ambienti rurali: lo ha deciso, a un anno dalla manifestazione, il gruppo dell’episcopato polacco responsabile per la nuova evangelizzazione. Il Congresso organizzato presso il santuario mariano di Skrzatusz, nel nord ovest della Polonia (diocesi di Koszalin e Kolobrzeg), “permetterà una panoramica sia dei problemi che dei successi della nuova evangelizzazione in ambiente rurale”, affermano i promotori intenti ad “aiutare i pastori a scegliere i migliori strumenti di evangelizzazione”. In Polonia il 48% della popolazione abita nelle zone rurali, sempre più popolate negli ultimi anni. “Oggi abbiamo un grande bisogno di evangelizzare tali ambienti”, sottolinea don Jacek Dubel, coordinatore da parte della Conferenza episcopale del gruppo per la nuova evangelizzazione. Aggiunge che “la campagna polacca essendo molto variegata presenta delle sfide assai diverse fra loro”, poiché diverse sono le situazioni delle parrocchie sui terreni tradizionalmente agricoli nel sud della Polonia, quelle che comprendono i kolchoz costituiti dal regime comunista attraverso la nazionalizzazione forzata delle terre, e infine le parrocchie situate nelle immediate vicinanze dei grandi centri urbani. Tuttavia, come hanno ribadito i promotori del Congresso, “sul territorio rurale esistono già dei soggetti come consigli parrocchiali, circoli delle massaie di campagna o centri sportivi e folcloristici che possono costituire una base naturale della nuova evangelizzazione”. Il responsabile dell’episcopato polacco per la nuova evangelizzazione monsignor Grzegorz Rys è anche convinto dell’importante ruolo dei parroci e delle scuole attorno alle quali “si concentra la vita di ognuna delle piccole comunità rurali”. .

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