Salario minimo? Pro e contro

Analisi e perplessità della presidente dei lavoratori cattolici (Kab) sulla proposta di legge

In Germania è ancora in atto la discussione tra le forze sociali e politiche sulla proposta di legge per il “salario minimo garantito” presentata dalla ministra del lavoro Andrea Nahles. Eccezioni nell’ambito della legge sul salario minimo dovranno essere giustificate in conformità alla normativa: tale legge stabilisce infatti che “situazioni di svantaggio in ragione della razza, dell’origine etnica, del sesso, della religione o dell’ideologia, di una disabilità, dell’età o dell’identità sessuale vengono impedite ed eliminate”. Il livello del salario minimo ipotizzato è di 8,50 euro l’ora. Regina Stieler-Hinz, presidente nazionale della Kab, Movimento dei lavoratori cattolici tedeschi, presenta a Massimo Lavena, per Sir Europa, un’analisi delle prospettive e delle criticità della proposta.

Qual è la valutazione della Kab in relazione all’ingresso nel mondo professionale anche con l’attuazione del salario minimo e quali gli aspetti critici?
“I giovani vogliono avere una buona formazione. Ciò si osserva in tutta Europa, con o senza salari minimi. Tuttavia, nonostante una buona formazione, in molte parti d’Europa essi sono disoccupati. Ciò è il risultato di una crisi economica estremamente prolungata, non di salari elevati. I salari minimi per i giovani, che esistono appositamente in certi Paesi europei, non hanno portato effetti positivi dimostrabili sulla situazione di quei Paesi per quanto attiene alla formazione e all’occupazione. In Gran Bretagna è stato condotto uno studio per verificare se un salario minimo possa avere effetti sulla disponibilità alla formazione da parte dei giovani. Non sono stati riscontrati effetti negativi. In Germania, la carenza di forze lavoro specializzate sta diventando un problema sempre più grande. Il Paese trae profitto da un sistema di formazione dualistico e da buone università. Perciò non crediamo che esista il rischio che i giovani non vogliano formarsi. Già ora, il reddito derivante da un’attività lavorativa è spesso superiore al compenso per la formazione (che, ricordiamo, non è interessato dalla legge sul reddito minimo): ciononostante i giovani scelgono la formazione. Vediamo però il pericolo che i giovani, all’inizio della loro vita lavorativa, ricevano salari inferiori senza alcuna giustificazione. I datori di lavori potrebbero anche sostituire lavoratori più anziani con lavoratori più giovani se non sono tenuti a corrispondere un salario minimo. Nel nostro Paese proprio i lavoratori giovani vengono posti in situazioni esistenziali precarie a causa di praticantati con compensi minimi o inesistenti, e di contratti di lavoro a termine”.

In base a tale proposta, i minori non possono ottenere il salario minimo e si preferisce promuoverne la formazione. Ma quale possibilità avrebbe un minore con una formazione incompleta?
“Attualmente, in Germania, oltre tre quarti di tutti i giovani al di sotto dei 25 anni sono scolari, studenti o persone che stanno facendo formazione. Al di sotto dei 20 anni sono addirittura oltre il 90%. Solo il 5% dei giovani al di sotto dei 20 anni svolge un’attività lavorativa. La percentuale dei giovani che lavorano al di sotto dei 18 anni e senza formazione professionale è molto bassa: poco più dell’1%. Ne consegue che in Germania esiste un desiderio molto evidente tra i giovani di avere una formazione. L’eccezione prevista dalla legge di non corrispondere alcun salario minimo ai giovani al di sotto dei 18 anni riguarda perciò in prima linea scolari che vogliano guadagnare qualcosa. Secondo la legge per l’equiparazione generale, tuttavia, ciò rappresenterebbe una discriminazione in base all’età. Relativamente alla legge sul salario minimo e la richiesta di escludere i giovani al di sotto dei 18 anni da questa disciplina, occorre distinguere. Se si tratta di contratti di formazione e di praticantato, tale legge non è di per sé applicabile. Poiché il salario minimo viene applicato ai dipendenti, dal punto di vista giuridico esso non vale anche per gli apprendisti e per i praticanti. Questi, infatti, non sono ‘lavoratori’, bensì per essi trova applicazione la legge sulla formazione professionale (Bbig). Secondo l’art. 17, gli apprendisti hanno diritto a un compenso di apprendistato ‘adeguato'”.

Per i disoccupati di lungo termine si parla di alcuni progetti ad hoc. Qual è la posizione di Kab a riguardo?
“Per quanto riguarda i disoccupati di lungo termine non vediamo alcun motivo per escluderli dal salario minimo. Già ora – senza salario minimo – molti disoccupati in Germania beneficiano da tempo della normativa Hartz IV e percepiscono anche altri redditi. Poiché questo reddito supplementare trae spesso origine dai cosiddetti Minijob (rapporti di lavoro pagati non più di 450 euro al mese e che godono della esenzione da tasse e contributi da parte del dipendente, e in misura ridotta per il datore, ndr), i salari orari sono minimi. In Germania non esiste un limite orario per i Minijob. Con la normativa prevista di pagare il salario minimo ai disoccupati di lungo termine solo dopo sei mesi, i datori di lavoro assumerebbero intenzionalmente queste persone con contratti a tempo di sei mesi”.

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